Caro Merlo, sconvolgente la notizia dei “turisti di guerra” disposti a pagare, secondo un preciso tariffario, per un tiro al bersaglio a civili bosniaci durante la guerra dei Balcani. L’escalation della depravazione umana associata al potere economico, porta anche a “riserve di caccia” in cui la preda, da animale, diviene un tuo simile…
Renato Mongiat – Besnate (Varese)
Non è una notizia, ma un’ipotesi della procura di Milano, senza ancora imputati. È un sacrosanto dovere non sottovalutare nulla, ma aspetterei prima di dare per vero che, tra il ’93 e il ’95, alcuni ricchi italiani partivano da Torino, da Milano, da Trieste per Sarajevo e pagavano i militari serbi per partecipare allo sterminio e sparare ai civili dai tetti delle case. Tanto più che i “safari” sono presunti e senza prove, ma il racconto è ricco di dettagli morbosi di ogni genere, a partire dal numero di cacciatori, 5, e dal prezzo che diventava più alto quando il bersaglio era un bambino mentre i vecchi erano gratis. …
Caro Merlo, sconvolgente la notizia dei “turisti di guerra” disposti a pagare, secondo un preciso tariffario, per un tiro al bersaglio a civili bosniaci durante la guerra dei Balcani. L’escalation della depravazione umana associata al potere economico, porta anche a “riserve di caccia” in cui la preda, da animale, diviene un tuo simile…
Renato Mongiat – Besnate (Varese)
Non è una notizia, ma un’ipotesi della procura di Milano, senza ancora imputati. È un sacrosanto dovere non sottovalutare nulla, ma aspetterei prima di dare per vero che, tra il ’93 e il ’95, alcuni ricchi italiani partivano da Torino, da Milano, da Trieste per Sarajevo e pagavano i militari serbi per partecipare allo sterminio e sparare ai civili dai tetti delle case. Tanto più che i “safari” sono presunti e senza prove, ma il racconto è ricco di dettagli morbosi di ogni genere, a partire dal numero di cacciatori, 5, e dal prezzo che diventava più alto quando il bersaglio era un bambino mentre i vecchi erano gratis. Stia attento dunque, caro Mongiat, con la sociologia dell’orrore: a volte il giornalismo della depravazione è una depravazione del giornalismo.
Caro Merlo, cantavano Arbore e Boncompagni “No, non è la Bbc,” già allora esempio di correttezza e di indipendenza, nel giocoso paragone con la Rai. Tutto cambia. Può succedere di sbagliare il montaggio, ma se sbagli su Trump non è solo un errore. Pronte le dimissioni del dg e del ceo. Nel mondo anglosassone si usa così. Da noi si porge il petto per una medaglia o per un tesserino parlamentare.
Piero Orrú
In Italia l’indipendenza politica dei giornalisti (e degli artisti) della Rai non c’era neanche negli anni settanta, quando la banda dadaista di Alto Gradimento cantava — nella radio della Rai — “No, non è la Bbc”. Né c’è mai stato lo stile anglosassone delle dimissioni che sono una nobile rarità nel Paese dove nessun topo si sente fuori posto nel formaggio, e nessuno ha l’autorevolezza di imporle a nessuno. Continuiamo dunque a non somigliare alla Bbc, ma tristemente non somigliamo neppure a noi stessi. Ci manca infatti l’intelligenza divertita e divertente di una banda di artisti come quelli che Renzo Arbore negli anni ottanta trasferì in televisione, — sempre in Rai — nel mitico “Quelli della notte”. Cos’è successo? Perché nessuno oggi riesce, come loro, ad acchiappare il futuro. Come mai ci siamo ridotti a vivere di rimpianti e a cantare ancora che “no, non è la Bbc”? Eppure “l’Italia — ripete sempre Arbore — è fatta di corsi e ricorsi, che è la filosofia del grande Vico e in piccolo è la mia”. Ecco, non ci sono più i corsi e neppure i ricorsi.
Caro Merlo, leggo che Ignazio Marino e Virginia Raggi si sono alleati. Eppure si erano combattuti al punto che la Raggi augurandogli la galera gli portava le arance.
Mario Finocchiaro — Roma
La politica rimescola tutto e Marino e Raggi, tra i tanti che “c’eravamo tanto armati”, non sono neppure sorprendenti. Qui però manca Alemanno. I tre non si somigliano ma le loro sindacature, di fila, non si distinguono.