I morti non sono tutti uguali. Non c’è regina senza gioielli
<p data-atex-pstyle="" data-atex-mc="0" data-atex-tagstart="0" data-atex-currentstyle=""><span data-atex-cstyle="POSTA-FIR" data-atex-mc="0" data-atex-tagstart="1" data-atex-currentstyle="POSTA-FIR" data-atex-af="$ID/Eugenio Text Regular" data-atex-nf="2002" data-atex-fs="Normal Italic" data-atex-cfill="Color/Black" data-atex-uat="{}">di</span><span contenteditable="false" data-atex-uat="{ }" data-atex-cstyle="POSTA-FIR" data-atex-mc="0" data-atex-tagstart="1" data-atex-currentstyle="POSTA-FIR" data-atex-id="cmd" data-atex-name="EN" > </span><span data-atex-cstyle="POSTA-FIR" data-atex-mc="0" data-atex-tagstart="1" data-atex-currentstyle="POSTA-FIR" data-atex-af="$ID/Eugenio Text Regular" data-atex-nf="2002" data-atex-fs="Normal Italic" data-atex-cfill="Color/Black" ></span><span data-atex-cstyle="POSTA-FIR@=1" data-atex-mc="1" data-atex-tagstart="0" data-atex-currentstyle="POSTA-FIR@=1" data-atex-af="$ID/Eugenio Sans Text SC Bold" data-atex-nf="2313" data-atex-fs="Bold" data-atex-cfill="Color/Black" data-atex-uat="{}">FRANCESCO MERLO</span></p>Caro Merlo, di fronte alla morte siamo tutti uguali, certo, e chiunque merita rispetto e pietà. Ma, mi chiedo, di fronte a certe scelte? Una cosa è rischiare per dovere, come fanno gli operai che muoiono per lavoro un’altra rischiare per piacere come gli alpinisti in Nepal. O sbaglio?
Lanfranco Mancini — Firenze
Nonostante sia odiosa, capisco la classifica etica che lei propone. La morte sul lavoro, che non è mai una fatalità, coinvolge la coscienza collettiva. Nel 2025 sono già 777 le vittime, e tutte — ora tocca a Ottavio Stroici — vengono trattate come i morti di influenza. Se a crollare fosse stato un edificio meno storico della Corte dei Conti, non ci sarebbe stato nemmeno il coccodrillo per Ottavio con le colonne di amabile prosa funeraria che abbiamo letto. I morti sul lavoro finiscono infatti negli istogrammi e nelle astrazioni della sociologia. Eppure tutti sanno che in Italia non si lavora in sicurezza e che la sicurezza è una scienza esatta. Basterebbe applicarla per salvar…
Caro Merlo, di fronte alla morte siamo tutti uguali, certo, e chiunque merita rispetto e pietà. Ma, mi chiedo, di fronte a certe scelte? Una cosa è rischiare per dovere, come fanno gli operai che muoiono per lavoro un’altra rischiare per piacere come gli alpinisti in Nepal. O sbaglio?
Lanfranco Mancini — Firenze
Nonostante sia odiosa, capisco la classifica etica che lei propone. La morte sul lavoro, che non è mai una fatalità, coinvolge la coscienza collettiva. Nel 2025 sono già 777 le vittime, e tutte — ora tocca a Ottavio Stroici — vengono trattate come i morti di influenza. Se a crollare fosse stato un edificio meno storico della Corte dei Conti, non ci sarebbe stato nemmeno il coccodrillo per Ottavio con le colonne di amabile prosa funeraria che abbiamo letto. I morti sul lavoro finiscono infatti negli istogrammi e nelle astrazioni della sociologia. Eppure tutti sanno che in Italia non si lavora in sicurezza e che la sicurezza è una scienza esatta. Basterebbe applicarla per salvare tutti questi operai senza nome.
Caro Merlo, la Spagna è una nazione in ascesa con un pil da boom, istituzioni efficienti e dinamiche, profilo internazionale attrattivo. La sua monarchia è molto popolare: ma che dire della tiara di perle e diamanti sfoggiata dalla regina? Per un Paese moderno è un anacronismo.
Fabio Caffio - Taranto
Nell’Europa democratica, la monarchia non è più impastata di politica e neppure è dominata dai demoni dinastici di lady Macbeth, ma dal sentimento popolare che trasforma le cerimonie, i protocolli e le etichette in gioiosi momenti identitari. La regina che si veste da regina piace agli spagnoli, ha il consenso di massa, il “carisma democratico”. Dunque, il fascino antiquario dei gioielli non è patetico ma allegro, la maestà è anacronistica ma non passatista, e il rito è finzione collettiva, non falsità reazionaria.
Caro Merlo, Valerij Gergiev non l’abbiamo fatto dirigere alla Reggia di Caserta, il baritono Ildar Abdrazakov non lo facciamo cantare a Verona e non si voleva che la squadra di calcio d’Israele giocasse con l’Italia. Mi sembra che non si riesca più a distinguere tra popolo, cultura e governo, tra capacità professionali e artistiche e adesione a una politica.Vogliamo solo libri, intellettuali, artisti che non dissentano dal nostro pensiero. Difendersi dalla propaganda di Putin e dei suoi accoliti va bene, ma non si sta esagerando a negare all’ultimo momento al baritono russo di prendere parte al Don Giovanni di Mozart?
Vito Mangano — Roma
Penso che si debba giudicare caso per caso proprio per non confondere l’arte e la cultura di un grande popolo, non dico con i cortigiani di Putin, che lo si può essere per necessità di sopravvivenza, ma con i suoi complici, quale che sia la professione che svolgono. Ildar Abdrazakov è un propagandista attivo della guerra d’aggressione, nemico di Navalny che è stato un eroe della libertà, al quale non è stato impedito di cantare ma di vivere. Penso che sia facile fare i liberali con la vita degli altri.