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Le squadracce della caccia al nero. Garlasco, la minuzia diventa prova

L'impronta palmare 33 contenuta nel verbale dell'interrogatorio sul delitto di Garlasco (ansa)

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Posta e risposta di martedì 12 maggio 2026
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Caro Merlo, non crede che si stia sottovalutando il fenomeno dei giovani di estrema destra che a Roma, Bologna, Milano, Catanzaro, la sera bastonano i senzatetto e gli immigrati, «esseri inferiori da spazzare via»?

Matilde Piazza, Roma

Non lo so, è vero che crescono di numero e aumenta la violenza dei raid di giovani di estrema destra che la sera, armati di spranghe, coltelli e bastoni aggrediscono i rom, gli immigrati, si lanciano nella caccia al nero. La Digos che li ha identificati e arrestati ha sequestrato il solito armamentario, copie del Mein Kampf, volantini antisemiti con le svastiche… Non so se è un salto di qualità dall’innocua fascisteria del saluto romano e degli slogan alle squadracce organizzate dei tirapugni e dei manganelli. Temo che una sottocultura razzista si stia contagiando da Nord a Sud più dell’Hantavirus.

Caro Merlo, sul caso Garlasco l’impronta 33, avvolta per anni da un affascinante mistero, è ormai diventata non solo una traccia, ma la filosofia investigati…

Caro Merlo, non crede che si stia sottovalutando il fenomeno dei giovani di estrema destra che a Roma, Bologna, Milano, Catanzaro, la sera bastonano i senzatetto e gli immigrati, «esseri inferiori da spazzare via»?

Matilde Piazza, Roma

Non lo so, è vero che crescono di numero e aumenta la violenza dei raid di giovani di estrema destra che la sera, armati di spranghe, coltelli e bastoni aggrediscono i rom, gli immigrati, si lanciano nella caccia al nero. La Digos che li ha identificati e arrestati ha sequestrato il solito armamentario, copie del Mein Kampf, volantini antisemiti con le svastiche… Non so se è un salto di qualità dall’innocua fascisteria del saluto romano e degli slogan alle squadracce organizzate dei tirapugni e dei manganelli. Temo che una sottocultura razzista si stia contagiando da Nord a Sud più dell’Hantavirus.

Caro Merlo, sul caso Garlasco l’impronta 33, avvolta per anni da un affascinante mistero, è ormai diventata non solo una traccia, ma la filosofia investigativa della minuzia. E la minuzia, si sa, ha un irresistibile vantaggio: non manca mai. Una frase detta male, una telefonata dimenticata, uno scontrino sopravvissuto al tempo, uno strano foglietto gettato via invece che fatto a pezzetti, un gesto reinterpretato anni dopo, un frammento genetico minuscolo ma enigmatico: tutto diventa minuzia investigabile. Ogni dettaglio sembra chiedere di essere promosso a indizio. Ogni incongruenza pare reclamare un colpevole.

Italo Di Paolo, Roma

Le sue argute riflessioni vanno ben al di là del “caso Garlasco” e suggeriscono un aggiornamento del codice di procedura penale. Il legislatore potrebbe inserire il comma 3 all’art. 192 dedicandolo espressamente al principio della minuzia investigativa: «il dettaglio minuscolo, ove sufficientemente ripetuto, acquista autonoma valenza probatoria». Con l’onorata adesione dei tanti Davigo, Ingroia, Woodcock, De Magistris, Scarpinato… e, dis-honoris causa, Marco Travaglio.

Caro Merlo, il governatore delle Canarie, Fernando Clavijo, applicando il buon senso, temeva che i topi potessero lasciare la nave del focolaio di Hantavirus e raggiungere la riva a nuoto. Ma la ministra della Sanità gli ha risposto dando inizio a una triste presa in giro perché Clavijo non sa che i topi dalla coda lunga della Patagonia non sanno nuotare. Ma perché avrebbe dovuto saperlo?

Estella Damerini, Roma

Anch’io come Fernando Clavijo ho sempre visto i topi nuotare e il proverbio dice che quando la nave affonda i topi scappano: come potrebbero se non sapessero nuotare? Voglio dire che lei ha ragione: non c’è niente da ridere.

Caro Merlo, propongo la ghigliottina a “grazie a te”, ormai pronunciata con automatismo riflesso, indipendentemente dal contesto e dalla logica.

Antonio Barbizzi, Ascoli Piceno

“Grazie a te”, non è un tic linguistico né una frase fatta. Come “figurati”, “di nulla”, “ci mancherebbe”, è una formula di cortesia che appartiene, insieme a “buongiorno”, “buonasera”, “come stai?”… al lessico della buona educazione. Ghigliottina negata.


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