Caro Merlo, ho letto adesso quel che Simone de Beauvoir scrisse di Brigitte Bardot e mi sembra che niente di meglio sia stato scritto, neppure in occasione della sua morte.
Laura Traverso, Genova
Scritto nel 1960, è il testo classico della “bardolatria” che tutti hanno copiato e che, di nuovo, oggi sta ispirando, inconsapevolmente e pigramente, quasi tutti gli epitaffi. Surrogato di una donna reale, Brigitte Bardot è stata l’invenzione dei maschi onanisti, il corpo-illusione della liberazione o rivoluzione sessuale, l’icona del piacere contro le frustrazioni sessuofobiche e l’immaturità di una generazione che violentemente usciva da un’educazione repressa, in un’Europa popolata da preti, suore e miracoli, Fatima e Lourdes, i manifesti dei film strappati dai muri perché giudicati osceni, i monumenti con la foglia di fico sui genitali, le televisioni censurate. Bardot era la donna che nel 1958, nel suo stand all’Esposizione universale di Bruxelles, il Vaticano scelse come immagine del…
Caro Merlo, ho letto adesso quel che Simone de Beauvoir scrisse di Brigitte Bardot e mi sembra che niente di meglio sia stato scritto, neppure in occasione della sua morte.
Laura Traverso, Genova
Scritto nel 1960, è il testo classico della “bardolatria” che tutti hanno copiato e che, di nuovo, oggi sta ispirando, inconsapevolmente e pigramente, quasi tutti gli epitaffi. Surrogato di una donna reale, Brigitte Bardot è stata l’invenzione dei maschi onanisti, il corpo-illusione della liberazione o rivoluzione sessuale, l’icona del piacere contro le frustrazioni sessuofobiche e l’immaturità di una generazione che violentemente usciva da un’educazione repressa, in un’Europa popolata da preti, suore e miracoli, Fatima e Lourdes, i manifesti dei film strappati dai muri perché giudicati osceni, i monumenti con la foglia di fico sui genitali, le televisioni censurate. Bardot era la donna che nel 1958, nel suo stand all’Esposizione universale di Bruxelles, il Vaticano scelse come immagine del male. La foto della lussuria era quella di Brigitte che ballava il mambo mentre Trintignant la guardava perduto e perdente: Et Dieu crea la femme.
Caro Merlo, che stranezza che la lettrice Sara Prando possa stranirsi di immaginare che le farmacie vendano i giornali. A parte l’ironia, nella Farmacia di Riardo, Repubblica si legge e non da ora. E non serve prescrizione.
Sergio Munno, farmacia di Riardo (Caserta)
Chissà che non torni l’epoca in cui nelle farmacie si riunivano gli intellettuali e i poeti. Eugenio Scalfari ha raccontato ad Antonio Gnoli e a me (Grand Hotel Scalfari, Marsilio) che a Vibo Valentia ce n’erano due, una di destra, e l’altra di sinistra e massonica, frequentata da suo nonno, Eugenio Leoluca Scalfari, preside del liceo, prof di latino e italiano, e Maestro venerabile.
Caro Merlo, “Buen Camino” è il peggior Zalone di sempre, con attori non credibili e battute da Bagaglino. Certamente fasulli l’accostamento con Sordi, i rapporti padre/figlia e il cammino della redenzione verso Santiago di Compostela. La trama è un inconsistente supporto a battute neppure originali e spesso infelici (su Gaza e l’olocausto). Eppure il pubblico ride: 12 milioni di incasso in due giorni. Far dimenticare gli angosciosi tempi è forse l’unico merito di Zalone.
Andrea La Francesca, Novara
È dal 2012 che la critica sapienziale sottopone la comicità spensierata di Zalone, che è vincente perché fa ridere gli italiani, a un accanimento filologico, con una seriosità grottesca che sembra inventata dallo stesso Zalone, per riderne.
Caro Merlo, ho provato per ben due volte l’ebbrezza del Frecciarossa Venezia-Torino, con ritardo di 50 minuti, causa «estranei non autorizzati lungo i binari».
Gloria Moretti, Cuneo
Nel linguaggio sconclusionato che annuncia i ritardi dei treni, «gli estranei lungo i binari» forse rimanda ai suicidi, tema “coperto” dalla paura del contagio. Mauro Moretti, quando non era più amministratore delegato delle Fs, mi disse che il numero dei suicidi sui binari è molto inquietante.