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Il Battisti rubato e l’azzurro di Giotto. Mughini e il destino delle collezioni

Telese Terme (Benevento), 28 settembre: Antonio Tajani alla festa di Forza Italia (ansa)

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Posta e risposta di giovedì 2 ottobre 2025
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Caro Merlo, ho sentito il ministro Tajani dire che Lucio Battisti fa parte del Pantheon di Forza Italia. Sono un fan di Mogol/Battisti e da uomo di sinistra mi sento offeso. Che ne pensa?

Massimo Bosi

Le canzoni di Battisti sono di chi le ascolta. Come gli spaghetti, la Vespa e la pizza margherita è un’italianità che tutti hanno il diritto di rivendicare, ciascuno a suo modo, anche Forza Italia. L’azzurro della sua acqua chiara non è politicizzabile. Anche nella cappella degli Scrovegni c’è un azzurro italiano, quello di Giotto. Ebbene se Forza Italia lo mettesse nel suo Pantheon non si offenderebbe nessuno e per l’arte di Giotto sarebbe insignificante.

Caro Merlo, per una volta non sono d’accordo. I collezionisti hanno un ruolo primario nella formazione del patrimonio di una nazione: i più grandi musei del mondo nascono in gran parte da raccolte private che poi diventano pubbliche e così contribuiscono alla creazione dell’identità di una comunità. Giampiero Mughini non ha fatto cul…

Caro Merlo, ho sentito il ministro Tajani dire che Lucio Battisti fa parte del Pantheon di Forza Italia. Sono un fan di Mogol/Battisti e da uomo di sinistra mi sento offeso. Che ne pensa?

Massimo Bosi

Le canzoni di Battisti sono di chi le ascolta. Come gli spaghetti, la Vespa e la pizza margherita è un’italianità che tutti hanno il diritto di rivendicare, ciascuno a suo modo, anche Forza Italia. L’azzurro della sua acqua chiara non è politicizzabile. Anche nella cappella degli Scrovegni c’è un azzurro italiano, quello di Giotto. Ebbene se Forza Italia lo mettesse nel suo Pantheon non si offenderebbe nessuno e per l’arte di Giotto sarebbe insignificante.

Caro Merlo, per una volta non sono d’accordo. I collezionisti hanno un ruolo primario nella formazione del patrimonio di una nazione: i più grandi musei del mondo nascono in gran parte da raccolte private che poi diventano pubbliche e così contribuiscono alla creazione dell’identità di una comunità. Giampiero Mughini non ha fatto cultura solo attraverso i suoi libri e articoli, ma anche mettendo insieme nel tempo una collezione unica di primizie letterarie del Novecento italiano. Giusto quindi che ora si dispiaccia di doverla smembrare: è un pezzo della nostra storia costruito durante una vita intera che si dissolve come neve al sole. Che peccato.

Andrea Kerbaker

Caro professor Kerbaker, non mi sento in disaccordo, anche se i libri per me non sono quadri che si guardano per cinque, dieci minuti o per un’intera giornata. I libri si leggono. Capisco però i bibliofili e anche i bibliomani. Il pericolo che vengano smembrate e vendute o ereditate a pezzi lo corrono tutte le collezioni, effimere come le cose e le persone di questo mondo. Anch’io spero che la collezione di Mughini venga acquistata, intera, da una delle grandi biblioteche pubbliche che offrono i libri ai lettori e del libro sono anche musei. La biblioteca nella quale vorrei perdermi è la Babele di Borges che contiene tutti i libri, anche quelli che non sono stati scritti.

Caro Merlo, non trova irritante l’uso dell’espressione “uomini veri” utilizzata nel mondo del calcio per indicare giocatori maturi, affidabili, forse anche leali?

Michele Lostia, Pinerolo (Torino)

Pochi ricordano che l’homme moyen, l’uomo tipo, l’uomo vero, fu inventato da un grande matematico belga, Adolphe Quetelet. Si mise alla ricerca di quel valore medio che era la perfezione dell’uomo, la sua verità: «Un individuo che riunisce, per una data era, tutte le qualità dell’uomo tipo, rappresenterà ogni cosa grande, bella e buona». Già Diogene, che lo cercava con la lanterna, non era riuscito a trovarlo. L’uomo vero infatti non esiste ed è vagamente razzista perché misura la devianza, la falsità: «Lei non ha capito nulla perché è un uomo medio» dice Orson Welles al giornalista che nel film di Pasolini, La ricotta, lo intervista. Poi lo invita a crepare: «Tanto lei non esiste».

Caro Merlo, c’è da fidarsi di Giuseppe Conte?

Pietro Volpi

No.


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