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Catania e la festa del dio mafioso.Gabrielli, come difendere la polizia

La festa di Sant'Agata 
Posta e risposta del 5 febbraio 2026
2 minuti di lettura

Caro Merlo, novecento anni fa le reliquie di Sant’Agata furono ricondotte a Catania dai soldati Gisliberto e Goselmo. Oggi 5 febbraio il capoluogo etneo si ritrova nel dì di festa, l’unico in cui non ci sente soli, parafrasando Sciascia. Nella “società liquida” che viviamo, cosa può rappresentare una celebrazione del genere?

Andrea Giuseppe Cerra - Linguaglossa (Catania)

Caro professor Cerra, dopo averle ghigliottinato la “società liquida”, le confesso che è una festa degenerata che mi ha sempre fatto orrore. L’amatissimo don Resca, che purtroppo è mancato nel novembre scorso, con un piccolo gruppo di preti scappava via “perché lì c’è il Dio mafioso e non c’è il Dio cristiano”. Sognava una chiesa coraggiosa che distinguesse la religiosità dalla fede e dunque cacciasse da lì non solo i devoti mafiosi, ma i preti che sulla vara e sul fercolo raccolgono soldi e candele, mescolano le messe con le scommesse. Io penso che sia la festa di un popolo che non è devoto ma disperato, come in Gu…

Caro Merlo, novecento anni fa le reliquie di Sant’Agata furono ricondotte a Catania dai soldati Gisliberto e Goselmo. Oggi 5 febbraio il capoluogo etneo si ritrova nel dì di festa, l’unico in cui non ci sente soli, parafrasando Sciascia. Nella “società liquida” che viviamo, cosa può rappresentare una celebrazione del genere?

Andrea Giuseppe Cerra - Linguaglossa (Catania)

Caro professor Cerra, dopo averle ghigliottinato la “società liquida”, le confesso che è una festa degenerata che mi ha sempre fatto orrore. L’amatissimo don Resca, che purtroppo è mancato nel novembre scorso, con un piccolo gruppo di preti scappava via “perché lì c’è il Dio mafioso e non c’è il Dio cristiano”. Sognava una chiesa coraggiosa che distinguesse la religiosità dalla fede e dunque cacciasse da lì non solo i devoti mafiosi, ma i preti che sulla vara e sul fercolo raccolgono soldi e candele, mescolano le messe con le scommesse. Io penso che sia la festa di un popolo che non è devoto ma disperato, come in Guatemala, in India, in Sudamerica: fumo, sai bianchi, le candelore portate a spalla, il tesoro, la cera sull’asfalto, e poi miracoli, guarigioni, il bisogno di lavoro. Persino l’odore del caramello è stato sostituito dai fumi infernali dell’arrosto di cavallo — “arrusti e mangia”: “canni pi cumannari, canni pi futtiri, canni pi mangiari”.

Caro Merlo, pur non volendo entrare nelle beghe interne di un partito lontanissimo da me, sarebbe giusto che Salvini, che ha fortemente voluto e coccolato Vannacci, si dimettesse da segretario della Lega.

Massimo Bosi — Faenza

Suvvia, ci mettiamo a chiedere anche le dimissioni del segretario della Lega, noi che ne siamo lontanissimi? Le dimissioni misurano anche la grandezza politica e il prestigio di chi le chiede. E se le chiedi a ripetizione e non riesci a ottenerne mai una, abbassi un poco alla volta la soglia della tua autorevolezza, della tua credibilità e persino della tua serietà.

Caro Merlo, si parla insistentemente e secondo me giustamente di indipendenza e imparzialità della magistratura. Altrettanto farei per prefetti e questori. Piantedosi lo è stato nella sua lunga carriera?

Diego Pirrone

Ecco il giudizio che, quando fu nominato, lo riassumeva: “Da prefetto era dotato, non aveva mai fatto politica. E la sua dote stava nel non occuparsene”. Ministro degli Interni dal 2022 ha messo la tecnica e la sapienza del funzionario al servizio di tutte le ferocie della nuova Italia, soprattutto contro i migranti, ma senza camicie nere e proclami alla Salvini.

Caro Merlo, l’intervista di Carlo Bonini a Franco Gabrielli mi ha riconciliato per qualche minuto con la ragione. Terminata la lettura ho alzato gli occhi e mi sono ritrovato nuovamente nel clima da bar che ormai invade questo paese. Per poco, ma è stato bello.

Daniele Mosconi - Fondi

Condivido e riassumo quel che l’ex capo della polizia Gabrielli ha detto a Bonini: “Chi indossa la divisa va difeso dai delinquenti che l’aggrediscono e da chi fa propaganda sulla sua pelle. Una democrazia sa e può difendersi da ciò che la minaccia senza snaturarsi”.

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