Caro Merlo, in molte scuole sono state emanate circolari che vietano abiti ritenuti non consoni al contesto scolastico e al luogo pubblico. Perché le scuole vietano i vestiti “non adatti”, ma non si occupano del fatto che gli studenti non leggono, e quindi non sviluppano senso critico? Forse l’abito fa davvero il monaco…
Luca Marangoni, Verona
Ecco una bella maionese di pregiudizi. Innanzitutto gli abiti. Il ministro vuole castigare la fisiologica insolenza, negare la modica quantità di provocazione ai giovani studenti che a volte scoprono l’ombelico, o indossano jeans bucati, imbrattati di vernice, o magliette trasparenti, in ambienti, aule e uffici pubblici che anche negli arredi sono dominati da una logora sciatteria burocratica e hanno lo squallore come decoro. Poi c’è il pregiudizio certificato, che tenta pure lei caro Marangoni, che i giovani non leggano o non capiscano quel che leggono, in un paese dove gli adulti, oltre a non leggere, si stordiscono in massa con il festival di…
Caro Merlo, in molte scuole sono state emanate circolari che vietano abiti ritenuti non consoni al contesto scolastico e al luogo pubblico. Perché le scuole vietano i vestiti “non adatti”, ma non si occupano del fatto che gli studenti non leggono, e quindi non sviluppano senso critico? Forse l’abito fa davvero il monaco…
Luca Marangoni, Verona
Ecco una bella maionese di pregiudizi. Innanzitutto gli abiti. Il ministro vuole castigare la fisiologica insolenza, negare la modica quantità di provocazione ai giovani studenti che a volte scoprono l’ombelico, o indossano jeans bucati, imbrattati di vernice, o magliette trasparenti, in ambienti, aule e uffici pubblici che anche negli arredi sono dominati da una logora sciatteria burocratica e hanno lo squallore come decoro. Poi c’è il pregiudizio certificato, che tenta pure lei caro Marangoni, che i giovani non leggano o non capiscano quel che leggono, in un paese dove gli adulti, oltre a non leggere, si stordiscono in massa con il festival di Sanremo. E infine i professori che non insegnerebbero a leggere. Gli insegnanti sono il meglio dell’Italia, offesi dai genitori malandrini e dai loro figli bulli, maltrattati non solo economicamente dai ministri e dai riformatori della “riforma continua”. Sono gli irriducibili lettori di libri e di giornali.
Caro Merlo, sì credo proprio di essermi perso qualcosa per strada. Per entrare in San Marco in quel di Venezia occorre possedere un cellulare, aver provveduto a scaricare l’app del lettore qr nella memoria del medesimo, sapersi destreggiare dentro tale app, essere possessori di carta di credito e infine essere disposti ad inserire i dati della stessa (oltre al codice segreto e a quello di controllo posteriore) nel sito di prenotazione. Ecco, credo di essermi perso la legge che prevede l’obbligatorietà di tutto questo. Può darmi lumi? Grazie. PS.: ma San Marco non era una chiesa?
Mauro Magnani, Imola
Lei racconta in modo agitato e difficile le cose serenamente facili. Il biglietto costa, intero, 10 euro, si compra online in pochissimi minuti e le viene mandato, subito, per mail. Non c’è bisogno di app né di qr. Sì, san Marco è una meravigliosa chiesa che i turisti di tutto il mondo, giustamente, vogliono visitare, felici che sia protetta e che gli ingressi siano limitati e ordinati. Entrata gratis per i residenti nei comuni di Venezia, Quarto D’Altino, Mira, Jesolo, Eraclea, Cavallino- Treporti, Caorle e nella parrocchia di Cittanova. Davvero lei non ha una carta di credito o un bancomat? E mi scusi se non resisto, ma il suo “credo di essermi preso qualcosa per strada” lo ghigliottino.
Caro Merlo, propongo di ghigliottinare l’abusatissima “comfort zone”, anche perché — vista la situazione internazionale — continuando di questo passo di “comfort zone” ne rimarranno davvero poche.
Dario Castriota, Roma
La comfort zone ha il suono fighetto delle bugie del marketing, del turismo, dell’estetista, della psicologia d’accatto, dell’inglese masticato. Ho persino letto che l’apericena è una comfort zone: brrr. Ghigliottina.