Caro Merlo, da Giambruno a Piantedosi, passando per Sangiuliano, i recenti amori extraconiugali di destra hanno un sentore diverso da quelli di sinistra. Tra i conservatori le storie di sesso, quando vengono ai dis-onori delle cronache, sembrano più perturbanti e pecorecce, ci appaiono avvolte da un’aura antica di maschilismo e patriarcato allupato. È così oppure è un’impressione generata dal loro continuo rifarsi a Dio, patria e famiglia che accende il brivido del peccato?
Mirella Serri
Più che dai «plotoni di esecuzione» questi uomini del governo Meloni vengono puntati dai “plotoni di seduzione”, ma il maschio di destra non somiglia a Piantedosi, a Sangiuliano, a Lollobrigida, a Giambruno… Il trasgressivo di destra era il maudit, il dannunziano, l’eccentrico, l’individualista sconfitto dalla civiltà dei cori. Qui siamo all’ometto anni cinquanta, al ministro democristiano, che dettava la lettera alla segretaria che stava sulle sue ginocchia e la moglie fingeva di non sapere perché i…
Caro Merlo, da Giambruno a Piantedosi, passando per Sangiuliano, i recenti amori extraconiugali di destra hanno un sentore diverso da quelli di sinistra. Tra i conservatori le storie di sesso, quando vengono ai dis-onori delle cronache, sembrano più perturbanti e pecorecce, ci appaiono avvolte da un’aura antica di maschilismo e patriarcato allupato. È così oppure è un’impressione generata dal loro continuo rifarsi a Dio, patria e famiglia che accende il brivido del peccato?
Mirella Serri
Più che dai «plotoni di esecuzione» questi uomini del governo Meloni vengono puntati dai “plotoni di seduzione”, ma il maschio di destra non somiglia a Piantedosi, a Sangiuliano, a Lollobrigida, a Giambruno… Il trasgressivo di destra era il maudit, il dannunziano, l’eccentrico, l’individualista sconfitto dalla civiltà dei cori. Qui siamo all’ometto anni cinquanta, al ministro democristiano, che dettava la lettera alla segretaria che stava sulle sue ginocchia e la moglie fingeva di non sapere perché il “tradimento” è un’istituzione che non offende ma difende la famiglia. Ricordatelo: le monogamie in Italia sono sempre sospette. I vecchi cronisti sapevano anche delle trasgressioni commesse a sinistra quando le amanti non erano ancora diventate mine vaganti, cinture esplosive. E però, senza offesa per nessuno, eviterei il moralismo nel Paese delle Olgettine e «la patonza deve girare». Il tradimento non è di destra, come racconta bene quel C’eravamo tanto amati di Ettore Scola. Imperdonabili in queste storie non sono né il reato né il peccato ma la goffaggine, «per me parla la mia carriera», i silenzi dosati, «ecco il mio curriculum», ed è parimenti goffo anche il giornalismo che va a caccia dei segreti d’alcova e di potere, quasi fossimo nei file di Epstein e non nelle stanche dissipazioni del merlo maschio.
Caro Merlo, da tifoso della Lazio ci tengo a far sapere a tutti che Renzi ha ragione: «Lotito è uno dei simboli del fallimento del sistema del calcio». E ha pubblicato una raffica di foto di Lotito che dorme in Senato: «Questa è la classe dirigente che governa l’Italia. Buona notte!».
Eugenio Lanfranchi, Roma
Lotito, che è uno dei rari casi di presidente odiato dai tifosi, al di là del calcio è la controprova del drammatico destino che impedisce a Roma di avere un’imprenditoria normale. Solo pittoreschi palazzinari, furbetti der quartierino, ospedalieri arricchiti in corsia come evoluzione dell’industria del caro estinto. Su un punto però Renzi ha torto: il sonno di Lotito è una garanzia per il Senato.
Caro Merlo, manca Paolo, il migliore, ma a ogni pagina c’è un Conte: «Giuseppi» che manda i saluti a Trump, Antonio che rivorrebbe la panchina azzurra, la collega Claudia che «sono molto riservata ma non posso smentire la mia relazione con un ministro».
Luca Cardinalini, Conte di Montecristo (Livorno)
Mai un conte si chiamava Conte. All’origine c’è il soprannome ironico della mancanza di nobiltà. E lì siamo rimasti. In quanto ai conti veri vale la battuta di Lando Buzzanca: «Conte, deve rendermi conto», «son visconte le renderò visconto». E poi ci sono i conti che dobbiamo ancora fare con Gratteri.