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Non è giusto ritoccare gli inni. Milano, omertà in pieno centro

La banda dell'esercito suona l'Inno di Mameli sul palco dell'Ariston a Sanremo (ansa)

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Posta e risposta di mercoledì 24 dicembre 2025
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Caro Merlo, alla fine chi deve giustificarsi delle baby squillo (o peggio) è Clinton e non Trump. Curioso, no?

Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)

Si devono giustificare entrambi e alla lunga Trump non riuscirà a nascondere le sue porcherie dietro le porcherie di Clinton.

Caro Francesco, ma perché hanno cambiato l’Inno di Mameli eliminando il «sì» finale? Non crede che gli inni non si debbano toccare?

Gianna Rosi, Napoli

No, gli inni non si dovrebbero toccare né per filologia né per filosofia. Penso che se ci mettessimo a revisionare l’Inno di Mameli, tra «dov’è la vittoria?» e «siam pronti alla morte», tra «calpesti, derisi perché siam divisi» e «ché schiava di Roma Iddio la creò», forse, alla fine, l’unica parte che supererebbe l’esame di modernità della marcetta che ci cinge la testa con elmi di Scipio è proprio il «sì» che è stato eliminato dal Quirinale.

Caro Merlo, scrivo per quel ragazzo che è stato derubato e umiliato da alcuni coetanei. Non me la prendo solo con i balordi v…

Caro Merlo, alla fine chi deve giustificarsi delle baby squillo (o peggio) è Clinton e non Trump. Curioso, no?

Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)

Si devono giustificare entrambi e alla lunga Trump non riuscirà a nascondere le sue porcherie dietro le porcherie di Clinton.

Caro Francesco, ma perché hanno cambiato l’Inno di Mameli eliminando il «sì» finale? Non crede che gli inni non si debbano toccare?

Gianna Rosi, Napoli

No, gli inni non si dovrebbero toccare né per filologia né per filosofia. Penso che se ci mettessimo a revisionare l’Inno di Mameli, tra «dov’è la vittoria?» e «siam pronti alla morte», tra «calpesti, derisi perché siam divisi» e «ché schiava di Roma Iddio la creò», forse, alla fine, l’unica parte che supererebbe l’esame di modernità della marcetta che ci cinge la testa con elmi di Scipio è proprio il «sì» che è stato eliminato dal Quirinale.

Caro Merlo, scrivo per quel ragazzo che è stato derubato e umiliato da alcuni coetanei. Non me la prendo solo con i balordi violenti, ma con chi ha visto e non è intervenuto, signori che forse hanno figli della stessa età, adulti “malati” di codardia. Non tutti gli adulti sono così. Dall’altra parte del mondo un adulto di cuore ha fermato una strage. E ora questo ragazzo sa cosa non deve diventare: un adulto indifferente.

Stefania Gasparri

Io non credo che sia stata indifferenza, ma viltà, quella stessa che apre Il giorno della civetta (1961): «facce di ciechi, senza sguardo» dinanzi al delitto. Erano infatti le otto di sera, a Milano, nell’affollato corso Buenos Aires e nessuno ha organizzato un soccorso. «Eppure sono le stesse persone — ha detto la madre della giovanissima vittima — che, tornando a casa, versano una lacrima vedendo le scene che arrivano dai teatri di guerra. Legittimo. Ma, non appena vedono un ragazzino in maglietta rimasto scalzo, a 4 gradi, e trascinato via da un gruppo, non fanno nulla. Non chiamano il 112, non seguono questo gruppo magari nascondendosi dietro a un palo, nulla». Certo, si può capire che dinanzi alla furia si rimanga paralizzati come dinanzi all’esondazione di un fiume, ed è facile essere eroi con il senno di poi. Però in questo caso, la viltà somiglia all’omissione di soccorso. I tanti testimoni, proprio perché tanti, potevano anche loro fare massa — massa è potere direbbe Canetti — , massa contro massa, folla contro branco.

Caro Francesco, non trovo una convincente risposta: da dove ha origine la smodata vocazione dei nostri ragazzi per gli studi di medicina? Matematica, fisica, chimica, ecc. sembrano aver perso la loro forza di attrazione. Che sia la rivincita di Ippocrate su Galileo?

Ledo Stefanini, Mantova

È vero, la nostra bandiera non è il tricolore ma il camice bianco. «È il mestiere più bello del mondo, ma non vi consiglio di farlo» dicono i medici e subito la sfida conquista i ragazzi. Sicuramente ha futuro perché aumentano i malati e non c’è malattia che la scienza non prometta di affrontare. Ed è emozionante sentirsi dire «dottore, la prego, mi guarisca» e riuscire a farlo.


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