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La caccia e il rispetto del Creato. Come chiameremo i vannacciani

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Posta e risposta del 19 giugno 2026
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Caro Merlo, ho conservato quel che lei scrisse, con simpatia, sui cacciatori che “sono un impasto consapevole di retorica arcaica e di ecologia”. Lo dico perché il decreto votato dal Senato ha tutta un’altra filosofia predatoria. Che ne pensa?

Ennio Morabito — Piombino

I cacciatori non sono di destra, e non solo in Toscana. Ho già scritto che personalmente io cerco di non uccidere neppure gli insetti, “ma non mi sento il sale della terra e dunque convivo felicemente anche con i cacciatori che non sono i fanatici della libera sparata, ma un impasto consapevole di retorica arcaica e di ecologia”. Questo decreto, però, incrementa scandalosamente la caccia, ne estende il territorio, è tutto costruito con una “ideologia” che, per dirla con le parole del Papa alla Lipu, “non rispetta il Creato”. Penso che queste nuove norme, come un boomerang, stimolandone la barbarie, toglieranno ai cacciatori le ultime simpatie di cui ancora godono. Dovrebbero essere i primi a contrastarle.

La foto dei qu…

Caro Merlo, ho conservato quel che lei scrisse, con simpatia, sui cacciatori che “sono un impasto consapevole di retorica arcaica e di ecologia”. Lo dico perché il decreto votato dal Senato ha tutta un’altra filosofia predatoria. Che ne pensa?

Ennio Morabito — Piombino

I cacciatori non sono di destra, e non solo in Toscana. Ho già scritto che personalmente io cerco di non uccidere neppure gli insetti, “ma non mi sento il sale della terra e dunque convivo felicemente anche con i cacciatori che non sono i fanatici della libera sparata, ma un impasto consapevole di retorica arcaica e di ecologia”. Questo decreto, però, incrementa scandalosamente la caccia, ne estende il territorio, è tutto costruito con una “ideologia” che, per dirla con le parole del Papa alla Lipu, “non rispetta il Creato”. Penso che queste nuove norme, come un boomerang, stimolandone la barbarie, toglieranno ai cacciatori le ultime simpatie di cui ancora godono. Dovrebbero essere i primi a contrastarle.

La foto dei quattro dell’opposizione al tavolo della focacceria romana: eravamo quattro amici al bar ….

Giorgio Gragnaniello — Napoli

La canzone di Paoli non prevedeva però l’amico (alleato), che mentre “si parlava in tutta onestà di individui e solidarietà”, “tra un bicchier di vino e un caffè”, nascondeva il pugnale e il veleno.

Caro Merlo, se mai risultasse che il candidato premier del cosiddetto campo largo (ma non troppo) fosse Giuseppi Conte, che si fa? Avrei molta difficoltà a votarlo anche turandomi il naso.

Walter Rolandi — Solaro

Si soffi il naso e faccia sparire l’incubo.

Caro Merlo, indagato per indagato (ferma restando la presunzione di innocenza, ecc...), non si capisce perché a Garlasco e altrove si facciano i nomi, e per il presunto cecchino di Sarajevo ci si limiti a “64enne di origini genovesi, residente nell’Alessandrino”. O tutti, o (meglio) nessuno

Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)

Continuo a non credere all’orrore dei safari a pagamento durante l’assedio di Sarajevo (centomila euro per sparare a un bambino mentre i vecchi si potevano puntare gratis). Non sottovaluto l’inchiesta ma, in attesa delle prove della mostruosità, fare i nomi degli indagati (io ne ho letto qualcuno) sarebbe un incitamento al linciaggio.

Caro Merlo, vedo che gli esponenti di Futuro Nazionale, il partito di Vannacci, vengono spesso definiti “futuristi”. Non amo particolarmente il futurismo (anche per i suoi legami con il fascismo), ma si tratta comunque di una corrente artistica che ha avuto grande rilevanza Novecento. Quindi, per favore, evitiamo definizioni improprie e se proprio dobbiamo trovare un nome per i seguaci di Futuro Nazionale, chiamiamoli “nazionalisti” (tra l’altro, lo sono).

Dario Castriota - Roma

È vero che il linguaggio non è innocente, ma lottare contro i nomi è inutile oltre che ridicolo anche perché non è vero che il nome rivela la sostanza di chi lo porta e anzi qualche volta è il falso spacciato come autentico. Vannacci si chiami pure futurista, nomen non è omen e i nomi non sono consequentia rerum.

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