Caro Merlo, la parola orco nella politica internazionale è una new entry. Detesto Putin e lo condannerei alla fucilazione, ma le pare che somigli a un orco?
Cesare Ottolenghi, Varese
No. L’orco è una figura che viene dalle favole dove è il peggiore nemico dei bambini, che spesso inghiotte vivi. E non è nemmeno una variante peggiorativa del “mostro” — Jekyll, Hannibal, Unabomber — che infatti non è mai così mostruoso come un orco. La deformità fisica e la natura infernale degli orchi, come sono per esempio gli abitanti della “terra di mezzo” di Tolkien, illustrano alla fine la loro “innocenza”. Gli orchi non hanno, infatti, bisogno delle certificazioni della Storia che, invece, capisce e spiega i dittatori e dunque li condanna alla responsabilità per gli orrori di cui si macchiano: assassinii di massa, deportazioni, guerre, sofferenze e fame… Attila e Hitler non erano orchi. E così Polp Pot e Gheddafi. Era addirittura bello il siriano Bashar al-Assad, uno sterminatore sempre composto…
Caro Merlo, la parola orco nella politica internazionale è una new entry. Detesto Putin e lo condannerei alla fucilazione, ma le pare che somigli a un orco?
Cesare Ottolenghi, Varese
No. L’orco è una figura che viene dalle favole dove è il peggiore nemico dei bambini, che spesso inghiotte vivi. E non è nemmeno una variante peggiorativa del “mostro” — Jekyll, Hannibal, Unabomber — che infatti non è mai così mostruoso come un orco. La deformità fisica e la natura infernale degli orchi, come sono per esempio gli abitanti della “terra di mezzo” di Tolkien, illustrano alla fine la loro “innocenza”. Gli orchi non hanno, infatti, bisogno delle certificazioni della Storia che, invece, capisce e spiega i dittatori e dunque li condanna alla responsabilità per gli orrori di cui si macchiano: assassinii di massa, deportazioni, guerre, sofferenze e fame… Attila e Hitler non erano orchi. E così Polp Pot e Gheddafi. Era addirittura bello il siriano Bashar al-Assad, uno sterminatore sempre composto ed elegante, che l’allora ministro degli esteri inglese David Lammy ribattezzò «il ratto di Damasco». Il linguaggio pigro della demagogia si rifugia nei ratti e, in mancanza di peggio, negli orchi, che si nutrono di cadaveri e di bambini vivi.
Caro Merlo, ho letto che c’è un appello di intellettuali per candidare Tridico alla presidenza della Calabria. Vedo che gli appelli sono tornati di moda. Non crede che siano controproducenti?
Liliana Poletti, Reggio Calabria
Gli appelli e le petizioni, qualche volta controproducenti e più spesso inutili, sono la sola moda che non passa mai di moda, ma indignarsene è come firmare un appello contro gli appelli
Caro Merlo, non trovi sia una vergogna che questo Papa abbia ricevuto Salvini in Vaticano?
Sono forse prevenuto?
Claudio Diacci
Non è una vergogna, i Papi ricevono anche i gaglioffi. È vero, però, che Francesco sapeva dire di no ed era per questo più Papa degli altri Papi: il Papa delle meraviglie.
Caro Merlo, ho accompagnato degli amici alla chiesa di san Fortunato a Todi. Fuori dalla chiesa, e anche all’interno della cripta dove riposa Iacopone da Todi, ci sono due targhe (“anno MCMXXX, VII e.f”) del podestà fascista dell’epoca, una per il settecentenario della morte e una della nascita. Cosa c’entrano, non si sa. Senza scomodare la cancel culture (qualunque cosa sia), ci siamo chiesti se sarebbe possibile, in Germania, vedere all’interno di una chiesa una targa di un dirigente nazista. Uno, leggendo, dovrebbe farsi un’idea meno deleteria e cialtronesca del fascismo?
Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)
Non mi pare che quelle targhe assolvano il fascismo o ne alleggeriscano le responsabilità. Le lascerei dove sono. Certificano infatti che anche l’Italia fascista, forse persino più dell’Italia di sempre, aveva la mania delle sontuose celebrazioni, la “bella e amabile illusione”, che già Leopardi raccontava come una malattia della memoria, ed è ancora oggi una liturgia del rimpianto. Chi non ha idee, ha anniversari.