Caro Merlo, durante l’informativa in Parlamento sul piano di pace per la striscia di Gaza il vicepremier Tajani ha promosso l’idea di «coinvolgere le università telematiche per la formazione degli studenti palestinesi in loco». Non l’avesse mai detto: si è avvertito un brusio e il senatore Casini ha protestato veemente: «Basta con le università telematiche, sono truffe». Il ministro degli Esteri ha replicato secco: «La formazione a distanza si fa così». Affari e potere spuntano e crescono all’ombra degli atenei digitali: oggi, per esempio, al vertice del gruppo Multiversity, il maggior polo di teleuniversità, cui fanno capo Pegaso, Mercatorum e San Raffaele, c’è l’ex presidente della Camera Luciano Violante, un nome di gran prestigio. Però nell’ultimo rapporto dell’Agenzia di valutazione delle università solo la Uninettuno ottiene un risultato positivo, otto si fermano a una striminzita sufficienza, mentre due, Leonardo da Vinci e Italian University Line, strappano un “rinvio a ottobr…
Caro Merlo, durante l’informativa in Parlamento sul piano di pace per la striscia di Gaza il vicepremier Tajani ha promosso l’idea di «coinvolgere le università telematiche per la formazione degli studenti palestinesi in loco». Non l’avesse mai detto: si è avvertito un brusio e il senatore Casini ha protestato veemente: «Basta con le università telematiche, sono truffe». Il ministro degli Esteri ha replicato secco: «La formazione a distanza si fa così». Affari e potere spuntano e crescono all’ombra degli atenei digitali: oggi, per esempio, al vertice del gruppo Multiversity, il maggior polo di teleuniversità, cui fanno capo Pegaso, Mercatorum e San Raffaele, c’è l’ex presidente della Camera Luciano Violante, un nome di gran prestigio. Però nell’ultimo rapporto dell’Agenzia di valutazione delle università solo la Uninettuno ottiene un risultato positivo, otto si fermano a una striminzita sufficienza, mentre due, Leonardo da Vinci e Italian University Line, strappano un “rinvio a ottobre”. Per inciso, pur essendo aziende private, le università telematiche ricevono un bel po’ di agevolazioni e contributi pubblici. Può tutto ciò aver acceso il battibecco tra due protagonisti della politica che all’apparenza hanno in comune la “via di mezzo” del moderatismo? Oppure c’è dell’altro?
Mirella Serri
C’è sempre dell’altro quando i nomi sono così altisonanti. E Pierferdinando Casini che in Senato denunzia “truffe” è un inedito di radicalità che non può passare inosservato. Ai nomi di Casini contro Tajani, e di Luciano Violante, aggiungo quello di Anna Maria Bernini, non certo perché è la rivale elettorale bolognese di Casini, ma perché Tajani in Senato ha detto che il coinvolgimento delle università telematiche è dovuto a lei, che è ministra delle Università ed è, come lui, di Forza Italia. Immagino, spero, che la ministra Bernini abbia consultato i rettori delle università. La loro neo presidente appena eletta è l’economista Laura Ramaciotti, rettrice a Ferrara, a un passo dalla Bologna di Bernini. È molto plausibile che i rettori italiani possano preparare un’offerta formativa per Gaza, anche online, partecipando con i nostri migliori atenei e con la nostra migliore scienza. L’elemento perturbante sono infatti le qualità degli insegnamenti di queste università private online, che sono letteralmente esplose sino a più di 250mila iscritti nel 2024, e sono politicamente sostenute dal centrodestra e non solo perché uno dei suoi laureati più illustri è il ministro Francesco Lollobrigida. Perché l’Italia è il paese d’Europa con il numero più alto di università online private? Il post moderno digitale, che negli Stati Uniti produsse i miliardari Larry Page (Google) e Zuckerberg (Facebook), in Italia ha prodotto queste accademie virtuali che alcuni neoriccastri fabbricanti di lauree — Bandecchi e Iervolino per esempio — hanno poi ceduto ai Fondi. È un mondo poco conosciuto, la destra denunzia un pregiudizio ideologico, ma la parola “truffe”, detta in Senato da Casini, va oltre il metodo e rimanda ai magliari, all’abate Vella, a una solidarietà pelosa che i palestinesi non meritano.