Caro Merlo, “lavoro” è una parola bellissima. Sa di fatica, sudore, paga, vita. L’Italia ha una Costituzione fondata sul lavoro, ma le ultime cronache — Prato, Latina e chissà dove — raccontano di operai picchiati, sfruttati, schiavizzati. Il diritto al lavoro è potenziale, ma importante. Per secoli lavoravano gli schiavi e solo 200 anni fa il dovere divenne un diritto. Ora la parola lavoro in bocca a Trump e Netanyahu, «se Hamas non accetta finiremo il lavoro», è un ultimatum spacciato per trattato di pace… eterna.
Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)
Nel lavoro ci sono la maledizione della fabbrica, della miniera, della terra e della roba, la dannazione del salario, i campi di concentramento e anche l’obbedienza del soldato. L’originale inglese job è più cinico, perché evoca la routine dell’impiego, l’ufficio, la scrivania ingombra di pratiche e la pausa pranzo tra una bomba e l’altra.
Caro Merlo, ha concentrato in 18 righe tutti gli avvenimenti che caratterizzarono il 1978 «l’ann…
Caro Merlo, “lavoro” è una parola bellissima. Sa di fatica, sudore, paga, vita. L’Italia ha una Costituzione fondata sul lavoro, ma le ultime cronache — Prato, Latina e chissà dove — raccontano di operai picchiati, sfruttati, schiavizzati. Il diritto al lavoro è potenziale, ma importante. Per secoli lavoravano gli schiavi e solo 200 anni fa il dovere divenne un diritto. Ora la parola lavoro in bocca a Trump e Netanyahu, «se Hamas non accetta finiremo il lavoro», è un ultimatum spacciato per trattato di pace… eterna.
Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)
Nel lavoro ci sono la maledizione della fabbrica, della miniera, della terra e della roba, la dannazione del salario, i campi di concentramento e anche l’obbedienza del soldato. L’originale inglese job è più cinico, perché evoca la routine dell’impiego, l’ufficio, la scrivania ingombra di pratiche e la pausa pranzo tra una bomba e l’altra.
Caro Merlo, ha concentrato in 18 righe tutti gli avvenimenti che caratterizzarono il 1978 «l’anno più denso del dopoguerra» che cambiò le sorti dell’Italia. Da storico l’ho molto apprezzato e mi fa piacere notare che i valori civili sono ancora vivi e che per trasmetterli è necessaria anche la memoria.
Edoardo Borruso, Milano, docente a riposo
Approfitto della sua simpatia per correggere un’imprecisione. Una giornata particolare di Ettore Scola nel 1978 ottenne due candidature all’Oscar, come miglior film straniero e come migliore attore a Mastroianni, ma non vinse. Il film di Scola era uno svuotamento liberatorio. Contro l’Italia insanguinata del coro, delle masse, delle adunate ideologiche, dell’utopia collettiva, che nel 1978 sarebbe finita, con il cadavere di un povero vecchio, nella tomba-bagagliaio di via Caetani, quel film, girato nel 1977, celebrava il pensiero solitario, la scoperta che nella piazza e nell’adunata non nascono ma muoiono le idee, e nella folla si spegne pure l’amore. Non vinse l’Oscar? Meglio. L’aforisma di Flaiano «i premi è meglio non meritarli» racchiude in un’abbagliante e paradossale frasetta il contrasto tra l’artista e il mondo; conferma che, al di là delle stesse intenzioni dell’autore, la poesia è figlia di una disperazione contro la storia, contro il proprio Paese, contro lo spirito del tempo. Meritare i premi significa invece riempirsi di spirito del tempo, inseguendo la banalità del conformismo e la confezione da Oscar, che è l’ossessione perdente dei registi italiani che lo vincono. Secondo voi, 47 anni dopo, cosa renderebbe “particolare” una delle nostre, epocali giornate italiane?
Caro Merlo, mio marito mi ha mormorato: «Se non ti sta bene quella è la porta». La casa è intestata a entrambi, lui guadagna un po’ più di me, ma io lo supero con l’affitto della casa che era dei miei genitori. Abbiamo pure due figli adolescenti e la sua specialità è l’uovo fritto col burro. E va bene che eravamo tristi perché, tra le altre disgrazie, abbiamo votato per Ricci e dunque perso, ma mi sono messa a ridere. Avevo Repubblica in mano e gli ho detto: «Questa Merlo te la ghigliottina». Non è vero?
Laura Fortini, Pesaro
E ghigliottino pure l’uovo al burro.