Caro Merlo, lei ci mette in guardia sulla fascinazione che emana da Francis Kaufman, che ha rovesciato, confermandolo, il modello italiano della truffa. Kaufman, lei dice, non è l’americano che compra da Totò la Fontana di Trevi ma è l’americano che gliela vende. E però oltre all’evidente attrazione del geniale imbroglione che ha ottenuto 800mila euro per un film fantasma, Kaufman, che i giornali chiamano Mister Ripley, Diavolo, Bastardo, attrae anche perché è il male senza spiegazioni, presunto assassino della compagna e della loro bambina con le quali viveva, anzi sopravviveva a Villa Pamphili. Forse ci attrare tutti morbosamente perché ci attrae l’abisso, ci attrae l’inferno.
Laura Traverso, Genova
Francis Kaufman ha il fascino negativo delle “Figure del male”, che è il titolo (Feltrinelli 2002) di uno dei libri più profondi di Franco Rella (1944 – 2023). Benché sia protagonista dell’esistenza umana, il male è difficile da comunicare, così come la sofferenza, e Auschwitz è infatt…
Caro Merlo, lei ci mette in guardia sulla fascinazione che emana da Francis Kaufman, che ha rovesciato, confermandolo, il modello italiano della truffa. Kaufman, lei dice, non è l’americano che compra da Totò la Fontana di Trevi ma è l’americano che gliela vende. E però oltre all’evidente attrazione del geniale imbroglione che ha ottenuto 800mila euro per un film fantasma, Kaufman, che i giornali chiamano Mister Ripley, Diavolo, Bastardo, attrae anche perché è il male senza spiegazioni, presunto assassino della compagna e della loro bambina con le quali viveva, anzi sopravviveva a Villa Pamphili. Forse ci attrare tutti morbosamente perché ci attrae l’abisso, ci attrae l’inferno.
Laura Traverso, Genova
Francis Kaufman ha il fascino negativo delle “Figure del male”, che è il titolo (Feltrinelli 2002) di uno dei libri più profondi di Franco Rella (1944 – 2023). Benché sia protagonista dell’esistenza umana, il male è difficile da comunicare, così come la sofferenza, e Auschwitz è infatti incomunicabile. E forse perché il male non è una teoria, ma un’esperienza come appunto quella di Kaufman.
Caro Merlo, all’interno della riforma della giustizia si potrebbe vietare agli avvocati di processi in corso di partecipare a trasmissioni televisive (diciamo sulle prime 7 reti generaliste), come fossero opinionisti, tronisti e politici sfigati.
Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)
Esiste già una disciplina, un codice deontologico al quale devono attenersi gli avvocati che hanno, come tutti, il diritto (art.21) “di manifestare liberamente il proprio pensiero”. Spesso sono più pertinenti e competenti di tanti “opinionisti, tronisti e politici sfigati”. E dunque non solo non vieterei la tv agli avvocati ma ne vorrei vedere di più, accanto agli onnipresenti magistrati, in un Paese dove i diritti degli imputati sono maltrattati da tutti, finché non tocca a te.
Caro Merlo , ho letto la sua risposta sull’estate. Mi permetta di dissentire: è vero che l’ estate non è quella di una volta, ma aspettarla è per me, nato a Rimini , una dimensione esistenziale. Al mio fianco ci sono Camus, Montale , Quasimodo. E Bruno Martino.
Marco Ferrari, Bologna e Rimini
La bella estate è una figura retorica delle canzonette. L’amiamo e rimpiangiamo quando ha il passo veloce e, a Rimini come Acitrezza somiglia a un tiepido autunno.
Caro Merlo, per favore ghigliottini “punto”. Alla fine di ogni discorso il punto c’è già.
Titti Vista, Roma
Non c’è professore di matematica che, con il gessetto sulla lavagna, non abbia fatto lezione con quel “prendiamo un punto nell’infinito” che provocava un senso di smarrimento a Leo Longanesi. Al punto nell’infinito Longanesi dedicò una della 73 incisioni che, accompagnate da 73 didascalie, compongono l’autobiografia “Una vita”. Tra poesia, geometria e grammatica, la parola punto, con i suoi mille significati, è una delle più belle della lingua italiana, persino nell’abuso che lei segnala. Rivela, infatti, in un solo bisillabo, la supponenza, la presunzione e la prepotenza di chi non ammette repliche. Ci aiuta a riconoscerli. Ghigliottina negata.