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Mughini, la tv cancella l’ammalato. Leone nel ’78 che cambiò l’Italia

Giampiero Mughini 

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Posta e risposta di martedì 30 settembre 2025
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Caro Merlo, leggere che Giampiero Mughini, noto giornalista e scrittore, oggi trascurato come personaggio televisivo, per continuare a vivere decentemente sarà costretto a vendere una parte della sua immensa collezione di libri, oltre a provocare un senso di tristezza ripropone una vecchia questione, qui peraltro paradossale, che io per competenza rimetto direttamente a lei: con la cultura si mangia o non si mangia?

Rocco Rea, Arce (Frosinone)

Quali che siano i suoi crucci e i suoi bronci, Mughini fa cultura leggendo e scrivendo libri e non collezionandoli. Le sue collezioni sono una passione certo, ma anche un’attività economica, vale a dire commercio, investimento, competenza (Manganelli direbbe concupiscenza) libraria. Qualsiasi genere di collezionismo, si tratti di libri o di macchine d’epoca, prevede la rivendita e il riacquisto. Altra cosa è la cultura con la quale Mughini ha sempre mangiato, spargendo briciole anche in tv. Ed è ingiusto e sciocco che la televisione rinunci a Mu…

Caro Merlo, leggere che Giampiero Mughini, noto giornalista e scrittore, oggi trascurato come personaggio televisivo, per continuare a vivere decentemente sarà costretto a vendere una parte della sua immensa collezione di libri, oltre a provocare un senso di tristezza ripropone una vecchia questione, qui peraltro paradossale, che io per competenza rimetto direttamente a lei: con la cultura si mangia o non si mangia?

Rocco Rea, Arce (Frosinone)

Quali che siano i suoi crucci e i suoi bronci, Mughini fa cultura leggendo e scrivendo libri e non collezionandoli. Le sue collezioni sono una passione certo, ma anche un’attività economica, vale a dire commercio, investimento, competenza (Manganelli direbbe concupiscenza) libraria. Qualsiasi genere di collezionismo, si tratti di libri o di macchine d’epoca, prevede la rivendita e il riacquisto. Altra cosa è la cultura con la quale Mughini ha sempre mangiato, spargendo briciole anche in tv. Ed è ingiusto e sciocco che la televisione rinunci a Mughini perché è stato male. Mughini infonde cultura anche quando va a parlare di calcio o a ballare con le stelle. Ha migliorato, per esempio, il vocabolario degli italiani con frasi eleganti e appropriate che in tv sembrano fuori luogo, e lo ha ampliato con parole e espressioni che nelle polemiche più calde — aborro, lei mi fa un baffo, baracconato — disinfettano il trash nel quale viene trascinato.

Caro Francesco, lei ha scritto che l’ex presidente Leone «fu ingiustamente portato alle dimissioni». Le confesso sorpresa e delusione. La presidenza Leone è stata di basso livello e credo che l’uomo fosse del tutto inadeguato. Camilla Cederna scrisse un libro che contribuì (assieme alla campagna dell’Espresso) alle dimissioni. La famiglia querelò la scrittrice per alcune imprecisioni ma il granitico impianto del libro non fu scalfito: la Cederna, come lei ben sa, fu costretta a vendere i gioielli di famiglia per risarcire la famiglia Leone.

Vincenzo Maniscalchi, Bientina (Pisa)

Il 15 giugno del 1978 Giovanni Leone uscì dal Quirinale come fosse un ladro. Travolto dalle accuse del Partito radicale, dei giornali e da un libro di Camilla Cederna, l’avvocato democristiano era, come lei dice, caro Maniscalchi, palesemente inadeguato ai tempi e al ruolo, ma il suo coinvolgimento nello scandalo Lockheed non fu mai provato. Era inadeguato, ma innocente, nell’anno più denso del dopoguerra, che cambiò la verità dell’Italia: l’anno di Moro, di Pertini e dei tre papi, Paolo VI, Luciani e Wojtyla; l’anno dell’imbavagliamento in tv di Pannella, Bonino, Mellini e Spadaccia, della legge 194 sull’aborto, della legge Basaglia che chiuse i manicomi, dell’istituzione del Sistema sanitario nazionale; dell’Oscar a Una giornata particolare, dell’incidente areo di Punta Raisi (107 morti), dell’assassinio di Peppino Impastato, l’eroe dei “cento passi”; l’anno dell’ultima esibizione di Mina. Nuntereggae più, la famosa filastrocca di Rino Gaetano, è del 1978, speculare alla P38. Leone, presidente piccolo piccolo, ma — ripeto — innocente, fu travolto dalla storia. Pagava per tutti. Per risarcirne la memoria, Pannella e Bonino, dopo vent’anni, chiesero pubblicamente scusa.


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