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Santapaola, i mafiosi e la fede. Radio radicale, rischio pasticcio

Nitto Santapaola 

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Posta e risposta del 4 marzo 2026
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Caro Merlo, metà anni 90, estate, arrivammo nel supercarcere di Pianosa, insieme alla bravissima Mariella Crocellà, per il programma “Viaggio nella giustizia” di Sergio Zavoli. Caldo infernale, con le telecamere (spente) insieme alle guardie carcerarie ci affacciammo sul cortiletto dove c’erano dei detenuti. Due di loro, in calzoncini, facevano footing. Uno si fermò, e chiese di non essere ripreso, “per il diritto alla mia riservatezza”. Era Nitto Santapaola. Seduto all’ombra, claudicante, si alza un altro detenuto, e dice forte “io invece, sì che vorrei parlare” e ci invita a scendere. Grida, invita, grida, invita. Era Vittorio Mangano. Ancora mi chiedo cosa volesse dirci.

Luca Cardinalini - Marsciano (Perugia)

Ho letto su La Sicilia che “i funerali di Santapaola si celebreranno in forma privata nella cappella di famiglia al cimitero di Catania”. E ho pensato al mio amico don Resca, morto il 27 novembre scorso a 90 anni, che mi aveva mostrato le devotissime lettere che il sanguina…

Caro Merlo, metà anni 90, estate, arrivammo nel supercarcere di Pianosa, insieme alla bravissima Mariella Crocellà, per il programma “Viaggio nella giustizia” di Sergio Zavoli. Caldo infernale, con le telecamere (spente) insieme alle guardie carcerarie ci affacciammo sul cortiletto dove c’erano dei detenuti. Due di loro, in calzoncini, facevano footing. Uno si fermò, e chiese di non essere ripreso, “per il diritto alla mia riservatezza”. Era Nitto Santapaola. Seduto all’ombra, claudicante, si alza un altro detenuto, e dice forte “io invece, sì che vorrei parlare” e ci invita a scendere. Grida, invita, grida, invita. Era Vittorio Mangano. Ancora mi chiedo cosa volesse dirci.

Luca Cardinalini - Marsciano (Perugia)

Ho letto su La Sicilia che “i funerali di Santapaola si celebreranno in forma privata nella cappella di famiglia al cimitero di Catania”. E ho pensato al mio amico don Resca, morto il 27 novembre scorso a 90 anni, che mi aveva mostrato le devotissime lettere che il sanguinario boss gli scriveva dal carcere. Cercava di spiegare la bellezza e la forza della sua fede proprio a lui, al più attivo dei preti antimafia: “Lui e anche sua moglie, che un mese prima di essere uccisa mi venne a trovare, erano davvero convinti che Dio fosse dalla loro parte. Ammettevano solo “cattive compagnie”, ma pensavano di essere nel giusto con tutti quei santi di cui si circondavano e quelle Madonne portate in processione. Risposi alla lettera, ci fu ancora qualche scambio epistolare. Ma non credo che abbia capito; per lui un prete antimafia è una contraddizione. Non accetta che quel torturatore che strappò le mammelle a Sant’Agata fosse un mafioso, stupidamente feroce proprio come è stato lui e come sono i mafiosi”. Il rapporto tra la fede e la mafia, che a me pare grottesco, meriterebbe una grande riflessione.

Caro Merlo, non sapevo che a Radio Radicale avessero offerto metà dei soldi, la “mezza porzione”, forse perché, da quando una brutta malattia mi ha reso quasi completamente sorda, non la tengo sempre accesa come prima. Ho degli strumenti di vario tipo che mi permettono di ascoltare la radio, ma sono soluzioni macchinose e faticose alle quali spesso rinuncio. Adesso però che rischia la chiusura mi attrezzerò meglio. Ma è davvero in pericolo o è il solito falso allarme?

Lina Santandrea – Pescara

È in pericolo. Mai gli “attentati” a Radio radicale sono stati falsi allarmi, ma questa volta è peggio perché le cose fatte a metà si imbrogliano di più. Le mezze calzette si nascondono, non hanno il coraggio dell’attacco a viso aperto, disfano mentre fanno, e al contrario di lei, carissima amica di Pescara, non sono sordi, ma riescono a non sentire. Il rischio è l’inestricabilità del pasticcio.

Caro Merlo, il superenalotto ha superato i 130 milioni. Che cifra spaventosa. È giusto che una sola persona vinca una cifra così mostruosa? Perché non premiare, con 1 milione, 125 persone? Si parla tanto di lotta alle diseguaglianze… qualcuno può fare qualcosa per fermare questa ennesima stortura del turbo capitalismo?

Camillo Passalacqua

La sola cosa da abolire è il “turbocapitalismo”. Ghigliottina immediata.

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