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Gli inglesi e i sotterranei cinesi. Costruire i ponti è di sinistra

Pechino, 30 gennaio: il premier britannico Keir Starmer in Cina (agf)

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Posta e risposta di sabato 31 gennaio 2026
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Caro Merlo, dopo il canadese Carney anche il primo ministro del Regno Unito Starmer è andato a fare accordi con Xi Jinping. E ora tocca al tedesco Merz. Starmer rivendica il pragmatismo ma fa impressione che Londra abbia scelto come partner privilegiato la grande, misteriosa Cina che non rispetta i diritti umani.

Gloria Lisitano, Londra

È vero, fa impressione che gli inglesi possano entrare per un mese in Cina senza visto considerando che noi non possiamo entrare in Inghilterra senza visto. A Londra, accanto al Tower Bridge, vicinissimo alla City, la Cina ha affidato al grande architetto inglese David Chipperfield (premio Pritzker) la nuova enorme ambasciata di 20mila metri quadri, con misteriosi sotterranei — molte stanze e corridoi — di cui non si conosce l’uso. La radio della Bbc ha intervistato la ventenne dissidente di Hong Kong Chloe Cheung, preoccupatissima di finire, un giorno, in quei sotterranei perché su di lei il governo di Pechino ha messo una taglia di un milione di do…

Caro Merlo, dopo il canadese Carney anche il primo ministro del Regno Unito Starmer è andato a fare accordi con Xi Jinping. E ora tocca al tedesco Merz. Starmer rivendica il pragmatismo ma fa impressione che Londra abbia scelto come partner privilegiato la grande, misteriosa Cina che non rispetta i diritti umani.

Gloria Lisitano, Londra

È vero, fa impressione che gli inglesi possano entrare per un mese in Cina senza visto considerando che noi non possiamo entrare in Inghilterra senza visto. A Londra, accanto al Tower Bridge, vicinissimo alla City, la Cina ha affidato al grande architetto inglese David Chipperfield (premio Pritzker) la nuova enorme ambasciata di 20mila metri quadri, con misteriosi sotterranei — molte stanze e corridoi — di cui non si conosce l’uso. La radio della Bbc ha intervistato la ventenne dissidente di Hong Kong Chloe Cheung, preoccupatissima di finire, un giorno, in quei sotterranei perché su di lei il governo di Pechino ha messo una taglia di un milione di dollari di Hong Kong (circa 100mila sterline). Più in generale i cinesi rifugiati in Inghilterra si sentono meno protetti nell’isola della libertà. Ha fatto un ottimo lavoro, il vecchio Trump.

Caro Merlo, ho letto la sua appassionata risposta su Niscemi e ricordando i suoi articoli, altrettanto belli, a favore del ponte sullo Stretto, le chiedo cosa pensa della contrapposizione tra il Ponte e le case di Niscemi. E cosa si dovrebbe fare per costruirlo davvero questo ponte sullo Stretto oltre che toglierlo di mano a Salvini?

Amanda Lisi, Reggio Calabria

L’uomo è nato per fare ponti che sono civiltà e sono di… sinistra. Non esiste una riva che non possa essere raggiunta dal ponte, un vuoto che il ponte non riesca a beffare. Invece in Italia — solo in Italia — il ponte è ormai sinonimo di megalomania e di impotenza. Il governo che davvero volesse coraggiosamente realizzare un’opera così bella e problematica, così amata e così contestata, dovrebbe conquistarsi il consenso con un pubblico processo, all’inglese, una public inquiry. Il peggior modo di ammazzare questo vecchio sogno della sinistra meridionalista è stato consegnarlo a Salvini. Non si possono affidare i ponti, quelli fatti e quelli da fare, a un demagogo pataccaro. E però è demagogia anche il giochetto, “ci vuole un acquedotto e non un ponte”, “meglio gli ospedali del ponte”, “costruiamo case sicure a Niscemi invece di fare il ponte”. Sento questi ritornelli da così tanto tempo che la Sicilia, non avendo fatto il ponte, dovrebbe avere acquedotti modernissimi, ospedali modello e l’intero suo territorio in sicurezza.

Caro Merlo, Springsteen ha scritto una ballata “Streets of Minneapolis” che rilancia la canzone d’impegno ma con tutta evidenza non ha la forza di diventare un inno anti Trump.

Lea Morelli, Torino

Costruito con l’emozione e non con l’orchestra, un inno non è una canzone, ma la spezia identitaria, il sentimento e la forza di una comunità. Forse non c’è l’inno perché non c’è ancora la comunità.


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