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Camera e Biennale, doppio Giuli. Come se avesse vinto Hitler

Il ministro Alessandro Giuli (lapresse)

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Posta e risposta del 9 aprile 2026
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Caro Merlo, e se Trump finisse in cella con Maduro?

Luca Cardinalini — Roma

Bisognerebbe lasciarli soli, però, a mani nude.

Caro Merlo sull’esclusione dai finanziamenti di Stato del film “Giulio Regeni tutto il male del mondo”, il ministro Giuli alla Camera si è smarrito in una giungla di mille parole, negando l’ingerenza e l’obbedienza politica che invece pretende alla Biennale. Delle due l’una: o il fiumano, maudit, anarco e dannunziano ha fatto autocritica oppure è doppio come un democristiano.

Elena Belotti — Como

È vero, con una prolusione sulla libertà e sull’autonomia dell’arte, Giuli ha spiegato che l’esclusione del docufilm su Regeni non è politica e che il ministro non interferisce “né a monte né a valle” su “imparzialità, trasparenza e oggettività” delle scelte d’arte. Nessuno gli ha chiesto conto della Biennale neppure quando, onorando l’abito a scacchettoni che indossava, si è addirittura esibito nella variante di Lüneburg dimostrando che lui non viola mai, per rispetto d…

Caro Merlo, e se Trump finisse in cella con Maduro?

Luca Cardinalini — Roma

Bisognerebbe lasciarli soli, però, a mani nude.

Caro Merlo sull’esclusione dai finanziamenti di Stato del film “Giulio Regeni tutto il male del mondo”, il ministro Giuli alla Camera si è smarrito in una giungla di mille parole, negando l’ingerenza e l’obbedienza politica che invece pretende alla Biennale. Delle due l’una: o il fiumano, maudit, anarco e dannunziano ha fatto autocritica oppure è doppio come un democristiano.

Elena Belotti — Como

È vero, con una prolusione sulla libertà e sull’autonomia dell’arte, Giuli ha spiegato che l’esclusione del docufilm su Regeni non è politica e che il ministro non interferisce “né a monte né a valle” su “imparzialità, trasparenza e oggettività” delle scelte d’arte. Nessuno gli ha chiesto conto della Biennale neppure quando, onorando l’abito a scacchettoni che indossava, si è addirittura esibito nella variante di Lüneburg dimostrando che lui non viola mai, per rispetto della legge e della sua coscienza, “il principio di terzietà”, rispetta l’indipendenza degli esperti, anche se è lui che li nomina. Con la cravatta vintage liberty che dormiva al suo collo e gli permetteva sogni allegri ci ha infine convinto che del film sono stati bocciati “i profili tecnico artistici produttivi” che sono, per dirla alla Fantozzi, “lo specifico filmico”. Il ministro non ha detto che il docufilm secondo lui è una boiata pazzesca, ma l’orologio a cipolla che gli pendeva dalla catena del taschino parlava per lui.

Caro Merlo, Cina, Russia e Stati Uniti sono schierati con Orbán contro l’Europa di cui Orbán fa parte. Sembra una storia distopica di Philip Dick, quello che ha raccontato il mondo come se avessero vinto i nazisti e i giapponesi.

Marco Mari — Pesaro

Dopo averle ghigliottinato “distopico”, le dico che ho visto la serie tv tratta dal romanzo di Philip Dick L’uomo nell’alto castello (La svastica nel sole). È il classico (1962) della fantascienza americana al quale si ispirarono, molti anni dopo, Fatherland di Thomas Harris e Il complotto contro l’America di Philip Roth. Dick, morto nel 1982, è anche l’autore del romanzo che ispirò Blade Runner, del quale non vide il successo. Trovo che, ripreso oggi, Dick (c’è un prezioso, curatissimo e carissimo Meridiano, con le opere scelte) aggiunge al fascino epico e visionario un’inaspettata polvere etica di attualità. Anche la serie tv mi pare fatta molto bene, limitatamente alla prima e forse alla seconda stagione (ben venti episodi). Poi, lentamente, prevale il grottesco, ma lei ha ragione, caro Mari, il romanzo di Dick, raccontando quel che sarebbe potuto accadere se avesse prevalso la follia hitleriana e mettendo in parallelo due mondi, il nostro e quello dominato dal Reich, con un varco tra loro, parla di un unico mondo, del razzismo indomabile che di nuovo ne alimenta la violenza, della guerra imperialista come destino, della miseria dell’uomo, che non è mai migliore degli Stati, dei regimi, dei dittatori.

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