Caro Merlo, Torino liceo Einstein 29 ottobre, rissa tra studenti, e un giovane di 16 anni viene fermato e “ammanettato”: clamore per l’accaduto e la mamma accusa la polizia. 30 dicembre, assalto a La Stampa e lo ritroviamo nella redazione a “mettere disordine”. Una sana sculacciata per il discoletto?
Luciano Cantaluppi
Le sculacciate non vanno di moda e probabilmente non sono mai state sane. Va invece spiegato bene alle mamme dei “pacifisti” che l’articolo 98 del codice penale stabilisce che «è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto 14 anni ma non ancora i 18, se aveva capacità di intendere e di volere». Unica attenuante: la mamma.
Caro Merlo, in quello che lei ha chiamato Contabolario, cioè nel vocabolario di Conte, vorrei aiutarla a raccogliere non solo le parole più strambe ma anche le frasi più paradossali come quella che gli ho sentito dire ieri: «In politica ho fatto della sincerità la mia virtù». Se n’era accorto?
Lidia Morelli, Chieti
No…
Caro Merlo, Torino liceo Einstein 29 ottobre, rissa tra studenti, e un giovane di 16 anni viene fermato e “ammanettato”: clamore per l’accaduto e la mamma accusa la polizia. 30 dicembre, assalto a La Stampa e lo ritroviamo nella redazione a “mettere disordine”. Una sana sculacciata per il discoletto?
Luciano Cantaluppi
Le sculacciate non vanno di moda e probabilmente non sono mai state sane. Va invece spiegato bene alle mamme dei “pacifisti” che l’articolo 98 del codice penale stabilisce che «è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto 14 anni ma non ancora i 18, se aveva capacità di intendere e di volere». Unica attenuante: la mamma.
Caro Merlo, in quello che lei ha chiamato Contabolario, cioè nel vocabolario di Conte, vorrei aiutarla a raccogliere non solo le parole più strambe ma anche le frasi più paradossali come quella che gli ho sentito dire ieri: «In politica ho fatto della sincerità la mia virtù». Se n’era accorto?
Lidia Morelli, Chieti
No, ma nessuno è più sincero di chi recita una parte.
Caro Merlo, questa storia dei corsi di filosofia negati ai militari mi impone una serie di interrogativi anche “filosofici”. Non si vuole che si insegni la filosofia ai militari perché considerati ideologicamente e pregiudizialmente indegni della materia? Non sarebbe un motivo in più per “rieducarli”? O si teme che si impossessino manu militari dell’ateneo di Bologna? Cioè un golpe? O si temono sommosse di studenti? Una questione quindi di ordine pubblico? Fu grande il mio stupore quando, vittima di un borseggio, mi trovai davanti due poliziotti che discettavano in modo competente di Platone. Uno scandalo vero?
Massimo Naldini
La sostanza politica di questa commedia è la voglia di alcuni professori di assecondare i collettivi studenteschi “pacifisti”. Povera, e nuda, vai filosofia
Caro Merlo, in tutti i Natali organizzati a casa della zia Marisa, lo zio Franco, intellettuale e penna illustre della testata per la quale scrive lei, portava il panettone, rigorosamente di Marchesi, con il gelato alla crema e io non amando canditi e uvette passavo ore a impiastricciarmi le mani. Mi sentivo figlia di un dio minore perché non riuscivo ad apprezzare quel sofisticatissimo e milanesissimo dolce. Secondo lei è più nobilmente aristocratico il panettone o si può trovare intellettuale e chic anche il pandoro?
Giuditta Mosetti, Milano
Lo chic non c’entra nulla. E infatti, pur con qualche eccezione, gli italiani, ricchi, poveri, plebei o aristocratici che siano, neppure immaginano un Natale senza il panettone. Siamo tutti come suo zio Franco Quadri, che infatti aveva grandi competenze e gusti raffinati di teatro e non di pasticceria. Un giorno Andy Warhol chiese a Oliviero Toscani, che lo fotografava, come mai gli italiani mangiano il panettone solo a Natale. «Perché prima e dopo mangiamo il pandoro» rispose Oliviero, che gli mandò quello che Ghigo a Torino chiama Nuvola. Va evitato, per precauzione, di farlo assaggiare a Chiara Ferragni.