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Roma Tre offre i corsi ai militari. Michelangelo scudo missilistico

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Posta e risposta del 2 dicembre 2025
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Caro Merlo, ho letto allibita il rifiuto dell’Università di Bologna di organizzare corsi di filosofia per gli allievi dell’Accademia di Modena. Da filosofa appassionata la pregherei di girare al generale Masiello la mia disponibilità immediata (dopo 40 anni di docenza universitaria) di offrire corsi di Filosofia morale, Storia della filosofia e Teoretica.

Francesca Brezzi -Un. Roma tre

La sua disponibilità è estremamente appropriata e dovrebbe fare riflettere i suoi colleghi bolognesi. Non si militarizza una scuola accettando i soldati come allievi. Casomai, lo si farebbe inserendo corsi di argomento bellico o di tendenza militarista nel piano di studi. Comunque è l’esercito che dovrebbe preoccuparsi di mettere in discussione sé stesso con la filosofia che è fatta per mettere in discussione tutto, anche le più marmoree certezze militari.

Caro Merlo, i collettivi degli studenti di Filosofia di Bologna che si sono opposti ai corsi agli allievi dell’Accademia militare si sono attenut…

Caro Merlo, ho letto allibita il rifiuto dell’Università di Bologna di organizzare corsi di filosofia per gli allievi dell’Accademia di Modena. Da filosofa appassionata la pregherei di girare al generale Masiello la mia disponibilità immediata (dopo 40 anni di docenza universitaria) di offrire corsi di Filosofia morale, Storia della filosofia e Teoretica.

Francesca Brezzi -Un. Roma tre

La sua disponibilità è estremamente appropriata e dovrebbe fare riflettere i suoi colleghi bolognesi. Non si militarizza una scuola accettando i soldati come allievi. Casomai, lo si farebbe inserendo corsi di argomento bellico o di tendenza militarista nel piano di studi. Comunque è l’esercito che dovrebbe preoccuparsi di mettere in discussione sé stesso con la filosofia che è fatta per mettere in discussione tutto, anche le più marmoree certezze militari.

Caro Merlo, i collettivi degli studenti di Filosofia di Bologna che si sono opposti ai corsi agli allievi dell’Accademia militare si sono attenuti al modello triadico dello Stato ideale di Platone (La repubblica): gli Artigiani usano le mani per procurare cibo e beni per il popolo, i Guardiani armi per difenderlo, i Filosofi la mente per governarlo. Un modello che Karl Popper (“La società aperta e i suoi nemici”1945) considerò totalitario e autoritario. Dopo due millenni e mezzo continua a vincere Platone.

Luciano Mecacci

Caro prof Mecacci, ai miei tempi, gli studenti sarebbero stati felici di accogliere tra i banchi, facendo eco a Pasolini, “i compagni in divisa”.

Caro Merlo, Leonardo lancia la “Cupola di Michelangelo” sistema di difesa contro attacchi missilistici. Peccato che in queste grandi industrie di Stato non lavorino più intellettuali come Leonardo Sinisgalli che avrebbero consigliato nomi più efficaci e meno cacofonici (Leonardo e Michelangelo sono anche due tartarughe ninja dei cartoni animati). Meglio sarebbe stato chiamarlo “Cupola di Brunelleschi”, primo moderno, possente frutto ingegneristico di un sistema costruttivo innovativo ancora non del tutto spiegato che ha cambiato per sempre il panorama urbano di Firenze.

Manuel Orazi

Penso che per l’Europa sia arrivato il momento di dotarsi di armi di difesa e immagino che il sistema ideato da Leonardo sia efficace. Mi dispiace però per i geni del Rinascimento. Sarebbe una doppia vergogna se la difesa non dovesse funzionare. Sino a 15 anni fa, anche i treni si chiamavano con i nomi più altisonanti della nostra storia ed era terribile perché Manzoni e Caravaggio erano sempre in ritardo, Michelangelo puzzava di orina, e da cronista mi toccò seguire il terribile deragliamento a Piacenza del Botticelli con 8 morti e 29 feriti. Pensate se invece che al generale Maginot, la famosa, disgraziata linea fosse stata dedicata, che so, a Voltaire o a Victor Hugo. Su Brunelleschi lei ha ragione: era un costruttore di macchine, ma si rischia di darla vinta al leggendario campanilismo fiorentino che attribuisce allo stesso Buonarroti la filastrocca della sua rassegnata inadeguatezza: “Vado a Roma a far la tua sorella, di te più grande, ma non di te più bella”.

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