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L’aforisma di Renzi è un allarme per i treni, emergenza nazionale

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Posta e risposta del 24 maggio 2026
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Caro Merlo, un paio di giorni fa c’è stata una riunione d’emergenza a Ferrovie dello Stato. L’ad, Stefano Donnarumma, era in pieno travaso di bile. Ad agitarlo è stata l’ironica e geniale, diciamolo pure, trovata di Matteo Renzi. Alla stazione Termini di Roma è apparso sul ledwall principale, accanto al tabellone delle partenze e degli arrivi, un manifesto della campagna sul 2 x mille a Italia Viva. Slogan: “Quando c’era Lei i treni arrivavano in ritardo”. In effetti, le Frecce che hanno attraversato l’Italia negli ultimi 12 mesi hanno accumulato ritardi complessivi di quasi due anni (per l’esattezza 676 giorni). Meloni, raccontano fonti di FF.SS. e di governo, se l’è presa a male, non accetta che le si addebitino i fallimenti del ministero di Matteo Salvini. Proporrei una mediazione, le responsabilità andrebbero equamente divise fra Giorgia e Matteo. E il celebre adagio “Quando c’era Lui, i treni arrivavano in orario” si dovrebbe modificare in “Quando c’erano Loro, i treni arrivavano…

Caro Merlo, un paio di giorni fa c’è stata una riunione d’emergenza a Ferrovie dello Stato. L’ad, Stefano Donnarumma, era in pieno travaso di bile. Ad agitarlo è stata l’ironica e geniale, diciamolo pure, trovata di Matteo Renzi. Alla stazione Termini di Roma è apparso sul ledwall principale, accanto al tabellone delle partenze e degli arrivi, un manifesto della campagna sul 2 x mille a Italia Viva. Slogan: “Quando c’era Lei i treni arrivavano in ritardo”. In effetti, le Frecce che hanno attraversato l’Italia negli ultimi 12 mesi hanno accumulato ritardi complessivi di quasi due anni (per l’esattezza 676 giorni). Meloni, raccontano fonti di FF.SS. e di governo, se l’è presa a male, non accetta che le si addebitino i fallimenti del ministero di Matteo Salvini. Proporrei una mediazione, le responsabilità andrebbero equamente divise fra Giorgia e Matteo. E il celebre adagio “Quando c’era Lui, i treni arrivavano in orario” si dovrebbe modificare in “Quando c’erano Loro, i treni arrivavano con comodo”. Che ne pensi?

Mirella Serri

I treni, forse più della bandiera, sono il simbolo e l’orgoglio degli stati nazionali, soprattutto dell’Italia, che dai poeti è stata inventata e dai binari è stata unita. E dunque si capisce perché, di tutti i guai del governo, il disastro dei treni è quello che più fa male a Giorgia Meloni, soprattutto adesso, a fine maggio. La frase di Renzi, infatti, originale, ironica e vera, non è una battuta, ma un aforisma alla Flaiano perché riassume almeno due estati e suona come un avvertimento, un allarme, per la terza estate in arrivo. E Giorgia Meloni, con una lettera alla Stampa, ne ha riconosciuto l’efficacia e dunque la fondatezza. Insomma la destra, che aveva per divinità l’orario e “quando c’era Lui caro lei” esibiva il miracolo della puntualità, ha offeso — direbbe Giuli — anche il treno futurista di Depero. La colpa è di Salvini? Hai ragione tu, cara Serri, la colpa è di entrambi. Insieme, Meloni e Salvini hanno nominato, nel giugno del 2024, amministratore delegato delle Ferrovie, Stefano Donnarumma, un manager con il pizzetto volitivo alla Italo Balbo, passato, più velocemente di un treno, dai 5 stelle a Giorgia Meloni. Adesso, al suo terzo anno, nessuno potrà più spacciare per “inevitabili febbri di crescita” le stazioni assediate, i guasti sulle linee, i bus sostitutivi, l’alta velocità sempre più lenta, le lunghe soste in aperta campagna, la sporcizia e la soppressione dei bagni, le proteste dei passeggeri sfiancati dall’afa e dall’attesa in carrozze surriscaldate senza più l’aria condizionata e il mistero del Leonardo express che da Termini dovrebbe andare a Fiumicino e invece più volte si è bloccato senza spiegazioni a Ponte Galeria tra l’incredulità dei passeggeri (un centinaio, molti stranieri) inviati ad arrangiarsi e a proseguire, non con i taxi che lì non ci sono, ma con… l’autostop per cercare di non perdere i voli. Nessuno dei 96.800 dipendenti delle ferrovie sa cosa accade al Leonardo Express a Ponte Galeria, che è per i treni quel che il triangolo delle Bermuda è per le navi: spariscono.

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