✕

Il rugby somiglia alla democrazia. Del Vecchio e l’Italia del ghigno

Ascolta l'audio

Posta e risposta del 17 febbraio
2 minuti di lettura

Caro Merlo, per il Sei Nazioni, stadi pieni di tifosi allegramente mescolati, inni a squarciagola, allenatori in tribuna, forza e velocità senza falli cattivi né manfrine. L’arbitro decide, spiega e nessuno osa discutere. Alla fine gli abbracci e i vincitori che applaudono gli sconfitti. Il rugby, che sport.

Andrea Lovaria - Milano

Nei paesi di cultura britannica, il rugby è una specie di educazione civica che viene praticata nelle scuole, è un codice d’onore che fa parte del romanzo di formazione di ciascuno e di tutti. Non si può amare il rugby senza condividere i suoi valori che, fuor di retorica, vanno dalla lealtà allo spirito di squadra, dal coraggio al rispetto degli avversari, e coinvolgono non solo i giocatori e i dirigenti, ma anche i tifosi che più sono appassionati e più si riconoscono, come in uno specchio, nei tifosi del campo avverso. Rimane però un gioco di forza, senza mai violenza né cattiveria né furbizia, ma di forza, dove è molto facile farsi male. L’ Italia, che …

Caro Merlo, per il Sei Nazioni, stadi pieni di tifosi allegramente mescolati, inni a squarciagola, allenatori in tribuna, forza e velocità senza falli cattivi né manfrine. L’arbitro decide, spiega e nessuno osa discutere. Alla fine gli abbracci e i vincitori che applaudono gli sconfitti. Il rugby, che sport.

Andrea Lovaria - Milano

Nei paesi di cultura britannica, il rugby è una specie di educazione civica che viene praticata nelle scuole, è un codice d’onore che fa parte del romanzo di formazione di ciascuno e di tutti. Non si può amare il rugby senza condividere i suoi valori che, fuor di retorica, vanno dalla lealtà allo spirito di squadra, dal coraggio al rispetto degli avversari, e coinvolgono non solo i giocatori e i dirigenti, ma anche i tifosi che più sono appassionati e più si riconoscono, come in uno specchio, nei tifosi del campo avverso. Rimane però un gioco di forza, senza mai violenza né cattiveria né furbizia, ma di forza, dove è molto facile farsi male. L’ Italia, che non sembra adatta neppure fisicamente al rugby, ha tuttavia una bella squadra che, in questo Sei Nazioni, ha battuto la Scozia e ha perduto bene in Irlanda. Amato da una minoranza di italiani, diciamo così “all’inglese”, il rugby è il gioco che più somiglia alla democrazia.

Caro Merlo, ho visto alcuni stralci dell’intervista della Gruber a L.M. Del Vecchio. Essendomi trovato in passato in simili frangenti a causa di emotività e non abitudine a certe situazioni pubbliche, ho trovato eccessive le impietose prese in giro e imitazioni che ha ricevuto. Capisco che una persona potente, miliardaria e privilegiata si attiri sberleffi e attacchi, ma ho pensato che siano anche dovuti al fatto che in questa società ci è richiesto, e ci si aspetta, di sempre essere perfetti, performanti, in controllo. Credo che anche un miliardario, al di là del suo patrimonio, sia una persona con le stesse debolezze delle persone comuni.

Francesco Fabiano

Caro Fabiano, in Italia ci sono ricchi e ricche che si espongono solo con giornalisti di loro “fiducia”. Il giovane Del Vecchio ha il merito di aver scelto l’intervista vera, non addomesticata, e si è rivelato emotivamente inadeguato. La” psicoanalisi” chiama queste brutte figure “ansia di prestazione”. Val la pena impegnarsi a superarla. Se riuscisse a mostrarsi migliore. Del Vecchio si accorgerebbe che gli stessi che lo hanno preso in giro si spellerebbero le mani. In Italia non c’è niente di più instabile del ghigno degli invidiosi.

Caro Merlo, per la ghigliottina delle immagini-tic ho tre proposte olimpiche: i cuoricini con le mani, il mordere le medaglie, l’inno con le mani sul cuore.

Renato Salvatici - Firenze

Anche io preferisco la sobrietà composta, ma capisco che a volte l’entusiasmo sia irresistibile. Credo, tuttavia, che nei momenti di felicità (e di infelicità) venga fuori la verità delle persone. Ebbene, i cuoricini, il morso alla medaglia e la mano sul cuore esprimono banalità, rivelano conformismo e mancanza di fantasia. È come, dire dopo l’applauso (a Sanremo, allo Strega…): “ho una sola parola: grazie”. Ghigliottina

Leggi i commenti