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Sono tanti i No pieni di disagio. Banksy, rimettetegli il cappuccio

Londra, una bambina in posa accanto a un'opera di Banksy 

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Posta e risposta di domenica 15 marzo 2026
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Caro Merlo, di fronte al referendum costituzionale prossimo venturo il popolo di destra non ha dubbi: sono tutti schierati ordinati e obbedienti per il Sì (vedi sondaggio Pagnoncelli). Le coscienze del popolo progressista sono invece divise, dilaniate dall’incertezza. Molti vorrebbero barrare il Sì per manifestare il disagio nei confronti della malagiustizia e contro l’eccesso di potere dei togati. Ma invece apporranno la croce sul No, e io tra questi, per rimarcare un No al governo e alla sua politica sovranista e populista che porta l’Italia in un mondo retrivo e antimoderno. Cosa ne pensi di questa ferita a sinistra di cui i giornali parlano assai poco? È un segno di debolezza o testimonia la vivacità e la forza del campo riformista?

Mirella Serri

Non è un segno di debolezza, ma una sofferta dialettica di libertà. Sento che saranno tanti i No pieni di disagio. Penso che dovremmo raccontarli meglio, fuori dalla propaganda, per capire l’Italia, per misurare cosa li spinge verso Bar…

Caro Merlo, di fronte al referendum costituzionale prossimo venturo il popolo di destra non ha dubbi: sono tutti schierati ordinati e obbedienti per il Sì (vedi sondaggio Pagnoncelli). Le coscienze del popolo progressista sono invece divise, dilaniate dall’incertezza. Molti vorrebbero barrare il Sì per manifestare il disagio nei confronti della malagiustizia e contro l’eccesso di potere dei togati. Ma invece apporranno la croce sul No, e io tra questi, per rimarcare un No al governo e alla sua politica sovranista e populista che porta l’Italia in un mondo retrivo e antimoderno. Cosa ne pensi di questa ferita a sinistra di cui i giornali parlano assai poco? È un segno di debolezza o testimonia la vivacità e la forza del campo riformista?

Mirella Serri

Non è un segno di debolezza, ma una sofferta dialettica di libertà. Sento che saranno tanti i No pieni di disagio. Penso che dovremmo raccontarli meglio, fuori dalla propaganda, per capire l’Italia, per misurare cosa li spinge verso Barbera e Pisapia quando sentono parlare Gratteri o Woodcock e cosa li ferma sulla soglia del Sì, che non è più un Sì alla separazione delle carriere, ma alle deportazioni in Albania, ai morti di Cutro, ai decreti sicurezza, all’aumento delle accise, all’inasprimento della legge Fornero che doveva essere cancellata, alla crociata contro il cinema, alla liberazione di Almasri, a Tele Meloni… alla nuova egemonia culturale (si fa per dire) di Donzelli, Mollicone, Piantedosi e persino di Giuli dalle bande nere: Nooo.

Caro Merlo, come di quella di Elena Ferrante anche dell’identità di Banksy, chissenecale se si chiama Frank, Peter o vattelapesca. Conta ciò che esprime il suo genio sui fatti del mondo. Così come Ferrante con i suoi romanzi. Cosa aggiunge o toglie alla loro arte saperne l’identità: nulla. O forse no?

Piero Orrú

Sia Elena Ferrante sia Banksy possono piacere oppure no, ma di geniale vedo solo quel che non si vede, il mistero che, in un mondo senza mistero, da moltissimi anni tiene accesa l’attenzione sulle loro identità. E infatti Antonello Guerrera ci ha raccontato l’inchiesta della Reuters sull’identità di Banksy come una divertente caccia al tesoro. L’incappucciamento e lo scappucciamento sono giochi di marketing che alimentano il successo, e ne fa parte anche il nostro chissenecale.

Carissimo Francesco, tempo fa lei disse che forse il disagio del confronto tra re Carlo d’Inghilterra e il ministro Giuli in fatto di eleganza sarebbe servito a quest’ultimo per capire di essere migliore dei suoi abiti. Temo non gli sia servito.

Sara Prando, Milano

Abbiamo scoperto che i suoi abiti sono migliori di lui.

Caro Merlo, lettrice accanita della sua pagina di lettere, sono in crisi d’astinenza di ghigliottine. Sperando che non l’abbia nascosta in soffitta le propongo «da lui non comprerei un’auto usata». Stava in fondo a un editoriale su Trump. Mi sono fermata e mi sono detta: «Trump mica vende auto usate». Che dice, decapitiamo?

Emma Laurenzi, Trento

Ghigliottina a una delle più stantie frasi fatte. Anche perché io comprerei un’auto usata da Trump. Sembra nato per quel mestiere.


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