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Piovani, la musica della forchetta. Un oltraggio alla targa di Trieste

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Posta e risposta del 20 settembre
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Caro Merlo, come non essere d’accordo con Nicola Piovani? Basta con l’ascolto della musica passiva. Io chiedo di spegnerla nei ristoranti per fare quattro chiacchiere tra amici senza alzare la voce. Portiamo avanti questa battaglia?

Nicola Campoli, Napoli

Riconoscersi nella minoranza del silenzio è la piccola gloria di questa battaglia persa, ci ha spiegato Nicola Piovani in un articolo bello (quasi) come le sue musiche. E allora? Quando, per esempio, il ristorante ci piace, proviamo a convincere, senza insultare nessuno, il gestore, il cuoco, il capo, che non solo nel suo locale sarebbe intimo parlarsi senza frastuono, ma che c’è già una musica bellissima che si deve tornare a sentire, il suono delle posate sui piatti.

Caro Francesco, a proposito dei 10 euro per entrare nella basilica di San Marco a Venezia, ricordo che stiamo parlando di una chiesa e, come casa del Signore, ci si deve entrare gratuitamente. Credenti, non credenti, diversamente credenti. San Marco, pur essendo una d…

Caro Merlo, come non essere d’accordo con Nicola Piovani? Basta con l’ascolto della musica passiva. Io chiedo di spegnerla nei ristoranti per fare quattro chiacchiere tra amici senza alzare la voce. Portiamo avanti questa battaglia?

Nicola Campoli, Napoli

Riconoscersi nella minoranza del silenzio è la piccola gloria di questa battaglia persa, ci ha spiegato Nicola Piovani in un articolo bello (quasi) come le sue musiche. E allora? Quando, per esempio, il ristorante ci piace, proviamo a convincere, senza insultare nessuno, il gestore, il cuoco, il capo, che non solo nel suo locale sarebbe intimo parlarsi senza frastuono, ma che c’è già una musica bellissima che si deve tornare a sentire, il suono delle posate sui piatti.

Caro Francesco, a proposito dei 10 euro per entrare nella basilica di San Marco a Venezia, ricordo che stiamo parlando di una chiesa e, come casa del Signore, ci si deve entrare gratuitamente. Credenti, non credenti, diversamente credenti. San Marco, pur essendo una delle basiliche più belle, non è un museo. Al massimo chi vi entra può lasciare una libera offerta. È disgustoso che vi si debba pagare una tassa, perché prima di essere un tesoro d’arte è un luogo di preghiera. Se per la basilica di San Pietro non si paga nulla un motivo ci sarà. Ma è anche ridicolo che San Marco sia gratuita per i residenti di Venezia, Quarto d’Altino, Mira, Jesolo, Eraclea, Cavallino Treporti, Caorle e i parrocchiani di Cittanova. Questi cittadini devono esibire il certificato di residenza all’ingresso? Scherziamo? Papa Francesco, e ora anche Leone XIV, ha voluto «chiese sempre aperte, libere, in mezzo alla gente, come un ospedale da campo dopo una battaglia...». Non ha mai parlato di biglietto di ingresso per entrare in chiesa.

Orazio La Rocca (giornalista vaticanista)

La basilica di San Marco è il monumento più fragile, più antico e più bello di Venezia, caro al mondo e non solo ai fedeli che la frequentano abitualmente perché, essendo residenti, entrano gratis semplicemente mostrando la carta d’identità (chi non ce l’ha?). Improponibile, non solo per la capienza, è il paragone con San Pietro, che è “una città”. Purtroppo, per proteggere San Marco dal turismo, non basta il biglietto che, pensa, io giovedì ho voluto pagare, anche se, per verificare la procedura, mi sarebbe bastato fermarmi all’ultimo momento.

Caro Francesco, il 18 settembre, anniversario assai infausto delle leggi razziali, nella stessa piazza Unità d’Italia di Trieste e proprio a coprire la targa a terra che ricorda il luogo dove Mussolini le esplicitò alla folla, hanno messo il banchetto della manifestazione per la pace con bandiere arcobaleno e della Palestina. La cosa si comprende e io sul tema non trovo più la forza per argomentare. Nella tremenda confusione che regna ho preso la decisione di tacere. Ma per chiedere la pace, bellissima, fragile e necessaria, non meritano maggiore attenzione i luoghi e i simboli? O, almeno, mettersi dall’altro lato della grande piazza.

Giovanni Damiani (architetto), Trieste

L’oltraggio a quella targa offende la storia e tradisce la pace mentre la chiede.

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