Caro Merlo, Vannacci va sotto e il mondo torna sopra?
Livia Ramo, Firenze
No, il mondo rimane sottosopra o al contrario. Solo Vannacci rientra nell’insignificanza. È stato, infatti, nell’estrema destra, il fenomeno “un colpo e basta”, il successo che non si ripete, quello che la seconda volta è sempre un flop. È infatti l’estrema destra che lo ha rifiutato, la Lega che non lo riconosce, gli ex Msi ai quali aveva rubato gli ingredienti fascistoidi, i patrioti europei per i quali è impresentabile. Il mondo del quale voleva rivendicare i valori e rimescolare i sentimenti non ha bisogno dei suoi raduni e delle sue tristi gag da bullo. Al governo, in Rai, in Parlamento sono già pensiero dominante: lo statista Mussolini, la non normalità degli omosessuali, l’aborto da evitare a tutti i costi, il bianco della pelle da difendere, il militarismo come stile, i confini della patria e la religione della famiglia, le divise, le armi e i valori di ieri, l’insofferenza per l’antifascismo, il machism…
Caro Merlo, Vannacci va sotto e il mondo torna sopra?
Livia Ramo, Firenze
No, il mondo rimane sottosopra o al contrario. Solo Vannacci rientra nell’insignificanza. È stato, infatti, nell’estrema destra, il fenomeno “un colpo e basta”, il successo che non si ripete, quello che la seconda volta è sempre un flop. È infatti l’estrema destra che lo ha rifiutato, la Lega che non lo riconosce, gli ex Msi ai quali aveva rubato gli ingredienti fascistoidi, i patrioti europei per i quali è impresentabile. Il mondo del quale voleva rivendicare i valori e rimescolare i sentimenti non ha bisogno dei suoi raduni e delle sue tristi gag da bullo. Al governo, in Rai, in Parlamento sono già pensiero dominante: lo statista Mussolini, la non normalità degli omosessuali, l’aborto da evitare a tutti i costi, il bianco della pelle da difendere, il militarismo come stile, i confini della patria e la religione della famiglia, le divise, le armi e i valori di ieri, l’insofferenza per l’antifascismo, il machismo. Vannacci ha cercato di farsi notare in tutti i modi, anche contendendo a Giuseppe Conte la bandiera filorussa e pacifinta, e persino minacciando di abbassarsi i pantaloni e mostrare in tv quant’è maschio, ma più si agitava e più andava a fondo, più si estremizzava e più si marginalizzava. La verità è che qualcuno dovrebbe vergognarsi dell’accanimento sapienziale praticato su un generale che politicamente è sempre stato, avrebbe detto Gillo Dorfles, «non un fatto, ma un fattoide».
Caro Merlo, «speriamo che Dio ci aiuti» ha affermato Rino Gattuso. A parte il fatto che, se esiste, ha problematiche ben più urgenti della Nazionale, che Dio sarebbe se aiutasse una squadra contro un’altra? Non siamo, per Lui, tutti uguali? Pelé prima delle partite pregava il Signore per la salute, mai per vincere.
Mauro Maiali, Rieti
Gattuso usa Dio come sinonimo di fortuna, di speranza, di umiltà. Invoca il miracolo perché sa che, se l’Italia vince, è lui, Gattuso, che diventa santo.
Caro Merlo, a breve saranno 50 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini. Se non erro, le sue due ultime cose sono state l’intervista a Furio Colombo “Noi siamo in pericolo” e il testo che avrebbe letto al Congresso del Partito Radicale a Firenze, se non fosse stato ucciso poche ore prima. Quel testo venne poi letto da Vincenzo Cerami: lo ascoltammo atterriti e dolenti. Lo hanno chiamato il suo “Testamento”. La butto lì: perché non li ripubblicate quei due testi? Sono di sconcertante e drammatica attualità e pregnanza.
Valter Vecellio
Vedrà che in tanti li ripubblicheranno, in parte o per intero. Non pensi che io usi Leopardi contro Pasolini, ma davvero credo che “chi non ha idee, ha anniversari”. La «bella e amabile illusione», che appunto Leopardi già raccontava come una malattia della memoria, è ormai una liturgia nell’Italia della nostalgia e del rimpianto.
Caro Merlo, pure di Trump un giorno si dirà: “Ha fatto anche cose buone”.
Sergio Zatti, Pisa
Chi fa anche cose buone (non) finisce a testa in giù. Vedremo.