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I calciatori, sporcaccioni come tutti. Nessuno ferma il trenino dei lettori

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Posta e risposta di giovedì 23 aprile 2026
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Caro Merlo, sono 64 i nomi dei calciatoti di serie A che pagavano 3.000 euro a testa all’agenzia Ma.De per passare la serata con una escort. So bene che la prostituzione è il mestiere più antico del mondo, ma mi spiace che tante ragazze si sprechino così. E i calciatori sono per natura più sporcaccioni e puttanieri, che so, di avvocati e giornalisti?

Ennio Rapisarda, Milano

No. Probabilmente se ne vergognano, ma gli uomini che lei chiama «sporcaccioni» sono tanti, a giudicare dall’offerta di sesso a pagamento, e non credo che ci siano professioni maschili che frequentino le escort più di altre. È vero che i calciatori — quelli coinvolti — sono ricchi, giovani, atletici e probabilmente sono al tempo stesso più rozzi ma più “sani” e meno nascosti e contorti di professori o manager. Lo aveva capito Berlusconi che promise infatti (c’è il video online) ai calciatori del Monza «un pullman — disse — di troie». Il dettaglio spregevole di quest’inchiesta è l’agenzia che, se le accuse sono fond…

Caro Merlo, sono 64 i nomi dei calciatoti di serie A che pagavano 3.000 euro a testa all’agenzia Ma.De per passare la serata con una escort. So bene che la prostituzione è il mestiere più antico del mondo, ma mi spiace che tante ragazze si sprechino così. E i calciatori sono per natura più sporcaccioni e puttanieri, che so, di avvocati e giornalisti?

Ennio Rapisarda, Milano

No. Probabilmente se ne vergognano, ma gli uomini che lei chiama «sporcaccioni» sono tanti, a giudicare dall’offerta di sesso a pagamento, e non credo che ci siano professioni maschili che frequentino le escort più di altre. È vero che i calciatori — quelli coinvolti — sono ricchi, giovani, atletici e probabilmente sono al tempo stesso più rozzi ma più “sani” e meno nascosti e contorti di professori o manager. Lo aveva capito Berlusconi che promise infatti (c’è il video online) ai calciatori del Monza «un pullman — disse — di troie». Il dettaglio spregevole di quest’inchiesta è l’agenzia che, se le accuse sono fondate, lucra, approfitta, sfrutta come i magnaccia di una volta. Per il resto una donna libera e adulta ha il diritto di affittare il proprio corpo senza che la legge debba metterci il naso. Chi vende il corpo non vale meno di chi vende la testa, il pensiero, la fantasia a un partito, a un leader, a una multinazionale.

Caro Merlo, in tv ormai si vede tutto (morti ammazzati, coltellate, decapitazioni, bombardamenti, stragi) ma quando lo svalvolato russo dà della «puttana» alla premier si mette il “beep”. Non è ridicolo?

Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)

In questo caso sì. Ma trovo lodevole una ragionevole resistenza al turpiloquio.

Caro Merlo, spero che lei non si lascerà intimorire dal silenzio delle Ferrovie su quel treno per Fiumicino che si è fermato abbandonando i passeggeri a Ponte Galeria senza spiegazioni né assistenza. Trovo che il comportamento delle Fs sia odioso proprio perché ha colpito i passeggeri del Leonardo Express, che collega la stazione Termini all’aeroporto di Roma, rendendo questo treno, come lei scrive con amara ironia, meno affidabile degli altri mezzi, a partire dai pullman. Insisto: sarebbe bello se i suoi lettori segnalassero i disservizi gravi che i treni ogni giorno infliggono a noi passeggeri. Se ne faccia tramite, per favore.

Marcellina Russo, Roma

I lettori continuano a scrivere e noi, come dice la pubblicità delle Ferrovie dello Stato, quella cantata da Bocelli, «siamo di ferro», «lo stesso che forgia i binari che uniscono il Paese».

Caro Merlo, Fortebraccio nel 1978 scrisse: «Il direttore generale delle ferrovie ha un’attenuante: quella di aver avuto e di avere sopra di sé almeno due ministri, Lattanzio e Vittorino Colombo, probabilmente provvisti dei cinque sensi, ma sprovvisti di un sesto senso, quello del decoro, registrato dall’estetica e dal pudore». Dopo 50 anni ci risiamo?

Andrea Bagaglio, Mercallo (Varese)

Il treno è il più nazionale e patriottico dei mezzi di trasporto. E dunque la sua crisi, oggi più ancora che nel 1978, offende la nazione.


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