Caro Merlo, ha visto la nuova pubblicità istituzionale delle Ferrovie dello Stato? Dice che gli italiani sono fatti della stessa materia di cui son fatti i binari dei treni. Con enfasi degna di migliori ventenni, e al fine di celebrare “le vene d’acciaio del nostro Paese”, si sostiene che “quel che ci rende davvero italiani” è che “siamo un popolo di ferro” perché “come il ferro sappiamo resistere e trasformarci” e “vibrare davanti alla bellezza”. Ho pensato e pensato dove mai si fosse nascosto il marchio Krupp nella nostra “identità di italiani” (qualunque cosa questo possa significare) e non l’ho trovato. Ne ho trovato invece uno molto amato, quello del Belpaese. Un formaggino, naturalmente. E, le dirò, alla fine ho provato anche un certo qual sollievo. Spero sempre che l’Italia non diventi una nazione di ferro, ma resti un Paese fatto della stessa materia di cui son fatti i sogni.
Antonella Rampino
Questa propaganda kitsch non stride solo con la verità del carattere dell’italiano…
Caro Merlo, ha visto la nuova pubblicità istituzionale delle Ferrovie dello Stato? Dice che gli italiani sono fatti della stessa materia di cui son fatti i binari dei treni. Con enfasi degna di migliori ventenni, e al fine di celebrare “le vene d’acciaio del nostro Paese”, si sostiene che “quel che ci rende davvero italiani” è che “siamo un popolo di ferro” perché “come il ferro sappiamo resistere e trasformarci” e “vibrare davanti alla bellezza”. Ho pensato e pensato dove mai si fosse nascosto il marchio Krupp nella nostra “identità di italiani” (qualunque cosa questo possa significare) e non l’ho trovato. Ne ho trovato invece uno molto amato, quello del Belpaese. Un formaggino, naturalmente. E, le dirò, alla fine ho provato anche un certo qual sollievo. Spero sempre che l’Italia non diventi una nazione di ferro, ma resti un Paese fatto della stessa materia di cui son fatti i sogni.
Antonella Rampino
Questa propaganda kitsch non stride solo con la verità del carattere dell’italiano che “si piega ma non si spezza”. Stride con la stessa retorica che scimmiotta, con il Mussolini che nel 1938 chiese alla folla: “volete il burro o i cannoni?”. Ma come gli è venuto in mente all’amministratore delegato delle Ferrovie di commissionare una fascisteria che avrebbe fatto ridere Longanesi e inorridire De Pero, il cui treno futurista era allegro e variopinto? E Bocelli non si vergogna con quel “non arrenderti mai”? Anche Malaparte si divertirebbe: “Canta il gallo e Meloni sale a cavallo”. A chi dovremmo arrenderci oltre che all’attuale, triste, fallimento dei treni: le stazioni assediate, i guasti sulle linee, i bus sostitutivi, l’alta velocità sempre più lenta, le lunghe soste in aperta campagna, la sporcizia e la soppressione dei bagni, le proteste dei passeggeri sfiancati dall’afa e dall’attesa in carrozze surriscaldate senza più l’aria condizionata.
Caro Merlo, da persona di sinistra tutta la solidarietà a Gianni Alemanno, che nelle ultime ore ha continuato a gridare sulla condizione delle carceri italiane, in particolar modo con queste temperature.
Daniele Mosconi, Fondi
C’è qualcosa di struggente nella galera di Alemanno. La sofferenza che subisce lo ha reso migliore. Capisco che troppe volte ha violato le regole, ma trovare il modo di mandarlo ai domiciliari sarebbe un piccolo gesto di umanità.
Caro Merlo, ogni sera al Tg1 il giornalista di turno intervista persone a caso in strada per chiedere come si difendano dal caldo. “Accendiamo l’aria condizionata”, “mangiamo molta frutta”, e l’acqua ai bambini, l’ombra agli anziani…
Roberto Henke, Roma.
Più se ne parla al Tg1 e più la temperatura cresce: c’è la temperatura misurata, quella percepita e ora c’è pure la temperatura raccontata.
Caro Merlo, Bocchino vuole candidare al Nobel per l’economia la premier Meloni “perché tiene i conti in ordine”.
Edoardo Brusaporci, Roma
A Stoccolma non si parla d’altro.
Caro Merlo sono contento che Garattini abbia ribadito l’inefficacia degli integratori compresi i polivitaminici,
Alberto Artom
Fanno bene a chi li vende.