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Zalone, ridere della malattia. Meloni, latinorum e filologia

Roma, 22 dicembre: Checco Zalone alla presentazione del film "Buen Camino" (agf)

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Posta e risposta di sabato 27 dicembre 2025
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Caro Merlo, ho visto inorridito la clip della canzone “Prostata Enflamada” del nuovo film di Checco Zalone. Sono in cura per un carcinoma prostatico e le assicuro che non c’è nulla di divertente e allegro. La sofferenza è sia fisica che psichica. Zalone credo abbia toccato il fondo proponendo al pubblico ludibrio e alle crasse risate una sofferenza di tanti uomini, traendone pure profitto.

Giovanni Ceri, Trento

Capisco il suo fastidio che nasce da una sofferenza che mi è purtroppo capitato di vedere da vicino. Ma credo che anche la comicità possa dare il suo piccolo conforto, provocare un breve e leggero sollievo. Ridere delle malattie non guarisce, ma aiuta ad affrontarle. Non ho visto l’ultimo Zalone, ma so che diverte proprio quando, senza grandi pretese, riesce a prendere con leggerezza le cose serie e con serietà le cose leggere. Mi pare una buona regola.

Caro Merlo, la presidente del Consiglio ha spiegato la frase “si vis pacem para bellum”. Ne ha attribuito la fonte a Publi…

Caro Merlo, ho visto inorridito la clip della canzone “Prostata Enflamada” del nuovo film di Checco Zalone. Sono in cura per un carcinoma prostatico e le assicuro che non c’è nulla di divertente e allegro. La sofferenza è sia fisica che psichica. Zalone credo abbia toccato il fondo proponendo al pubblico ludibrio e alle crasse risate una sofferenza di tanti uomini, traendone pure profitto.

Giovanni Ceri, Trento

Capisco il suo fastidio che nasce da una sofferenza che mi è purtroppo capitato di vedere da vicino. Ma credo che anche la comicità possa dare il suo piccolo conforto, provocare un breve e leggero sollievo. Ridere delle malattie non guarisce, ma aiuta ad affrontarle. Non ho visto l’ultimo Zalone, ma so che diverte proprio quando, senza grandi pretese, riesce a prendere con leggerezza le cose serie e con serietà le cose leggere. Mi pare una buona regola.

Caro Merlo, la presidente del Consiglio ha spiegato la frase “si vis pacem para bellum”. Ne ha attribuito la fonte a Publio Flavio Vegezio Renato, funzionario e scrittore romano del IV secolo, come si legge su Wikipedia, citato con sicurezza quasi a ostentare consuetudine con gli autori latini. Poi si è avventurata nell’etimologia di “deterrenza”. La spiegazione è stata: “de” vuol dire “via da” e “terrenza” deriva da “terr?re” (sdrucciola), “atterrire”. Il latino è lingua rigorosa: doveva dire terr?re (piana), verbo della seconda coniugazione.

Italo Tordini

Sul pacifismo Giorgia Meloni ha tristemente ragione, ma lo ha imbrattato di latinorum, perché non ha resistito alla vanagloria di dire: «Io sono un’appassionata dell’etimologia della parola perché l’etimologia della parola racconta il senso più profondo di quello che noi diciamo». Ecco, se avesse evitato questa boria filologica (“s’è allargata” dicono a Roma), l’errore dell’accentazione latina sarebbe stato perdonabile e perdonato. Esibendo invece competenze da filologa classica, che nessuno le richiede, ha evocato la perizia di Totò quando detta la lettera a Peppino. Solo per questo alla fine il suo pronunziare terrere con l’accento sulla terzultima sillaba invece che sulla penultima somiglia a “apri una parente”.

Caro Francesco, dopo una prima orribile meraviglia per i “cacciatori” italiani che andavano in Bosnia a sparare sui civili, ora non se ne parla più. Si è forse scoperto qualche nome eccellente per cui è meglio non parlarne più?

Ettore Grassi, Sesto San Giovanni (Milano)

Non si è scoperto proprio niente. I delitti, anche quelli meno orribili e più verosimili, vanno provati e non declamati.

Caro Merlo, l’Etna si è ripresa la scena anche in questo fine anno. È lei che ha scritto che «la montagna è d’accordo con l’ente del turismo»?

Enza Ferrara, Catania

È come se la cenere dell’Etna, che è il “quinto elemento” della filosofia, quello che, secondo Aristotele «non è acqua, non è aria, non è terra e non è fuoco», rispettasse il calendario. Si sparge infatti sulle città che ai suoi piedi soffrono di mal di vivere e tutti festeggiano la Pasqua, il Ferragosto, il Natale e il Capodanno tossendo, lacrimando e starnutendo.


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