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Duelli in tv, ecco i volti nuovi. C’è Tortora in ogni imputato

Roma, 30 ottobre: il ministro Nordio in Senato dopo il voto finale sulla riforma della giustizia 

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Posta e risposta di domenica 2 novembre 2025
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Caro Merlo, non pensi che in vista dell’annunciato referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati si potrebbero evitare i barbosi dibattiti tv affollati di politici di lungo corso e giudici impegnati a darsele di santa ragione? Non credi che agli italiani si potrebbero risparmiare i duelli fra Nicola Gratteri, Luigi Carbone, Roberto Scarpinato e Gianrico Carofiglio da un lato, e Antonio Di Pietro, Maurizio Gasparri, Marcello Pera e lo stesso ministro Nordio dall’altro? Non sarebbe meglio aprire i salottini catodici a personaggi un po’ sorprendenti considerato l’argomento? Proporrei un palinsesto meno scontato. Ad esempio una tenzone fra Saviano e Buttafuoco; una disfida al femminile fra la bella Ferilli, come sempre “de sinistra”, e la sorella d’Italia Arianna Meloni; una contesa fra conducator in cui De Martino, caro ad Arianna, sguaini la chiacchiera contro Fazio, estromesso dalla Rai meloniana e soprannominato “la Provola del No”; un duello fra gli editori Marina Berlus…

Caro Merlo, non pensi che in vista dell’annunciato referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati si potrebbero evitare i barbosi dibattiti tv affollati di politici di lungo corso e giudici impegnati a darsele di santa ragione? Non credi che agli italiani si potrebbero risparmiare i duelli fra Nicola Gratteri, Luigi Carbone, Roberto Scarpinato e Gianrico Carofiglio da un lato, e Antonio Di Pietro, Maurizio Gasparri, Marcello Pera e lo stesso ministro Nordio dall’altro? Non sarebbe meglio aprire i salottini catodici a personaggi un po’ sorprendenti considerato l’argomento? Proporrei un palinsesto meno scontato. Ad esempio una tenzone fra Saviano e Buttafuoco; una disfida al femminile fra la bella Ferilli, come sempre “de sinistra”, e la sorella d’Italia Arianna Meloni; una contesa fra conducator in cui De Martino, caro ad Arianna, sguaini la chiacchiera contro Fazio, estromesso dalla Rai meloniana e soprannominato “la Provola del No”; un duello fra gli editori Marina Berlusconi e Carlo Feltrinelli, Gustavo Zagrebelsky contro Giuliano Ferrara, Guccini contro Bocelli. L’argomento rimarrebbe indigesto ai più, ma se ne gioverebbero gli ascolti.

Mirella Serri

I duelli che tu ridendo elenchi, cara Serri, svelerebbero la contesa vera, che non è sulla tecnicalità di una riforma che davvero è poca cosa perché nella Giustizia italiana non cambia quasi nulla. Lo scontro, irriducibile, è tra due Italie, e il referendum è un surrogato di guerra civile. Contiene, come al solito, la sorpresa: pone una domanda (in questo caso: vuoi o no la riforma Nordio?) ma cerca e trova una risposta sghemba (in questo caso: sì mi piace Meloni, oppure no, non mi piace Meloni). È vero che Meloni ha detto che se dovesse perdere non si dimetterebbe, ma è un’illusione perché a dimetterla sarebbe la forza della sconfitta e della realtà che trasformerebbe subito una vincente in una perdente, loser dicono gli americani. Vince infatti il più forte, il più bravo, il più efficace nel duello leale su qual è l’Italia migliore. E poiché c’è più morte nella vita senza duelli che nella morte in duello, il gran finale Meloni-Schlein sarebbe all’ultimo sangue.

Caro Merlo, sono forse più inorridito che sgomento dell’accostamento a Enzo Tortora di Silvio Berlusconi. E lei?

Luigi Guida, Barletta

Eviterei le parole grosse e i sentimenti forti. A me pare una scontatissima banalità. Qualsiasi imputato in Italia si sente Tortora. E in qualsiasi imputato in Italia c’è un po’ di Tortora.

Caro Francesco, solo per evitare che mi giri in testa: la definizione da cruciverba che riassume Spalletti e Meloni che “fanno la storia” è bum? A me non ne vengono altre.

Sara Prando, Milano

Tre lettere: bum.

Caro Merlo, il principe Andrea, che tutto il mondo chiama duca di Pork, non meritava la prigione?

Luigi Di Marca, Potenza

Non lo so. Le accuse sono pesanti mentre la perdita del titolo e l’esilio in una lussuosa residenza di campagna non sono una condanna, ma un rimbrotto burbero, una tirata d’orecchie complice.


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