Caro Merlo, sabato 28 marzo alle 7 del mattino a Roma sembrava di stare in un film degli anni Trenta. A bussare imperiosamente alla porta della camera di albergo dell’eurodeputata Ilaria Salis, giunta nella capitale per partecipare alla manifestazione No Kings, non era però l’Ovra, bensì i poliziotti della Repubblica. Non potevano perquisire Salis, in quanto fornita di immunità parlamentare. Ma si sono comunque trattenuti un’oretta, tanto per controllare i documenti e fare qualche domanda. Le avranno chiesto se nascondeva bombe carta sotto il letto o altri mezzi d’offesa nella valigia? Cosa si aspettavano che rispondesse? Pare che l’insensata richiesta di accertamenti provenisse dalla Germania. Ma nulla impediva che il ministero dell’Interno italiano dribblasse la figura imbarazzante rispondendo picche a Berlino. Invece ha preferito calpestare la deiezione. Non mi riconosco nell’estrema sinistra che Salis rappresenta né l’ho votata, ma non crede che Piantedosi avrebbe potuto risparmia…
Caro Merlo, sabato 28 marzo alle 7 del mattino a Roma sembrava di stare in un film degli anni Trenta. A bussare imperiosamente alla porta della camera di albergo dell’eurodeputata Ilaria Salis, giunta nella capitale per partecipare alla manifestazione No Kings, non era però l’Ovra, bensì i poliziotti della Repubblica. Non potevano perquisire Salis, in quanto fornita di immunità parlamentare. Ma si sono comunque trattenuti un’oretta, tanto per controllare i documenti e fare qualche domanda. Le avranno chiesto se nascondeva bombe carta sotto il letto o altri mezzi d’offesa nella valigia? Cosa si aspettavano che rispondesse? Pare che l’insensata richiesta di accertamenti provenisse dalla Germania. Ma nulla impediva che il ministero dell’Interno italiano dribblasse la figura imbarazzante rispondendo picche a Berlino. Invece ha preferito calpestare la deiezione. Non mi riconosco nell’estrema sinistra che Salis rappresenta né l’ho votata, ma non crede che Piantedosi avrebbe potuto risparmiarsi l’inutile esibizione muscolare e agire con maggiore discrezione?
Mirella Serri
Questo sconclusionato teatrino sulla soglia della privacy di una camera d’albergo invece di inquietare quasi tranquillizza. La sola cosa che infatti si capisce è che lo svolgimento pacifico del corteo ieri a Roma non è merito delle nuove regole di Piantedosi e della sua “prevenzione” che, chissà perché, perdeva tempo a disturbare Ilaria Salis, «limitandosi a chiedere i documenti — c’è scritto in un criptico comunicato del questore — a lei e alla persona in sua compagnia» «su richiesta di un paese estero», che sarebbe la Germania. Boh. Meno male che il servizio d’ordine della Cgil e il senso di responsabilità degli organizzatori, questa volta non hanno dato spazio ai temuti delinquenti incappucciati che si infiltrano solo se gli stessi manifestanti glielo permettono. Non allo stato di polizia fanno pensare i due agenti che hanno svegliato Salis, ma alle vecchie cine-parodie, dove, sempre in coppia, avevano nomi come brigadiere Pupella e brigadiere Panunzio (quello di «nudo con la cravatta?»).
Caro Merlo, a casa non c’è più spazio per i libri, ne compro il meno possibile, approfitto degli amici e delle biblioteche del Comune. È una rete che copre buona parte della città e con l’app si può chiedere che il libro sia portato nella biblioteca più vicina. La sanità, la magistratura, la scuola hanno seri problemi, ma le biblioteche di Roma funzionano.
Vito Mangano, Roma
L’amore per i libri è un sentimento ben diverso dall’amore per la lettura. E infatti nei miei scaffali non ci sono i libri che ho amato di più. Un libro, non appena lo hai letto, diventa molto più bello se lo regali e tanto più è profonda la traccia che lascia quanto prima te ne sbarazzi, lo fai passare di mano in mano, lo tieni in vita.
Caro Merlo, nella furia di cancellare ogni sospetto di contatti con Epstein, il Teatro di Palermo ha disdetto «per prudenza» Frédéric Chaslin dalla direzione dell’Aida. Gesù, non bastano spiegazioni: kaputt.
Renata Franchi, Torino
Il paradosso Epstein non è che se tutti sono colpevoli nessuno è colpevole, ma che nessuno è “veramente” colpevole.