Caro Merlo, cosa pensi dell’irrequietezza abitativa degli ultimi Papi? Basta con il lussuoso appartamento al terzo piano del Palazzo Apostolico, aveva sentenziato Papa Bergoglio, preferendo Casa Santa Marta. Leone XIV, invece, traslocherà a breve dal piano nobile negli essenziali e minimalisti “soffittoni”. È un pontefice pop che vive in mansarda, con palestra, pesi e strumenti ginnici? Oppure è l’immagine di una Chiesa che, salendo verso il cielo, vuole avvicinarsi alla concretezza terrena dei sogni piccolo borghesi dei giovani bohemien, di tutti quelli che “vorrei — una penthouse con terrazza panoramica — ma non posso” e si accontentano di un sottotetto con vista cielo.
Mirella Serri
Cara Mirella, mi ricordi la tua omonima Mirella (Freni) quando cantava “Mi chiamano Mimì” e spiegava la propria vita in mansarda a Rodolfo, che abitava nella mansarda di fronte: ”Sola mi fo il pranzo da me stessa./ Non vado sempre a Messa,/ ma prego assai il Signor./ Vivo sola, soletta,/ là in una bia…
Caro Merlo, cosa pensi dell’irrequietezza abitativa degli ultimi Papi? Basta con il lussuoso appartamento al terzo piano del Palazzo Apostolico, aveva sentenziato Papa Bergoglio, preferendo Casa Santa Marta. Leone XIV, invece, traslocherà a breve dal piano nobile negli essenziali e minimalisti “soffittoni”. È un pontefice pop che vive in mansarda, con palestra, pesi e strumenti ginnici? Oppure è l’immagine di una Chiesa che, salendo verso il cielo, vuole avvicinarsi alla concretezza terrena dei sogni piccolo borghesi dei giovani bohemien, di tutti quelli che “vorrei — una penthouse con terrazza panoramica — ma non posso” e si accontentano di un sottotetto con vista cielo.
Mirella Serri
Cara Mirella, mi ricordi la tua omonima Mirella (Freni) quando cantava “Mi chiamano Mimì” e spiegava la propria vita in mansarda a Rodolfo, che abitava nella mansarda di fronte: ”Sola mi fo il pranzo da me stessa./ Non vado sempre a Messa,/ ma prego assai il Signor./ Vivo sola, soletta,/ là in una bianca cameretta; / guardo sui tetti e in cielo, /ma quando vien lo sgelo,/ il primo sole è mio” e la musica di Puccini a questo punto ti fa “sentire” il sole: La bohème è tutta qui. E finalmente viene fuori con questa scelta da artista scapigliato il carattere di Papa Prevost che, anch’egli non tradizionale come Francesco, è tuttavia in opposizione alla sua modestia. Già Vogue lo aveva inserito nella classifica dei “meglio vestiti del 2025”. E ora la mansarda, intima e romantica, introduce un accenno di libertà e ribellione. A noi scalfariani radical-chic piace molto questo vatican-chic.
Caro Merlo, se questi tempi di dolore e la tragedia di Niscemi possono ancora essere in parte esorcizzate con le parole, grazie, Francesco per la tua riflessione di ieri rispondendo al lettore di Pachino. E grazie per aver citato l’indimenticabile (e dimenticato) Mario Gori. Un abbraccio
Carmelo Arezzo — Ragusa
Del poeta niscemese Mario Gori ho citato pochi versi in dialetto. Mi parevano comprensibili e, per mancanza di spazio, non li ho tradotti. Molti lettori se ne sono lamentati. Rieccoli: Aviva na bannera e si strazzau,/ aviva na speranza e si finiu, lu / me’ distinu si sfanfarazzau. / La mala stidda ca mi dessi Diu / non luci cchiù, pi sempri si scurau / e c’è la notti na lu cori miu. Avevo una bandiera e si è stracciata, avevo una speranza ed è finita, il mio destino si è spampanato. La cattiva stella che mi diede Dio non luce più, e c’è la notte nel cuore mio.
Caro Merlo, forse per via dell’età quando sento “un miliardo” penso a Paperon dei Paperoni che si tuffa nell’oro. Faccio fatica a immaginare i moltissimi miliardi, di dollari ovviamente, che Musk, Trump, Apple, Google, Amazon, Nvidia ecc. investono, minacciano, scambiano, guadagnano (regalano mai) ogni giorno. Ma saranno tutti veri?
Sergio Vedovato
Sono veri, e anche quelli virtuali fanno profitti veri. Il miliardo ha sostituito il milione come numero dell’abbondanza non solo per l’inflazione, ma soprattutto perché non c’era mai stata nella storia dell’umanità tante gente così tanto ricca. E nessuno spettro si aggira.