Caro Merlo, “In questa regione [la Campania], centrodestra e centrosinistra hanno governato nel peggior modo possibile… pensando solo a sistemare amici e affari. Ora però sono arrivati al capolinea”. Parole sante, di alcuni anni fa, di quel Roberto Fico che oggi corre come candidato presidente del centrosinistra in Campania. Ironia della sorte: adesso l’ex barricadero pentastellato è stato costretto dalla realpolitik a venire a patti non solo con il detestato centrosinistra ma addirittura con i figli di quel “regime”. In una intervista a “Repubblica” (di Alessio Gemma), Clemente Mastella, dc di lunghissimo corso e sindaco di Benevento, ha annunciato la presentazione di una sua lista a sostegno del centrosinistra — e quindi di Fico — in cui è candidato al consiglio regionale il figlio Pellegrino. Anche il potente Vincenzo De Luca, ex sindaco di Salerno e poi presidente della Campania, ha accettato di allearsi con “Mister 0%” (le preferenze di Fico) in cambio della nomina di suo figlio …
Caro Merlo, “In questa regione [la Campania], centrodestra e centrosinistra hanno governato nel peggior modo possibile… pensando solo a sistemare amici e affari. Ora però sono arrivati al capolinea”. Parole sante, di alcuni anni fa, di quel Roberto Fico che oggi corre come candidato presidente del centrosinistra in Campania. Ironia della sorte: adesso l’ex barricadero pentastellato è stato costretto dalla realpolitik a venire a patti non solo con il detestato centrosinistra ma addirittura con i figli di quel “regime”. In una intervista a “Repubblica” (di Alessio Gemma), Clemente Mastella, dc di lunghissimo corso e sindaco di Benevento, ha annunciato la presentazione di una sua lista a sostegno del centrosinistra — e quindi di Fico — in cui è candidato al consiglio regionale il figlio Pellegrino. Anche il potente Vincenzo De Luca, ex sindaco di Salerno e poi presidente della Campania, ha accettato di allearsi con “Mister 0%” (le preferenze di Fico) in cambio della nomina di suo figlio Piero, deputato del Pd, a segretario del partito nella regione. “Fico è diventato moroteo”, ha sentenziato Mastella, intendendo dire che quello che voleva “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno” oggi è il meglio fico del bigoncio. Non parlare più in nome del popolo ma in nome dei figli rappresenta un adeguamento alla realtà?
Mirella Serri
Moroteo? A me pare che reciti il padre nostro mastelliano: ogni figlio uno zero virgola in più a Fico, perché si trova sempre una poltrona, anzi un seggiolone d’accomodamento. Tito Livio ambienta qui, tra Benevento e Avellino, le forche caudine, oggi mastelline, l’umiliazione inflitta ai romani costretti a passare sotto il giogo di Gaio Ponzio che oggi si chiama Clemente. E Fico è un mastelloide a 5 stelle.
Caro Merlo, ho visto due amici chiacchierare seduti al bar e non mi sembrava vero. Esistono ancora. Tutt’attorno una decina di persone (compreso il barista) intente a osservare lo smartphone, nel silenzio più agghiacciante e imbarazzante. Io non so se ci si stia rendendo conto di quanto questa protesi abbia cambiato i comportamenti. Proporrei al gestore del bar di raccogliere i telefoni prima della consumazione, vietandone l’uso, come a scuola.
Sergio Soraci — Roma
È vero, lo smartphone tiene inchiodato ma non credo che impoverisca la comunicazione “faccia a faccia” che io — per età — ricordo già povera. Da ragazzo mi colpivano al ristorante le coppie e persino le famiglie che mangiavano senza parlarsi, con gli occhi nel vuoto o nel piatto. Davvero è colpa dei telefoni se ci si ama male? Il cellulare è un oggetto prodigioso, paragonabile al treno, alla ruota, alla televisione e forse persino al fuoco che costò al povero Prometeo la condanna a mangiarsi il fegato. Sempre le innovazioni che hanno cambiato il mondo sono state condannate dagli intelligentissimi cretini. Se qualcuno in treno sputa per terra la colpa è del treno? Sono tempi di divieti reazionari e dunque vietiamo anche il telefono. Ma solo agli altri: a scuola no, in parlamento sì. C’è solo un posto, uno, dove il telefonino fa veramente male: in macchina.