✕

Minetti, la grazia dopo le calunnie Beatrice, lettera di un pregiudicato

Nicole Minetti 

Ascolta l'audio

Posta e risposta del 5 giugno 2026
2 minuti di lettura

Caro Merlo, immagino la quantità di lettere che starà ricevendo sul tema.

Pongo una domanda: quello che pensi e provi a 70 /80 anni, o comunque da meno anziano e in salute, vale di più o di meno di quello che pensi e provi a 99? Rispondere è solo un po’ più facile se a 99 anni si è diventati del tutto incapaci di intendere.

Rita Stella — Milano

Penso che solo la morte renda davvero ultime le “ultima verba”. E trovo che la legge sul testamento biologico andrebbe difesa, conosciuta e applicata perché permette di decidere, da lucidi, sino a che punto essere curati, e permette di scegliere un “fiduciario”, un sostituto, se e quando fosse necessario, nelle relazioni con i medici.

Caro Merlo, una volta smascherate le calunnie contro Nicole Minetti, le rifaccio una domanda: perché la grazia proprio alla Minetti? È vero, ha cambiato vita, ma chissà quanti altri hanno cambiato vita; è vero, hanno un figlio molto malato che ha bisogno della mamma, ma chissà quante mamme condannate hanno figl…

Caro Merlo, immagino la quantità di lettere che starà ricevendo sul tema.

Pongo una domanda: quello che pensi e provi a 70 /80 anni, o comunque da meno anziano e in salute, vale di più o di meno di quello che pensi e provi a 99? Rispondere è solo un po’ più facile se a 99 anni si è diventati del tutto incapaci di intendere.

Rita Stella — Milano

Penso che solo la morte renda davvero ultime le “ultima verba”. E trovo che la legge sul testamento biologico andrebbe difesa, conosciuta e applicata perché permette di decidere, da lucidi, sino a che punto essere curati, e permette di scegliere un “fiduciario”, un sostituto, se e quando fosse necessario, nelle relazioni con i medici.

Caro Merlo, una volta smascherate le calunnie contro Nicole Minetti, le rifaccio una domanda: perché la grazia proprio alla Minetti? È vero, ha cambiato vita, ma chissà quanti altri hanno cambiato vita; è vero, hanno un figlio molto malato che ha bisogno della mamma, ma chissà quante mamme condannate hanno figli malati. Visto che la Minetti è il simbolo del bunga bunga, lei le avrebbe concesso la grazia?

Carmen Macchi — Bergamo

Pur sapendo che si tratta di una decisione discrezionale e sovrana e non di un quarto grado di giudizio, questa grazia, che sostituisce alla pena la compassione, ci coinvolge tutti. Io l’avrei concessa proprio perché libera anche il Paese dal bunga bunga come destino, e proprio perché, come abbiamo visto, era più facile lapidarla che liberarla.

Caro Merlo, sono quello che voi scrivete tra virgolette “un vecchio pregiudicato”, troppe volte condannato da una giustizia ingiusta che mi fa schifo, ma leggendo gli articoli e soprattutto guardando la televisione, non riuscendo a darmi pace per la piccola Beatrice di due anni, ammazzata dal parassita della madre, un miserabile guappo che si divertiva a riempirla di botte, mi è subito venuta in mente la vera giustizia. Bastava un cucchiaio. Allora ho chiesto alla mia vicina di casa che lavora da una dentista ed è brava a scrivere e anche a cucinare anche se è giovane, come raccontare cosa farebbe un vero disgraziato se si trova in cella un tipo come questo. Allora la signora vicina, che a casa si porta i giornali, mi ha mostrato la sua posta e risposta. Allora gli ho dettato questa lettera. Le voglio anche dire che una volta ho conosciuto un pedofilo e mi faceva vomitare, ma almeno era malato e in carcere gli davano calci e pugni tutti i giorni, mentre questo fetente non ha nemmeno una malattia. È una bestia. Sono vecchio ma ancora forte e se mi fanno entrare in carcere per cinque minuti, lo strangolo io. La prego di non mettere il mio cognome, perché con i giudici ho guai non risolti. Ma se mi pubblica la leggo.

Alessio — Novara

Ecco una lettera che non mi aspettavo. Non voglio fare l’elogio della cronaca nera, ma solo ribadire che il suo eccesso, di cui spesso moralisticamente ci lamentiamo, è un effetto collaterale della libertà che, cantava Gaber, “è partecipazione”. E quello di Beatrice, dopo Garlasco, è un altro caso di partecipazione.

Leggi i commenti