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Boicottare non è un verbo di sinistra. Il potere dei padroni delle cliniche

(ansa)
Posta e risposta dell’11 dicembre 2025
2 minuti di lettura

Caro Merlo, boicottare Atreju servirebbe a qualcosa? A me pare che ci stiano andando tutti, più ancora che nelle feste dell’Unità che ero fiera di organizzare da ragazza. È un segno dei tempi, un brutto segnale del cambio d’epoca che ci tocca vivere? Lei avrebbe partecipato ad Atreju a un bel dibattito con Giuli su Pasolini?

Giorgia Locatelli — Roma

Quale che sia il motivo, fosse pure il solito salto sul carro del vincitore, è difficile negare che Atreju sia un successo, e dunque boicottare non è il verbo adatto per chi non andrà o non è andato. Boicottare significa infatti isolare, ostacolare, contrastare e impedire, e dunque chi boicotta da solo rischia l’umiliazione di boicottare sé stesso. Io non sono stato invitato, non è casa mia, in generale partecipo poco, ma non mi unirei mai a un boicottaggio, a nessun boicottaggio. In passato, quando la destra stava all’opposizione, non mi dispiaceva confrontarmi con Giuli anche perché i luoghi sconsacrati e boicottati mi attirano di più …

Caro Merlo, boicottare Atreju servirebbe a qualcosa? A me pare che ci stiano andando tutti, più ancora che nelle feste dell’Unità che ero fiera di organizzare da ragazza. È un segno dei tempi, un brutto segnale del cambio d’epoca che ci tocca vivere? Lei avrebbe partecipato ad Atreju a un bel dibattito con Giuli su Pasolini?

Giorgia Locatelli — Roma

Quale che sia il motivo, fosse pure il solito salto sul carro del vincitore, è difficile negare che Atreju sia un successo, e dunque boicottare non è il verbo adatto per chi non andrà o non è andato. Boicottare significa infatti isolare, ostacolare, contrastare e impedire, e dunque chi boicotta da solo rischia l’umiliazione di boicottare sé stesso. Io non sono stato invitato, non è casa mia, in generale partecipo poco, ma non mi unirei mai a un boicottaggio, a nessun boicottaggio. In passato, quando la destra stava all’opposizione, non mi dispiaceva confrontarmi con Giuli anche perché i luoghi sconsacrati e boicottati mi attirano di più di quelli consacrati e affollati com’è oggi Atreju. È solo così che si sta bene a sinistra, sicuramente è così che ci stava Pasolini.

Caro Francesco, sono un primario di Nefrologia & Dialisi in pensione. Insieme al dr. Antonio Paone (vedi Repubblica di ieri) ho fatto parte della commissione di vigilanza sulla dialisi nel Lazio. Allora, per entrare nella commissione, ho dovuto dichiarare che non avevo alcuna compromissione con la gestione privata della dialisi. Quindi provo profondo sconcerto nel constatare che il dottor Palumbo di cui si conosceva la disinvoltura, abbia potuto farne parte per anni. Evidentemente era protetto in alto loco. Il sistema dell’assistenza dialitica nel Lazio è molto compromesso con il privato, e di questo ne sono a conoscenza molti se non tutti.

Dr. Matteo Maurizio Mauro

L’inchiesta su Palumbo potrebbe diventare un’opportunità per la sanità del Lazio che è molto compromessa con il privato non perché i medici somiglino tutti a Palumbo, che non è vero, ma per lo strapotere degli imprenditori della sanità, che — si ripassi i nomi — sono legati alla politica. L’attacco alla sanità pubblica è politico e il governo Meloni è al servizio della sanità privata.

Caro Merlo, non crede che elevare il limite del contante a 10mila euro oltre che una spinta all’evasione, sia anche anche una carezza all’Italia premoderna che i soldi vuole vederli e toccarli?

Luigi Avolio — Sanremo

È vero, non solo i riciclatori e gli evasori, ma anche tanti buoni italiani conservano un rapporto di diffidenza con il danaro virtuale. E le carte di credito sono viste, non solo nel Sud, come lo strumento della rapacità delle banche, un pizzo legalizzato che ingrassa le famose élites sovranazionali. Il contante favorisce allo stesso tempo l’evasione e il populismo.

Caro Merlo, sono quasi sicura che “fare squadra” sia stato ghigliottinato, ma temo che “fare sistema” sia ancora in vita.

Livia Benincasa — Bruxelles

Ghigliottina collettiva anche per gli altri insopportabili tic in “aziendalese”: creare sinergia, feedback, team leader, follow-through e smart goal.

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