Caro Merlo, leggo su tanti giornali che Madonna ha registrato la canzone di Patty Pravo “La bambola”, per una campagna pubblicitaria. Per la precisione, il brano non è “di” Patty Pravo: lo scrissero nel 1968 Ruggero Cini, Bruno Zambrini (musica) e Francesco Migliacci (versi). Patty Pravo la cantò. Si potrà dire che la mia è una precisazione di carattere corporativo, in difesa del ruolo dell’autore. E se anche fosse, pazienza.
Nicola Piovani
Caro maestro Piovani, è vero, ed è una sciatteria che alimenta l’ignoranza, visto che, per cominciare, dalla Nona “di” Beethoven sparisce Schiller, che è il “paroliere” dell’Inno alla gioia, usato dovunque, dall’Unione europea a “I fatti vostri” sino alle suonerie dei cellulari. A me, però, non sconcerta Debussy e il Clair de Lune di Valery, ma il “paradosso Pallavicini” che sparisce da Azzurro, contesa da Paolo Conte che la compose per la voce di Celentano che se ne appropriò. E però cosa sarebbe Azzurro senza il treno dei desideri, l’Africa in …
Caro Merlo, leggo su tanti giornali che Madonna ha registrato la canzone di Patty Pravo “La bambola”, per una campagna pubblicitaria. Per la precisione, il brano non è “di” Patty Pravo: lo scrissero nel 1968 Ruggero Cini, Bruno Zambrini (musica) e Francesco Migliacci (versi). Patty Pravo la cantò. Si potrà dire che la mia è una precisazione di carattere corporativo, in difesa del ruolo dell’autore. E se anche fosse, pazienza.
Nicola Piovani
Caro maestro Piovani, è vero, ed è una sciatteria che alimenta l’ignoranza, visto che, per cominciare, dalla Nona “di” Beethoven sparisce Schiller, che è il “paroliere” dell’Inno alla gioia, usato dovunque, dall’Unione europea a “I fatti vostri” sino alle suonerie dei cellulari. A me, però, non sconcerta Debussy e il Clair de Lune di Valery, ma il “paradosso Pallavicini” che sparisce da Azzurro, contesa da Paolo Conte che la compose per la voce di Celentano che se ne appropriò. E però cosa sarebbe Azzurro senza il treno dei desideri, l’Africa in giardino e un prete per chiacchierar? Credo che purtroppo l’autore, Pallavicini appunto, sia stato ricordato solo nei necrologi. E che dire del Don Giovanni “di” Michieletto? Infine, troppo spesso dimentica Cerami chi evoca Canti di scena, La Cantata del fiore e la Cantata del buffo di Piovani.
Caro Merlo, nell’aprire oggi la pag.7 della cronaca di Roma ho avuto un tuffo al cuore nel leggere due articoli belli sul “Bar San Calisto”, meta preferita di tanti anni fa, quando si scendeva con la 500 da Monteverde Vecchio a Trastevere in folle, per risparmiare sulla benzina. Scorrendo velocemente la pagina ero sicuro di trovare un piccolo riferimento a Stefano Rosso, autore di una bellissima, struggente canzone/poesia dedicata a Santa Maria in Trastevere. Sono rimasto un po’ deluso ma neanche più di tanto, atteso che Stefano Rosso, scomparso prematuramente nel settembre del 2008, è stato un po’ dimenticato da tutto il mondo che gira attorno alla musica odierna, lui che scriveva di “Santa Maria del Fosso Barricata San Callisto”, oltre che altri pezzi indimenticabili quali “Letto 26”, “Una storia disonesta”, “E allora senti cosa fo” e tantissime altre.
Antonio Maria Rottino ex componente della band “RossoVivo”
Le credo sulla parola. Mi ricordo un bar Anni Settanta, un po’ malmesso come l’Italia di quell’epoca, ma simpaticamente al sole. Penso che facciano bene a rifarlo, rispettando, come si augura la nostra bravissima Valentina Lupia, la sua storia di accoglienza che, sia pur raramente, anche a me è capitato di sperimentare. Spero che, nel locale ripulito, il prezzo del caffè resterà a 90 centesimi.
Caro Merlo cosa ci può essere dietro alla scelta di Brigitte Bardot di lasciare tutto il suo patrimonio alla sua fondazione per l’aiuto agli animali e nulla ai suoi cari?
Giuditta Mosetti – Milano
Si sa che i suoi cari erano gli animali, che considerava migliori degli uomini. Spero che tutti, anche i giudici, rispettino le sue scelte.