Caro Merlo, da destra ricicciano quella frase demenziale di Almirante (“se il colpevole è dei nostri, allora pena doppia”) che è la summa di tante ingiustizie: si governa in nome di tutti e non dei nostri o dei vostri; la pena deve essere equa, giusta, non doppia. Proprio vero: la destra è rimasta dove è sempre stata.
Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)
Spacciata per moralità severa ma giusta, l’idea roboante che il poliziotto che commette reati meriterebbe il doppio della pena, è un corollario del fanatismo. Alla base c’è la pretesa dell’obbedienza assoluta alle regole, ai valori, al dux, al leader, al partito, alla chiesa, al “dovere”, all’onore di una divisa, al giuramento a un’ideale, a una bandiera, a un’appartenenza, a una religione. È una mostruosità da regime del terrore rendere spietata la punizione al soldato del proprio schieramento, al militante, al compagno, al camerata. Almirante, con onestà, riproponeva e declamava per il Msi la retorica fascista che lo aveva form…
Caro Merlo, da destra ricicciano quella frase demenziale di Almirante (“se il colpevole è dei nostri, allora pena doppia”) che è la summa di tante ingiustizie: si governa in nome di tutti e non dei nostri o dei vostri; la pena deve essere equa, giusta, non doppia. Proprio vero: la destra è rimasta dove è sempre stata.
Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)
Spacciata per moralità severa ma giusta, l’idea roboante che il poliziotto che commette reati meriterebbe il doppio della pena, è un corollario del fanatismo. Alla base c’è la pretesa dell’obbedienza assoluta alle regole, ai valori, al dux, al leader, al partito, alla chiesa, al “dovere”, all’onore di una divisa, al giuramento a un’ideale, a una bandiera, a un’appartenenza, a una religione. È una mostruosità da regime del terrore rendere spietata la punizione al soldato del proprio schieramento, al militante, al compagno, al camerata. Almirante, con onestà, riproponeva e declamava per il Msi la retorica fascista che lo aveva formato e che non aveva mai rinnegato. Stalin schierava il battaglione di disciplina per controllare alle spalle i propri soldati durante il combattimento e uccidere, come fossero disertori, quelli che solo esitavano o si impaurivano. E la chiesa bruciava gli eretici e la mafia incapretta i pentiti. Attenzione però, lo stesso fanatismo ha una faccia uguale e contraria: la complicità verso “il compagno che sbaglia”, la speciale benevolenza, la protezione e la difesa del militante o del collega poliziotto che, come ora dice Cinturrino di sé stesso, ha “perso la testa”, ha commesso il male stando però dalla parte giusta, che è sempre la nostra. Ho letto che Cinturrino, al quale come a un’enciclopedia del male attribuiscono di tutto, avrebbe detto: “Ho perso la testa, mi sono spaventato per quello che ho fatto e per quello che poi sarebbe successo a me e alla mia famiglia, perché sappiamo come vanno in Italia i procedimenti alle forze dell’ordine”. Ecco, come vanno secondo Cinturrino?
Caro Merlo, l’ultima cosa che vorrei fare è correggerla, ma nel film I soliti ignoti i ladri hanno rubato pasta e ceci e non fagioli.
Sergio Soraci — Roma
Fu un clamoroso errore di Monicelli. Il cibo per i malviventi, i duri, i banditi e persino per gli angeli, quelli che danno pugni, non sono i ceci, ma i fagioli.
Caro Francesco, qualcuno nei dialoghi del film The Singers dice che “cantare una canzone è come raccontare una storia”.
Sara Prando — Milano
Musica e parola, voce e corpo: Mike Young, che interpreta il barista di colore, canta una famosa canzone del 1955: Unchained Melody, che è a sua volta una storia. L’hanno cantata e maltrattata in tanti, persino in italiano, nel peggiore “stile Sanremo” (che quest’ anno è il peggiore di sempre). Ma solo Mike Young fa tremare le bottiglie del bar. Accendiamo The Singer e spegniamo Sanremo.
Caro Merlo, nei giorni scorsi stavo per scriverle a proposito di supertestimoni e superconsulenti, adesso con Sanremo ho un’allergia da superospiti.
Antonio Perricone — Milano
Ghigliottiniamo tutti i super, tranne la benzina.