Caro Merlo, ho 82 anni e ne ho dedicati una cinquantina ad aiutare, come operatrice sociale, minori e famiglie in difficoltà. Sto male per Beatrice, come per tutti i bambini offesi, feriti e uccisi dalla cattiveria disumana. Ora vorrei che gli stupidi e opportunisti politici che ingrassarono i propri voti col caso Bibbiano, chiedessero almeno scusa agli operatori coinvolti (peraltro assolti dopo anni), che hanno visto distrutta la vita e la professione. Ma non ci conto.
Maria Pia Ghirardi — provincia di Forlì
Anche io leggendo di Beatrice, morta a due anni per le violenze della madre e del suo scellerato compagno, mi sono chiesto quale indifferenza ambientale di vicini, conoscenti, amici e insegnanti abbia protetto con il silenzio la routine di botte e di abusi, di urla e di pianti, in quella famiglia di Bordighera, che comprendeva altre due bambine, di 9 e 7 anni, che vivevano nel terrore, ma non risulta che fossero sottratte all’obbligo scolastico. Sicuramente le tre bambine avreb…
Caro Merlo, ho 82 anni e ne ho dedicati una cinquantina ad aiutare, come operatrice sociale, minori e famiglie in difficoltà. Sto male per Beatrice, come per tutti i bambini offesi, feriti e uccisi dalla cattiveria disumana. Ora vorrei che gli stupidi e opportunisti politici che ingrassarono i propri voti col caso Bibbiano, chiedessero almeno scusa agli operatori coinvolti (peraltro assolti dopo anni), che hanno visto distrutta la vita e la professione. Ma non ci conto.
Maria Pia Ghirardi — provincia di Forlì
Anche io leggendo di Beatrice, morta a due anni per le violenze della madre e del suo scellerato compagno, mi sono chiesto quale indifferenza ambientale di vicini, conoscenti, amici e insegnanti abbia protetto con il silenzio la routine di botte e di abusi, di urla e di pianti, in quella famiglia di Bordighera, che comprendeva altre due bambine, di 9 e 7 anni, che vivevano nel terrore, ma non risulta che fossero sottratte all’obbligo scolastico. Sicuramente le tre bambine avrebbero dovuto essere tolte alla mamma, che non è mai la padrona dei propri figli. Era infatti una famiglia che un po’ di sorveglianza avrebbe salvato dall’abominio finale. Capita che in Italia le cose vadano al contrario, che si confondano il degrado e la diversità culturale, che ci si indigni davanti al buon selvaggio e si ignorino le tragedie dei selvaggi feroci.
Caro Merlo, la felliniana corsa a perdifiato dei cavalli per le strade di Roma, è la notizia più bella degli ultimi tempi. Speriamo che lo sciagurato dipendente della polizia municipale, non perda il posto di lavoro: perdonatelo.
Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)
È vero che richiama la corsa felliniana, ma non le somiglia. Fellini in “Roma” fa correre, nel traffico impazzito del raccordo anulare sotto la pioggia, un cavallo bianco, ed è la scena bellissima della vita che si libera delle macchine che imprigionano nella lamiera ed espongono nella frenetica immobilità dell’ingorgo la nostra umanità andata a male. Questa è invece la corsa dello spavento, dei poveri cavalli che disperatamente soccombono alla stupidità dei fuochi d’artificio e del solito vigile che non vigila. Quella celebrava la vita del cavallo, bellissimo tra le brutte facce della putrefazione italiana, e questa si chiude, invece, con l’oltraggio ai cavalli feriti, uno dei quali è molto grave.
Caro Francesco, ho letto con interesse il libro di Giuseppe Sottile Palermo di chitarra e coltello da lei consigliato tempo fa. Amando molto Letizia Battaglia, mi sembra che la sua ombra e il suo sguardo siano costantemente sullo sfondo: Sottile scrive con le parole ciò che lei aveva immortalato con la macchina fotografica.
Sara Prando — Milano
Quella di Peppino Sottile e di Letizia Battaglia è la scuola dell’Ora, che non si limitò a cambiare la verità dell’Italia. Basti come esempio, l’immagine di Sergio Mattarella che il 6 gennaio del 1980 cercava di afferrare il corpo del fratello Piersanti per estrarlo dall’auto crivellata di colpi. È la foto di Letizia che, forse per prima, elevò il documento all’iconografia della Pietà. Con lei la realtà entrò nell’arte e la fece a pezzi.