Caro Merlo, nel giugno 1967 eravamo felici per Israele, laico e socialista. Nell’agosto 1967 litigai con amici israeliani per i primi insediamenti in quella Cisgiordania occupata che consideravamo solo moneta di scambio per un trattato di pace. Invece era l’inizio dello stravolgimento dell’idea originaria dello Stato, l’assassinio di Rabin, l’apartheid, il feroce razzismo dei coloni traditori della luminosa idea del kibbutz, il massacro indicibile del 7 ottobre, una cricca criminale al potere, la pulizia etnica, l’esplosione dell’antisemitismo.
Marco Mazzocchi Alemanni
Caro ambasciatore, gli spiazzamenti che lei racconta sono gli spiazzamenti nostri, quelli dell’Occidente, ancora oggi impreparato alla “guerra mondiale a pezzi” che sempre più sta diventando globale.
Caro Merlo, perché si continua a scrivere Villa Pamphilj senza la j finale? Pamphilj è un cognome come Schlein, von der Leyen o Tajani; non possiamo cambiarlo a nostro piacere.
Prof Carlo Gasparri, Roma
Invece possia…
Caro Merlo, nel giugno 1967 eravamo felici per Israele, laico e socialista. Nell’agosto 1967 litigai con amici israeliani per i primi insediamenti in quella Cisgiordania occupata che consideravamo solo moneta di scambio per un trattato di pace. Invece era l’inizio dello stravolgimento dell’idea originaria dello Stato, l’assassinio di Rabin, l’apartheid, il feroce razzismo dei coloni traditori della luminosa idea del kibbutz, il massacro indicibile del 7 ottobre, una cricca criminale al potere, la pulizia etnica, l’esplosione dell’antisemitismo.
Marco Mazzocchi Alemanni
Caro ambasciatore, gli spiazzamenti che lei racconta sono gli spiazzamenti nostri, quelli dell’Occidente, ancora oggi impreparato alla “guerra mondiale a pezzi” che sempre più sta diventando globale.
Caro Merlo, perché si continua a scrivere Villa Pamphilj senza la j finale? Pamphilj è un cognome come Schlein, von der Leyen o Tajani; non possiamo cambiarlo a nostro piacere.
Prof Carlo Gasparri, Roma
Invece possiamo, e non tanto perché, a quanto pare, la forma originaria era Pamphili, benché a Roma sia tenacemente più popolare Pamphilj. Ma soprattutto perché, in generale, la j in Italia è sospetta di esterofilia e di noblesse oblige, peggio di una erre moscia, di un “de” con la minuscola e del fantozziano triplo cognome. Insomma, è un grottesco uguale e contrario all’italianizzazione dei cognomi che fu un’imposizione del fascismo, non solo ai danni delle minoranze, ma anche della lingua italiana, che, pur di assorbire, diventava comica con Louis Armstrong tradotto Luigi Braccioforte. La verità è che in italiano nessuno distingue i suoni j e i e dunque, essendo la j solo una variante grafica della i, è ovvio che venga assorbita. E non credo che Antonio Tajani si offenda: non è la j esterofila il titolo che gli ha guadagnato il ministero degli Esteri.
Caro Merlo, non ho studi giuridici alle spalle e mi è difficile intervenire sulla riforma Nordio. Chiedo scusa per la mia riflessione che mi porta a osservare una buona cosa a difesa del presunto imputato, con la strada del carcere aperta: non è poco che gli indagati con richiesta di arresto abbiano avuto la possibilità di spiegarsi, di essere interrogati prima di far esprimere il gip: mi sembra una buona pratica che sbaracca le irritanti posizioni contro una parte della riforma Nordio. È così? Buona cosa è?
Raffaella Ruzzi Pons
È buona cosa “l’interrogatorio di garanzia” introdotto con la legge Nordio del 2024 che non è, come sa, la riforma costituzionale di cui sta discutendo il Parlamento.
Caro Merlo, andiamoci piano con la ghigliottina. “…opoli” definita “orribile e pigra” ha tutti i diritti di riprodursi. L’origine è antica: Filippo il Macedone per primo chiamò Poneropoli la città da lui fondata raccogliendovi gli uomini peggiori e più ignoranti (Plutarco, Moralia, 39, 520 B).
Alina Veneri
Qui ghigliottiniamo gli abusi, i tic, le pigrizie giornalistiche… e non certo le etimologie. Dunque, ghigliottina per tutti gli “opoli” di questi giorni — affidopoli, palazzopoli… — e proprio in difesa di Plutarco e pure di Paperino.