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Pannella, l’appello per una targa in piazza Navona, piazza radicale

Marco Pannella 

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Posta e risposta del 29 aprile 2026
2 minuti di lettura

Caro Francesco, tu sai bene che Piazza Navona è stata protagonista di tante battaglie di Marco Pannella. Nasce da qui l’idea di una targa dedicata a lui in un contesto così romano. Quello che non mi aspettavo è lo straordinario e immediato riscontro con cui tanti amici di Marco e miei hanno risposto all’appello indirizzato al Comune di Roma per deliberarne l’attuazione. Vorrei approfittare

anche della tua amicizia per ringraziare tutti per questa bellissima testimonianza e per renderla nota a chi avesse piacere di aggiungere la sua firma. L’indirizzo per aderire è marcopannellapiazzanavona@gmail.com

Mirella Parachini

Solo chi c’era può raccontare la festa italiana del divorzio in piazza Navona, la notte del 12 maggio 1974, quando con il No all’abrogazione della legge Fortuna-Baslini l’Italia sconfisse l’Italia e fece il suo ingresso in quell’Europa che per noi era ancora un’altra galassia. Per trovare una gioia popolare così grande — tutti per strada, anche i solitari — bisogna andare…

Caro Francesco, tu sai bene che Piazza Navona è stata protagonista di tante battaglie di Marco Pannella. Nasce da qui l’idea di una targa dedicata a lui in un contesto così romano. Quello che non mi aspettavo è lo straordinario e immediato riscontro con cui tanti amici di Marco e miei hanno risposto all’appello indirizzato al Comune di Roma per deliberarne l’attuazione. Vorrei approfittare

anche della tua amicizia per ringraziare tutti per questa bellissima testimonianza e per renderla nota a chi avesse piacere di aggiungere la sua firma. L’indirizzo per aderire è marcopannellapiazzanavona@gmail.com

Mirella Parachini

Solo chi c’era può raccontare la festa italiana del divorzio in piazza Navona, la notte del 12 maggio 1974, quando con il No all’abrogazione della legge Fortuna-Baslini l’Italia sconfisse l’Italia e fece il suo ingresso in quell’Europa che per noi era ancora un’altra galassia. Per trovare una gioia popolare così grande — tutti per strada, anche i solitari — bisogna andare al referendum del 1946 e forse, così va il mondo, alla notte del 17 giugno 1970 quando l’Italia batté la Germania 4-3. Nella notte del divorzio, Marco Pannella in piazza Navona era l’angelo della storia e, se guardate le immagini dell’Istituto Luce (la Rai bigotta di Bernabei non mandò telecamere in piazza Navona), si capisce subito che Pannella era anche fisicamente diverso dagli altri grandi italiani presenti, primo fra tutti dal magnifico comunista libertario Umberto Terracini. Pannella, magro magro, scheletrico Pinocchio con il girocollo, aveva in quel tempo l’aria ambigua e modernissima dei bei maledetti del cinema americano e francese, la faccia angolare alla Yves Montand, la forza espressiva di Gérard Philipe o di Mel Ferrer, gli occhi del Montgomery Clift di “Vincitori e Vinti” in mezzo alle facce rugose dell’Italia antica, le giacche scure da funzionari, i corpi rotondi, i capelli tirati. Nella Sacra Famiglia della politica del tempo, Pannella aveva l’aria del “fuoriposto” che lo rendeva straniero. Fu sempre fuori posto, Pannella, per tutta la vita. O meglio: sempre nel posto sbagliato, ma al momento giusto. Cara Mirella, sono sicuro che il sindaco Gualtieri non ti dirà di no, e ricorderà Pannella nel solo posto di Roma dove il fuoriposto si sentirà a posto, la piazza Navona dei radicali, che sono l’incarnazione del famoso aforisma di Churchill (l’avrà detto davvero?) sul tanto che i tanti devono ai pochi.

Caro Francesco, non mi scandalizzo per i festini organizzati dalla coppia di “imprenditori” per favorire gli incontri tra calciatori e ragazze ben disposte a trovare soldi invece che fare le cassiere ai supermercati. Non vedo perché perdere tempo e risorse pubbliche per perseguire queste attività, che si svolgono tra adulti consenzienti.

Elio Mercanzin — Vicenza

Ma i soldi chi li prende? Lei li chiama “imprenditori”, sporcando una parola nobile come ci aveva ricordato il professor Beppe Soda citando Olivetti, Ferrero e Bari. sfruttamento della prostituzione, che è un reato, non prevede l’imprenditore, ma il magnaccia parassita, il ricottaro pappone, il delinquente di poco conto, disprezzato persino dal mafioso.

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