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Volley, la stessa aria di Sanremo Grand’Italia della buonanima

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Posta e risposta del 10 settembre 2025
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Caro Merlo, a ogni vittoria delle azzurre della pallavolo arrivano interviste di Velasco che sono dei piccoli trattati di filosofia morale. Quella del 1989 ripescata in questi giorni per lo speciale “R50” dà conto di una radicatissima sensibilità politica. Oggi un lettore della sua rubrica le chiede se esiste un Velasco nella classe politica attuale (e lei gli tira le orecchie). Io vado più in là: a rischio di vedermi dare della cretina cognitiva, le dico che lo farei come minimo presidente della Repubblica.

Lorella Ponzio, Brescia

In questa palla-ubriaca del volley, la nostra impresa è “storica”, non un evento gioioso da goderci, ma la vendetta, il risarcimento. Il volley diventa così il luogo incantato delle gerarchie rovesciate, l’alibi dell’incapace, il lamento dell’escluso. Questa ineluttabilità tutta italiana di surrogare con le vittorie dello sport la politica, l’economia, la letteratura, la storia e persino la teoresi e la morale è la stessa aria guasta che ci mettiamo tutti…

Caro Merlo, a ogni vittoria delle azzurre della pallavolo arrivano interviste di Velasco che sono dei piccoli trattati di filosofia morale. Quella del 1989 ripescata in questi giorni per lo speciale “R50” dà conto di una radicatissima sensibilità politica. Oggi un lettore della sua rubrica le chiede se esiste un Velasco nella classe politica attuale (e lei gli tira le orecchie). Io vado più in là: a rischio di vedermi dare della cretina cognitiva, le dico che lo farei come minimo presidente della Repubblica.

Lorella Ponzio, Brescia

In questa palla-ubriaca del volley, la nostra impresa è “storica”, non un evento gioioso da goderci, ma la vendetta, il risarcimento. Il volley diventa così il luogo incantato delle gerarchie rovesciate, l’alibi dell’incapace, il lamento dell’escluso. Questa ineluttabilità tutta italiana di surrogare con le vittorie dello sport la politica, l’economia, la letteratura, la storia e persino la teoresi e la morale è la stessa aria guasta che ci mettiamo tutti a respirare ogni volta che arriva il tempo di Sanremo. Il simpatico Velasco, a cui lei vorrebbe affidare lo Stellone, ha capito l’Italia, e recita la parte dell’angelo della storia. Immagino che Velasco conosca l’atra faccia di tutto questo e cioè che alla prima sconfitta quella stessa Italia — lei compresa, temo, signora Ponzio — lo giustizierà con la ghigliottina nazionale: la pernacchia.

Caro Merlo, oggi con Armani, ieri con Baudo. Non è che si è un po’ esagerato? Sergio Zatti, Pisa

Sicuro che si è esagerato, ma come sempre. L’esagerazione è ormai normalità. La retorica funeraria rende i morti tutti uguali e tutti santi. Le processioni nella camera ardente hanno un sapore sudamericano, messicano, controriformista, sembrano figlie della cultura spagnola seicentesca, fatte per intimorire, pesanti e lugubri con l’applauso finale. E i funerali di popolo non sono un bel servizio alla memoria del morto. Lo rimpiccioliscono perché la solennità è sussiegosa, il dolore è declamatorio e la strategia è vampiresca: annettersi il caro estinto, riempire il proprio vuoto con la sua consistenza, mangiare la sua parte entelechiale. È l’Italia della buonanima.

Caro Merlo, che riposi in pace Giorgio Nardini, volontario e disperso in azione in Ucraina. È l’ottavo a cadere in questa guerra non... “nostra”. Un foreign fighters di Viterbo. Che già detta così, fa pensare.

Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)

Il coraggio dei volontari italiani che, con le loro competenze militari, hanno risposto all’appello di Zelensky, merita il nostro rispetto. Anche se non ci somigliano. Mi torna in mente quel Fabrizio Quattrocchi, siciliano, che, rapito in Iraq insieme ad altri addetti alla sicurezza sfidò con lo sguardo i suoi carnefici macellai dicendo loro: “vi faccio vedere come muore un italiano”.

Caro Merlo, mi sembra una buona notizia che nella Lega degli Zaia e dei Fontana aumentano le insofferenze verso le sparate estremiste del generale Vannacci, la macchietta filorussa del “mondo al contrario”. Rimetteranno il mondo al suo posto?

Lisa Cambria, Vicenza

Carmelo Caruso sul Foglio li chiama “i no vannax”.

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