Caro Merlo, oggi i corpi deformati dei politici nelle vignette di Forattini verrebbero bollati come body shaming.
Daniele Mosconi, Fondi
Forattini aveva il carattere fermo che gli italiani non hanno e infatti da anni non trovava più spazio nei giornali, solo negli ultimi tempi per ragioni di vecchiaia. Con Eugenio Scalfari aveva in comune l’ottimismo allegro come orizzonte e la leggerezza come stile. E infatti da libertario, la sua testa generosa, pur con i suoi momenti coraggiosamente strampalati, stava benissimo nella sinistra, finché la sinistra non prese la faccia di D’Alema. Era anche il Potere, D’Alema. Gli dichiarò guerra per una vignetta satirica che dallo stesso Diritto è sottratta all’obbligo di riferire fatti veri. È un peccato che quel processo alla fine non ci sia stato. Sarebbe stata una Public Inquiry alla libertà.
Caro Francesco, l’Atac, azienda di trasporti pubblici di Roma, è prodiga di cortesie per gli ospiti annunciando le fermate a cui il bus va incontro. Capita …
Caro Merlo, oggi i corpi deformati dei politici nelle vignette di Forattini verrebbero bollati come body shaming.
Daniele Mosconi, Fondi
Forattini aveva il carattere fermo che gli italiani non hanno e infatti da anni non trovava più spazio nei giornali, solo negli ultimi tempi per ragioni di vecchiaia. Con Eugenio Scalfari aveva in comune l’ottimismo allegro come orizzonte e la leggerezza come stile. E infatti da libertario, la sua testa generosa, pur con i suoi momenti coraggiosamente strampalati, stava benissimo nella sinistra, finché la sinistra non prese la faccia di D’Alema. Era anche il Potere, D’Alema. Gli dichiarò guerra per una vignetta satirica che dallo stesso Diritto è sottratta all’obbligo di riferire fatti veri. È un peccato che quel processo alla fine non ci sia stato. Sarebbe stata una Public Inquiry alla libertà.
Caro Francesco, l’Atac, azienda di trasporti pubblici di Roma, è prodiga di cortesie per gli ospiti annunciando le fermate a cui il bus va incontro. Capita così che a pochi passi da piazza Venezia venga annunciata la fermata Esseapostoli (Santi apostoli) e su viale Trastevere quella chiamata Minpubblicaistrù (ministero Pubblica istruzione) con l’accento sulla u finale. E vabbè: «la brevità gran pregio», come dice Puccini. Poi a villa Borghese la voce registrata annuncia Vittorùgo (Victor Hugo) con l’accento sulla u, e nel quartiere Trieste piazza Istrìa, con la i accentata. Ci si fa l’abitudine, si sorride dell’intelligenza (o deficienza) artificiale. Ma si trattiene a stento una risata quando a Conca d’oro la fermata dedicata a Totò viene chiamata come De Curtis, con la u pronunciata all’inglese, come club. Chissà quante gag avrebbe creato Totò con tutti questi nomi storpiati.
Aldo Piro
È il linguaggio storto che si parla per strada e l’Atac è storta in tutto, a partire dagli orari. Magari anche l’intelligenza artificiale dell’Atac è spaesata e disorientata come i passeggeri che spesso a Roma sono stranieri e si perdono per colpa dei nomi storpiati; e senza neppure sapere che storpiare la lingua è l’arte comica di Totò, Frassica e Zalone.
Caro Merlo, mi sento tirato in ballo dalle sue risposte alla signora Martinelli. Anch’io ho due nipotini che abitano in Francia e benedico mille volte il cellulare che mi permette di scambiare con loro messaggi e videochiamate.
Renato Mondini, Ivrea
Si goda i suoi nipoti, ma faccia invece finta di soffrire di “dipendenza”; dica che nel telefono c’è un “grande oscuro pericolo”: l’Armada degli antimoderni è invincibile.
Caro Merlo, non ne posso più di sentire “pazzesco” per cose pazzescamente normalissime. La carriera di un artistucolo è “pazzesca”, comuni esperienze diventano “pazzesche”. Pazzesco: “irragionevole, folle, assurdo, insensato”; niente di tutto ciò è ravvisabile nel 99% dei casi in cui si abusa della parola. Per favore, agisca. Grazie.
Alberto Santi, Piove di Sacco (Padova)
È la misura di ogni esagerazione, sia positiva sia negativa. È una parola così piena di significati da averli persi tutti. Ghigliottina.