Caro Francesco, ho visto il film di Roberto Andò sul fotografo Scianna e mi domando se l’ha visto. L’ho trovato molto interessante ed emotivamente toccante in alcuni passaggi. Intimo, quando Scianna ricorda che da piccolo, per essere presentabile per i fotografi ambulanti che passavano da Bagheria, la madre lo «impupava» (termine che non conoscevo). Ho scoperto anche la «corsa dei nuri» per la festa di Sant’Alfio. Infine l’amicizia con Sciascia e il rapporto con la morte sono descritti in modo molto personale e vero. Cita anche l’antropologo De Martino: «Solo chi ha un villaggio nella memoria può essere davvero cittadino del mondo», il radicamento quindi non è l’opposto del viaggio ma il punto di partenza.
Sara Prando, Milano
Il film di Roberto Andò è un omaggio speciale a un artista speciale. Il regista, lavorando con le ombre, dedica al viso di Scianna tanti diversi primi piani che “diventano” fotografie di Scianna. Nel gioco del “com’ero e come sono”, la faccia, che nell’artista gi…
Caro Francesco, ho visto il film di Roberto Andò sul fotografo Scianna e mi domando se l’ha visto. L’ho trovato molto interessante ed emotivamente toccante in alcuni passaggi. Intimo, quando Scianna ricorda che da piccolo, per essere presentabile per i fotografi ambulanti che passavano da Bagheria, la madre lo «impupava» (termine che non conoscevo). Ho scoperto anche la «corsa dei nuri» per la festa di Sant’Alfio. Infine l’amicizia con Sciascia e il rapporto con la morte sono descritti in modo molto personale e vero. Cita anche l’antropologo De Martino: «Solo chi ha un villaggio nella memoria può essere davvero cittadino del mondo», il radicamento quindi non è l’opposto del viaggio ma il punto di partenza.
Sara Prando, Milano
Il film di Roberto Andò è un omaggio speciale a un artista speciale. Il regista, lavorando con le ombre, dedica al viso di Scianna tanti diversi primi piani che “diventano” fotografie di Scianna. Nel gioco del “com’ero e come sono”, la faccia, che nell’artista giovane era anonimamente aperta al possibile, diventa a poco a poco quella bella e rasposa che tutti riconosciamo e che somiglia alle campagne di Bagheria. Gli occhi sono chiari, luminosi e addolciti dal tempo, come un mezzogiorno siciliano di novembre. Parla per aforismi veloci interrotti dalla risata lunga, dionisiaca e pagana come le processioni di Sicilia che lo hanno reso famoso nel mondo. E poi c’è la pipa, che il regista gli fa accendere e fumare come uno degli “strumenti umani” del poeta. Anche in questo film Scianna racconta se stesso come fosse ancora prigioniero dei suoi grandi maestri — Sciascia, Cartier-Bresson, Borges, Kundera, Vázquez Montalbán… — ma non è vero, non sarebbe diventato un maestro se non si fosse liberato dei maestri, Sciascia compreso. Lo stile di Scianna è Scianna, potente e unico, l’inimitabile più imitato. Anche il rapporto tra il viaggio e il radicamento è speciale. Scianna fotografa la Sicilia anche in Padania, ma non è fuggito da un mondo che si porta dietro. Come tutti i grandi artisti, da Pirandello a Brancati e a Sciascia, ha inventato un mondo che era suo ed è diventato nostro. La Sicilia di Scianna è una voce, alla lettera S, di quel Dizionario dei luoghi immaginari la cui consultazione scriveva Italo Calvino «è indispensabile per vivere».
Caro Francesco, sobbalzo: «irsuti leghisti brianzoli» proprio no, ti prego.
Claudio Colombo (giornalista, non-leghista, antifascista, brianzolo)
Caro Claudio, ti aiuto a non cadere mentre sobbalzi. Con «irsuti leghisti brianzoli» rievocavo per contrasto la maggioranza del Consiglio regionale lombardo nel quale fece il suo già aggraziato ingresso Nicole Minetti. In quel 2010, la Lega che vinse le elezioni regionali era razzista e la Lombardia era governata dal Celeste Formigoni (che ne fu sempre presidente, pensa, dal 1995 al 2012). Erano razzisti Maroni che, ministro degli Interni di Berlusconi, promuoveva le ronde, le impronte ai bimbi rom e tante altre nefandezze, e Bossi che, ministro per le Riforme, voleva spaccare l’Italia. Capisco che irsuti non ti piaccia, ma sicuramente sei d’accordo: Nicole Minetti era migliore di tutti loro.