✕

Santanchè-Meloni, gara di stile. Giudici, triste ballo col saltello

Daniela Santanchè con Ignazio La Russa (ansa)

Ascolta l'audio

Posta e risposta del 26 marzo 2026
2 minuti di lettura

Caro Merlo, non avrei insistito a chiedere le dimissioni della Santanché: ora c’è il rischio che arrivi Briatore.

Franco Artese — Piacenza

Diciamo la verità: Daniela Santanchè ha ragione a dire che non c’entra nulla con il referendum perduto. Non è come il ministro Nordio e come la stessa Meloni che, sentendosi fuori posto, si sono incatenati al loro posto, Giorgia facendo persino sapere che è “furiosa”, come se avesse perso qualcun altro. Chi? Ma la Santanchè, ovviamente. Non c’era capro espiatorio migliore della ministra che dava subito nell’occhio, la donna-eccesso che in un governo, qualsiasi governo, non avrebbe mai dovuto starci, la pitonessa da rimandare in gabbia. Spavalda, impunita, sola contro il mondo, tutta umori e testa dura, c’era finalmente una logica nell’ostinazione della Signora Tiracalci che ora ha ragione di offendersi. Incredibile a dirsi, la signora senza stile (“il mio stile è non avere stile”), ha più stile della signora che la caccia.

Caro Merlo, Giuli a New Y…

Caro Merlo, non avrei insistito a chiedere le dimissioni della Santanché: ora c’è il rischio che arrivi Briatore.

Franco Artese — Piacenza

Diciamo la verità: Daniela Santanchè ha ragione a dire che non c’entra nulla con il referendum perduto. Non è come il ministro Nordio e come la stessa Meloni che, sentendosi fuori posto, si sono incatenati al loro posto, Giorgia facendo persino sapere che è “furiosa”, come se avesse perso qualcun altro. Chi? Ma la Santanchè, ovviamente. Non c’era capro espiatorio migliore della ministra che dava subito nell’occhio, la donna-eccesso che in un governo, qualsiasi governo, non avrebbe mai dovuto starci, la pitonessa da rimandare in gabbia. Spavalda, impunita, sola contro il mondo, tutta umori e testa dura, c’era finalmente una logica nell’ostinazione della Signora Tiracalci che ora ha ragione di offendersi. Incredibile a dirsi, la signora senza stile (“il mio stile è non avere stile”), ha più stile della signora che la caccia.

Caro Merlo, Giuli a New York ha reso omaggio alla statua di Cristoforo Colombo, nella qualità di ministro della Scultura.

Francesco Rucco — Lecco

Povero Giuli, nessuno lo ama e nessuno lo capisce. In fondo a New York non era andato solo per la statua, ma anche per ammirare l’Ecce Homo di Antonello da Messina, che il ministero ha comprato e che sarà esposto per la Pasqua in Senato. E però, vista la posa da fenomeno, il perfido Leonardo Piccinini, critico d’arte blasé, su Instagram gli ha suggerito di mettersi “a disposizione anche per cresime, battesimi, sagre e feste di partito”.

Caro Merlo, titolo: “Renzi: non dico per chi ho votato”. Quindi, come fa — il silenzio — a diventare una notizia?

Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)

I silenzi non sono tutti uguali e questo silenzio di Renzi è ammiccante, gli serve a far credere ai no che ha votato no e ai sì che ha votato sì. Il suo silenzio non è una notizia, è una furbizia.

Caro Merlo, a proposito dei brindisi dei giudici, al Tribunale di Napoli festeggiavano con “chi non salta Meloni è” e “chi non salta Imparato è”, dileggiando così la loro collega di Napoli che si era pronunciata al favore del sì. C’era anche il procuratore generale Policastro. Non poteva mancare “Bella ciao”. Un magnifico cafonal.

Sergio Giucastro — Milano

Meloni ha cominciato a perdere consenso, proprio in Campania, quando lanciò il balletto “chi non salta comunista è”, e goffamente le andarono dietro Tajani, Lupi e l’allora candidato alla Regione di cui non ci si ricorda il nome. I giudici di Napoli nel ballo col saltello non sono stati da meno per goffaggine, aggiungendo il dileggio alla loro collega. Quell’infantile saltellare ha sporcato anche Bella ciaoche i giudici avevano tutto il diritto di cantare perché non è Bandiera rossa, ma la colonna sonora condivisa della guerra partigiana al nazifascismo, la canzone delle forze politiche costituenti, antifasciste e repubblicane, diverse e pure conflittuali, ma tutte Bella Ciao. La nostra canzone della libertà aveva già sopportato di peggio.

Leggi i commenti