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Grillo e il “reato di padre”. Ci tocca stare con Maduro

Beppe Grillo (ansa)

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Posta e risposta del 4 gennaio 2026
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Caro Merlo, eccoci di fronte alla politica come “parole sprecate, usate come coriandoli, e responsabilità lasciate cadere per terra come scontrini vecchi”. Sono riflessioni di Beppe Grillo, che, tornato in scena, nel suo blog si addolora della politica senza progetti e idee, ormai solo gesto teatrale. Ma non è stato proprio lui l’inventore dell’urlo giacobino “apriamo il Parlamento come una scatoletta di tonno!”, ovvero del grand guignol fine a sé stesso? L’Elevato depreca di essere ridotto al silenzio: ma a tagliargli la lingua è stato il suo successore con la pochette, Giuseppe Conte, che anima pure lui la vuota rappresentazione e fa di continuo un passo avanti e due indietro, come diceva Lenin di buona memoria! Non le sembrano ipocrite queste considerazioni sulla politica-spettacolo da parte di chi inneggiava alla rivolta del “Vaffa”?

Mirella Serri

Grillo fa pena perché è disperato. Penso che l’ipocrisia sia la risorsa obbligata di tutti i politici. Anche i migliori, per opportun…

Caro Merlo, eccoci di fronte alla politica come “parole sprecate, usate come coriandoli, e responsabilità lasciate cadere per terra come scontrini vecchi”. Sono riflessioni di Beppe Grillo, che, tornato in scena, nel suo blog si addolora della politica senza progetti e idee, ormai solo gesto teatrale. Ma non è stato proprio lui l’inventore dell’urlo giacobino “apriamo il Parlamento come una scatoletta di tonno!”, ovvero del grand guignol fine a sé stesso? L’Elevato depreca di essere ridotto al silenzio: ma a tagliargli la lingua è stato il suo successore con la pochette, Giuseppe Conte, che anima pure lui la vuota rappresentazione e fa di continuo un passo avanti e due indietro, come diceva Lenin di buona memoria! Non le sembrano ipocrite queste considerazioni sulla politica-spettacolo da parte di chi inneggiava alla rivolta del “Vaffa”?

Mirella Serri

Grillo fa pena perché è disperato. Penso che l’ipocrisia sia la risorsa obbligata di tutti i politici. Anche i migliori, per opportunità, per convenienza o per bisogno di verità, prima o poi si liberano di un pezzo di sé e diventano ex: ex missini, come Meloni e La Russa, ex democristiani come Prodi e Franceschini, ex comunisti, ex socialisti, ex liberali, ex vaffa. In questo Paese tutti sono ex, in lotta ipocrita contro le proprie ombre, come Grillo. Ma quando Grillo dice, come diceva Berlusconi, che in Italia “la giustizia viene usata come una clava”, non penso più all’ipocrisia, ma al suo figlio dannato e all’orribile reato per il quale è stato condannato. Si dice che la vita di un figlio, con le sue colpe e i suoi meriti, stia sulle spalle del padre e qualcuno pensa che nei delitti dei figli sia ipotizzabile il “reato di padre”. Insomma trovo comprensibile che per non dimettersi da padre — sola pena possibile — Grillo non creda al delitto e si rifugi nella persecuzione giudiziaria. Poi però chiudo gli occhi e lo rivedo quando voleva mandare tutti in galera e mostrava sul web le prigioni, celle individuali, ciascuna con la sua targhetta, e invitava i suoi selvaggi a fare — eccola di nuovo — Giustizia, accompagnata dallo sputo contro i giornalisti, il presidente della repubblica, gli scienziati, gli operai… A questo punto, per non cedere all’orribile “ben ti sta” del quale mi vergognerei, sento crescere la pena per la disperazione dell’ex giustizialista che dal figlio è stato piegato e piagato.

Caro Merlo, se ora non gli danno il Nobel per la pace, allora c’è “qualcosa che è andato storto” (Tajani, su Crans- Montana, ieri).

Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)

“C’è qualcosa che è andato storto” è una formula difensiva, un marchingegno retorico che permette di giustificare, senza peraltro esibire alcuna giustificazione, il nostro avvilimento. Trump — l’America — ci sta costringendo a stare dalla parte di Maduro, che è il peggiore dei dittatori sudamericani.

Caro Merlo: “ah la Svizzera!”, invidiato modello di efficienza tutto “ordine e disciplina”.

Renato Mongiat — Besnate (Varese)

La tragedia di Cras-Montana non è una cattiva azione senza autore, ma la Svizzera ne è vittima e non carnefice.

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