Caro Merlo, rari sono coloro che sopravvivono a un disastro aereo, com’e successo a Vishwash Kumar Ramesh, il passeggero 11A del Boeing Air India. Nei suoi confronti proviamo tutti un feeling speciale. Capita lo stesso anche per i politici? Siamo circondati da simpatici sommersi che periodicamente tornano a galla. Prodi, Bertinotti, Occhetto, D’Alema, Veltroni, Martelli, Mastella, Fini… in attesa di essere salvati nella memoria eterna. Qual è il fascino dei sopravvissuti?
Mirella Serri
L’indo-inglese Vishwash Kumar Ramesh sarà per sempre il “non morto”, categoria che in metafora è affollata dovunque nel mondo, soprattutto nel cinema, nello spettacolo e nella canzone, ma che è invece rarissima nella realtà. Ramesh dà, infatti, un corpo e un nome alla figura retorica e alla simbologia della fuga e della via d’uscita che ci coinvolge tutti perché tutti siamo sopravvissuti a qualcosa e a qualcuno. È però vero che solo in Italia i Ramesh della politica hanno la pretesa dell’intramontabil…
Caro Merlo, rari sono coloro che sopravvivono a un disastro aereo, com’e successo a Vishwash Kumar Ramesh, il passeggero 11A del Boeing Air India. Nei suoi confronti proviamo tutti un feeling speciale. Capita lo stesso anche per i politici? Siamo circondati da simpatici sommersi che periodicamente tornano a galla. Prodi, Bertinotti, Occhetto, D’Alema, Veltroni, Martelli, Mastella, Fini… in attesa di essere salvati nella memoria eterna. Qual è il fascino dei sopravvissuti?
Mirella Serri
L’indo-inglese Vishwash Kumar Ramesh sarà per sempre il “non morto”, categoria che in metafora è affollata dovunque nel mondo, soprattutto nel cinema, nello spettacolo e nella canzone, ma che è invece rarissima nella realtà. Ramesh dà, infatti, un corpo e un nome alla figura retorica e alla simbologia della fuga e della via d’uscita che ci coinvolge tutti perché tutti siamo sopravvissuti a qualcosa e a qualcuno. È però vero che solo in Italia i Ramesh della politica hanno la pretesa dell’intramontabilità. Lei, cara Serri, abbozza un primo, veloce elenco che i lettori potrebbero allungare a piacimento senza arrivare mai alla fine. Questi sopravvissuti le sembrano simpatici? Sicuramente fanno tenerezza agli italiani, che per loro si divisero, e li vedono — pensi a Renzi e Grillo per esempio — come il ricordo delle vecchie malattie superate, proiezioni e ombre di aerei caduti in volo. Forse oggi i sopravvissuti sono come “le buone cose di pessimo gusto” nel salotto di Nonna Speranza. Ogni tanto tornano a illuminarci come le lucciole di Pasolini: “toh, guarda chi c’è”. E un giorno rifondano il Centro, un altro, come nei revival estivi di Bobby Solo e Tony Dallara, rifanno l’Ulivo, e ovviamente rivogliono la Dc e il Pci. A destra ci sono i sopravvissuti del Msi di Almirante, a sinistra i vecchi ragazzi di Berlinguer, ed è lunga la lista dei Nosferatu che furono delfini di Berlusconi. Qualcuno occupa poltrone d’onore, chiamiamole poltrone di salvataggio 11A. Sono il passato che non riesce a diventare storia.
Caro Merlo, di eufemismo in eufemismo — “cesso” viene dall’antico cessare, nascondere — le latrine sono diventate bagni. Un giorno un collega ingegnere mi mostrò un suo progetto in cui nei servizi igienici di un teatro applicava la gravosa normativa tecnica riservata ai locali da bagno. Gli rivelai che non di bagni si trattava bensì di “cessi”.
Ernesto Orlando, Catania.
Il controllo degli sfinteri e il controllo della lingua sono virtù complementari e c’è un rapporto stretto tra la fogna e le parole.
Caro Merlo, vedo sempre più spesso conduttori televisivi e opinionisti prezzemolini, andare in onda in camicia e bretelle. Significa qualcosa? Fa chic?
Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)
Sull’esibizione, nei talk show, in camicia bianca, vale De André: “Quello che non ho è un segreto in banca / quello che non ho è di farla franca / quello che non ho è una camicia bianca”. E sulle bretelle vale Siegfried Kracauer che, nella Berlino weimeriana, le giudicava come l’impossibile tentativo di legare “le idee più fantasiose alla terra più ferma”.