Caro Merlo, si assiste in questi giorni in tv alla messa in onda di uno spot del ministero dell’Economia e delle Finanze per promuovere i Btp Valore. Il filmato in questione, che riproduce il colloquio tra una donna e il suo parrucchiere, è infarcito di doppi sensi. Se si può consentirne l’uso a Totò o ad Arbore, veri maestri della materia, in bocca a chiunque il doppio senso risulta quasi sempre volgare. Tale appare nello spot e che sia prodotto da un ministero non fa certo onore allo stesso.
Calogero Barranco — Bellano (Lecco)
È una volgarità, certo, ma Squallor, che era il nome del gruppo musicale napoletano che cantava “0 cornutone” e “Anche i ricchioni piangono”. Qui, nella pubblicità di Stato, una signora ammicca, con il suo parrucchiere effeminato (ma va) che la chiama “tesoro”, alle prestazioni sessuali insufficienti che da sette anni le offre il suo Paolo: “promesse tante”, ma “crescita zero”. “E il ritmo?”, “a intermittenza tac tac”, “come le lucine di Natale”. E c’è pure (e…
Caro Merlo, si assiste in questi giorni in tv alla messa in onda di uno spot del ministero dell’Economia e delle Finanze per promuovere i Btp Valore. Il filmato in questione, che riproduce il colloquio tra una donna e il suo parrucchiere, è infarcito di doppi sensi. Se si può consentirne l’uso a Totò o ad Arbore, veri maestri della materia, in bocca a chiunque il doppio senso risulta quasi sempre volgare. Tale appare nello spot e che sia prodotto da un ministero non fa certo onore allo stesso.
Calogero Barranco — Bellano (Lecco)
È una volgarità, certo, ma Squallor, che era il nome del gruppo musicale napoletano che cantava “0 cornutone” e “Anche i ricchioni piangono”. Qui, nella pubblicità di Stato, una signora ammicca, con il suo parrucchiere effeminato (ma va) che la chiama “tesoro”, alle prestazioni sessuali insufficienti che da sette anni le offre il suo Paolo: “promesse tante”, ma “crescita zero”. “E il ritmo?”, “a intermittenza tac tac”, “come le lucine di Natale”. E c’è pure (ehm ehm) “il volume”. Gran finale: meglio i Btp che “vanno su senza lacca”. L’interpretazione, peggiore persino del testo, è tutta esclamazioni, mossette e sorrisini, per aiutare i più tontoloni a capire che, come dice una vecchia canzone, “dico proprio quella cosa che tu sai”. Pomposa la firma: “Ministero dell’Economia e delle Finanze. Dipartimento per l’informazione e l’editoria.” Più spiritosi, gli Squallor si presentavano con il capo indiano Arrapao.
Caro Merlo, allertato dall’Amaca di Michele Serra del 22 scorso, ho voluto verificare che cosa si è detto in un’aula del Senato, mica al bar sotto casa, sulla “macchina di Majorana”. Sono stato rassicurato che quel miracoloso congegno trasforma la sabbia in grano. Se fossi stato un premio Nobel della Fisica e mi avessero invitato all’audizione, avrei chiesto se era possibile avere anche chicchi di riso e lenticchie. Però, mai fare queste domande. Quando in epoca stalinista posero il quesito all’agronomo Trofim Lysenko, che sosteneva che la produzione sarebbe cresciuta a dismisura seminando il grano in un frigorifero come l’Artico, la risposta fu la fucilazione o il gulag. Non si sa mai di questi tempi.
Luciano Mecacci
Ho sempre avuto il sospetto di appartenere a un popolo di “mattoidi” che è il titolo di uno strepitoso saggio di Carlo Dossi su “quella specie intermedia tra la vera follia e la mente normale” che ispirò Cesare Lombroso. Un catalogo di mattoidi italiani (esclusi i viventi) è quello che Paolo Albani ha pubblicato nel 2012 per Quodlibet. Il mio preferito, anche dopo la macchina di Majorana illustrata in Senato, rimane Francesco Becherucci, fisiologo fiorentino vissuto nella seconda metà dell’Ottocento, che inventò un apparecchio per mangiare le uova quando, col guscio già formato, si trovano ancora dentro la gallina.
Caro Merlo, ghigliottina per “quella roba lì è insopportabile”.
Gianni Ingrascì — Treviso
Non mi pare che si faccia abuso della frase “quella roba lì è insopportabile". Ghigliottina negata.