Caro Merlo, Francesco De Gregori ha raccontato che, quando si suicidò Luigi Tenco, lui aveva 16 anni è giurò che mai sarebbe andato a Sanremo «a nessuna condizione». Avevo letto qualcosa del genere scritta anche da lei per spiegare con Tenco il suo disprezzo per Sanremo. Nata nel 1994, io conosco qualche canzone di Tenco, di cui trovo bella e triste la voce. Cosa è stato per la vostra generazione quel suicidio?
Eva Mattera, Napoli
Quel suicidio, nel 1967, è depositato nella memoria collettiva come lo svelamento di Sanremo, che nel 1951 era partito come una seconda spedizione dei Mille, la canzone italiana contro il Borbone della canzone napoletana, che all’epoca era la nostra identità. Il festival aveva la missione di rendere nazionale la canzone, Nilla Pizzi era l’antidoto a Sergio Bruni. Achille Togliani e il duo Fasano salparono dallo scoglio di Sanremo come Garibaldi era salpato dallo scoglio di Quarto. Ebbene, Tenco ci mostrò che Sanremo era invece diventato il festival delle can…
Caro Merlo, Francesco De Gregori ha raccontato che, quando si suicidò Luigi Tenco, lui aveva 16 anni è giurò che mai sarebbe andato a Sanremo «a nessuna condizione». Avevo letto qualcosa del genere scritta anche da lei per spiegare con Tenco il suo disprezzo per Sanremo. Nata nel 1994, io conosco qualche canzone di Tenco, di cui trovo bella e triste la voce. Cosa è stato per la vostra generazione quel suicidio?
Eva Mattera, Napoli
Quel suicidio, nel 1967, è depositato nella memoria collettiva come lo svelamento di Sanremo, che nel 1951 era partito come una seconda spedizione dei Mille, la canzone italiana contro il Borbone della canzone napoletana, che all’epoca era la nostra identità. Il festival aveva la missione di rendere nazionale la canzone, Nilla Pizzi era l’antidoto a Sergio Bruni. Achille Togliani e il duo Fasano salparono dallo scoglio di Sanremo come Garibaldi era salpato dallo scoglio di Quarto. Ebbene, Tenco ci mostrò che Sanremo era invece diventato il festival delle canzoni contro la canzone, del degrado del sentimento d’amore, del rinnegamento della voce come mezzo di espressione e di narrazione, prigione e tomba della musica. Ma c’è di più. Anch’io avevo quasi 16 anni e per molti ragazzi fu come leggere il Tristram Shandy o Il giovane Holden, fu l’antiromanzo dei narcisisti feriti. Le sue canzoni, che ogni tanto ancora si sentono in radio, non sono care al nostro cielo solo perché sono morte giovani e dunque congelano una mitologia, quella «dell’aria triste che tu amavi tanto». Sono anche l’altra faccia del ’68, la rabbia senza molotov che Tenco trasmetteva con la voce «che ormai canta nel vento». Sto dicendo che Lontano lontano è una bella canzone, ma è la voce di Tenco che rimane inimitabile perché è ragionamento sonoro ed emozione, la voce della trasgressione che per non essere scema, per non esprimersi con 24mila baci, dovette essere tragica, una voce che voleva fare male e farsi male.
Caro Merlo, non trova paradossale che si dia la colpa al Pd del voto a destra del presunto elettorato dei cinque stelle a Venezia?
Sofia Leccesi, Venezia
Gran parte dell’elettorato grillino, non solo a Venezia, è di destra. Vota a sinistra solo quando il candidato della coalizione “campo largo” è dei 5 stelle. E Conte incarna questa ambiguità che è anche slealtà. Il rospo non è diventato principe della sinistra con un bacio. È rimasto ranocchio.
Caro Merlo, alla fine dell’udienza generale il Papa si è aggiunto ai tanti che andavano in soccorso di un uomo che era svenuto per il caldo. Mi sono chiesto se era il caso e non so rispondere. Ovviamente il Papa sapeva che il suo aiuto sarebbe stato spettacolare, e sapeva anche che era inutile.
Ennio Serafini, Viterbo
Immagino che non le sia sfuggito l’applauso dei soccorritori che gli hanno ceduto il passo come se fosse un medico. Quell’applauso, che non gli ho visto frenare con un gesto della mano, ha tolto alla scena il tocco felice della grazia.