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De Luca alla Trump, il dazio è Piero. Papà e mamma di Don Giovanni

Giffoni Valle Piana (Salerno), 25 luglio: Piero De Luca (agf)

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Posta e risposta di domenica 27 luglio 2025
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Caro Merlo, evviva De Luca che su Fico ha riaperto gli occhi: «Vado in giro e mi chiedono: veramente volete mettere quello che non ha né arte e né parte?”. È proprio quello che gli ho detto io incontrandolo per strada. E gli ho pure gridato: «Presidente, mai con i 5stelle». Mi ha ascoltato!

Roberta Landi, Salerno

De Luca si è pentito di essersi pentito e ha bocciato Fico che aveva promosso dopo averlo bocciato. Sta trattando con “il metodo Trump”, che è il metodo del venditore di tappeti. E, come Trump ha scritto a von der Leyen, De Luca scriverà a Schlein una lettera piena di punti esclamativi. Essendo il governatore di uno Stato a sé, tratta il suo dazio. Ed è pronto a ricevere Igor Taruffi, che è il Sefcovic di Schlein. Nel pacchetto di scambio, De Luca chiede che il figlio Piero diventi segretario regionale del Pd, ma prima del voto, per addomesticare le liste. Pare che gli abbiano detto: «De Luca non esagerare, sei a Mergellina e non alla Casa Bianca».

Caro Merlo, ho pagato b…

Caro Merlo, evviva De Luca che su Fico ha riaperto gli occhi: «Vado in giro e mi chiedono: veramente volete mettere quello che non ha né arte e né parte?”. È proprio quello che gli ho detto io incontrandolo per strada. E gli ho pure gridato: «Presidente, mai con i 5stelle». Mi ha ascoltato!

Roberta Landi, Salerno

De Luca si è pentito di essersi pentito e ha bocciato Fico che aveva promosso dopo averlo bocciato. Sta trattando con “il metodo Trump”, che è il metodo del venditore di tappeti. E, come Trump ha scritto a von der Leyen, De Luca scriverà a Schlein una lettera piena di punti esclamativi. Essendo il governatore di uno Stato a sé, tratta il suo dazio. Ed è pronto a ricevere Igor Taruffi, che è il Sefcovic di Schlein. Nel pacchetto di scambio, De Luca chiede che il figlio Piero diventi segretario regionale del Pd, ma prima del voto, per addomesticare le liste. Pare che gli abbiano detto: «De Luca non esagerare, sei a Mergellina e non alla Casa Bianca».

Caro Merlo, ho pagato ben 130 euro per un Don Giovanni sul quale evito di esibirmi come critica, perché non lo sono. Il regista però mi ha fatto pensare di scriverle. È un russo mattacchione di nome Barkhatov che si era già fatto fischiare al San Carlo per una Turandot in sala operatoria e temo che si farà fischiare per “Una Lady Macbeth del distretto di per Mcensk” che è la bellissima opera di Sostakóvic con la quale inaugurerà la stagione della Scala il 7 dicembre. La faccio breve: in una confusa fantasia di corbellerie Barkhatov si è inventato pure un Don Giovanni bambino, traumatizzato dalla morte del padre al Luna park. Questo padre che muore è il commendatore della scena finale. E sulla panchina del Luna park ci ha messo pure la madre di Don Giovanni perché, come direbbe Valditara, la colpa è sempre dei genitori.

Giulia Azzariti, Roma

In una sola regia, Vasily Barkhatov ha massacrato Mozart, Da Ponte, Freud e pure Michieletto che, direttore quest’anno del Festival di Caracalla, lo aveva scelto seguendo il principio “chi si somiglia, si piglia”: piccoli Michieletto crescono. E però di Michieletto Barkhatov parodizza l’oltranza. Peccato che questo russo non sia un oligarca putiniano, e dunque ce lo dobbiamo sopportare.

Caro Merlo, leggo che la puntualità premierà i dipendenti Trenord. Il 10 giugno, esasperato dai due ascensori che a Cantello Gaggiolo (Varese) non funzionavano e dalle quattro rampe di scale (quattro!) ho scritto all’azienda. L’11 luglio, dopo più di un mese, mi hanno risposto che il servizio era ripristinato. Sono un docente e, con l’anno scolastico finito, non ho potuto appurare se gli ascensori erano stati riparati dopo un mese o se avevano ritardato a rispondere. È la transfrontaliera con la Svizzera di Tilo, Ticino Lombardia, che dovrebbe essere il fiore (appassito?) dell’azienda. Altro che premi ai dipendenti.

Prof. Andrea Zanello, Mendrisio

La crisi di Trenitalia, di cui Trenord è joint venture, è coperta dalle bugie.


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