Caro Merlo, con il più profondo e sincero rispetto, ma leggere che Sgarbi dice della figliola «è una che vuole solo visibilità» è una cosa che vale più del test del Dna.
Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)
L’ironia sulla vanità di Sgarbi è un genere italiano nel quale in tanti ci siamo esibiti, qualcuno solo per conquistare un po’ di luce riflessa, di visibilità appunto. Questa è una storia diversa: il tentativo della figlia di affidare il suo celebre papà a un tutore di sostegno non è una sfida di vanità, ma un atto di ferocia. Vinta la sua difficile malattia, Vittorio dovrebbe infatti sottoporsi al giudizio dei periti sulla propria lucidità. E questa generosa figlia, con la coda di paglia che sfrigola, fa dire a un avvocato che non vuole arricchirsi, solo proteggere papà. L’Italia non è il paese della pietas per l’amore dello stanco Casanova, è il paese delle guerre d’eredità, non è il paese di Schnitzler, è la terra di Verga e della roba.
Caro Merlo, leggo che il concerto del m…
Caro Merlo, con il più profondo e sincero rispetto, ma leggere che Sgarbi dice della figliola «è una che vuole solo visibilità» è una cosa che vale più del test del Dna.
Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)
L’ironia sulla vanità di Sgarbi è un genere italiano nel quale in tanti ci siamo esibiti, qualcuno solo per conquistare un po’ di luce riflessa, di visibilità appunto. Questa è una storia diversa: il tentativo della figlia di affidare il suo celebre papà a un tutore di sostegno non è una sfida di vanità, ma un atto di ferocia. Vinta la sua difficile malattia, Vittorio dovrebbe infatti sottoporsi al giudizio dei periti sulla propria lucidità. E questa generosa figlia, con la coda di paglia che sfrigola, fa dire a un avvocato che non vuole arricchirsi, solo proteggere papà. L’Italia non è il paese della pietas per l’amore dello stanco Casanova, è il paese delle guerre d’eredità, non è il paese di Schnitzler, è la terra di Verga e della roba.
Caro Merlo, leggo che il concerto del maestro Riccardo Muti per Agrigento capitale della cultura è andato in onda all’una di notte? Perché?
Daniele Mosconi, Fondi (Latina)
Non credo che l’ossessione dell’auditel possa arrivare al punto da offendere un concerto del maestro Muti. Penso invece all’inadeguatezza di chi ha curato il palinsesto, e non so se è peggio o meglio.
Caro Merlo, si sta molto parlando, anche in questi giorni, naturalmente su trasmissioni e quotidiani indipendenti, delle mancate conferenze stampa della presidente del Consiglio e della sua ostinata contrarietà a parlare con i giornalisti. Vorrei far notare, presuntuosamente, che la sua vera motivazione non è tanto la mancanza di rispetto della categoria quanto la sua assoluta impreparazione economica e culturale. Coglierla in fallo sarebbe un gioco da ragazzi e questo lei lo sa. Quindi lo evita, semplicemente.
Raffaele Cotugno, Roma
Non mi pare così sprovveduta, credo che sia invece debole di nervi.
Caro Merlo, l’editore Nino Aragno sostiene che i libri sulle bancarelle non è detto che poi si vendano. Vero. Dice che i festival del libro sono come le sagre patronali, a cadenza annuale, scollegate al mercato e richiedono pazienza. Concordo. È importante che i libri girino il più possibile attraverso lo scambio, il dono, il suggerimento. Non credo più nelle librerie di quartiere. Molte hanno chiuso, o funzionano con orari ridotti e sono depositi: i libri stanno lì, fermi, mummificati.
Leonardo Sestopassi, Napoli
Cambiano sfumature e punti di vista, ma non cambia la sostanza di un lamento che si leva sempre uguale in questa rubrica di posta: nelle librerie italiane ci sono, in vendita, quasi solo libroidi. Quando hai bisogno di un vero libro, ti dicono, se ti va bene, che puoi ordinarlo, lasciando un acconto… Ci aiuta Totò: “E poi dice che uno si butta su Amazon”.