Caro Francesco, la tragedia dei tre ragazzi morti nell’incidente a Senago mi ha riportato al 18/07/1980 mio fratello Bruno e i suoi amici Dante e Fernando (tutti e tre nati nel 1960) sono morti in un incidente in un paesino della Brianza a circa 5 km da dove abitavano chi guidava la macchina e il ragazzo dietro di lui si sono salvati allora non si parlava di stragi del sabato sera alcool test e quant’altro la macchina è finita dritta contro un muro. Le chiedo scusa per lo sfogo ma quest’anno ho voluto ricordarli così.
Daniela Brambilla
E così, anche noi ricordiamo Bruno, Dante e Fernando, morti nel 1980 a vent’anni, senza punteggiatura, tutto d’un fiato.
Caro Merlo, come lei anch’io non sapevo niente di Michele Mari. Le confesso che ho comprato due libri…
Laura Traverso, Genova
Una volta era la trasgressione a far vendere libri. Lo scrittore per incuriosire doveva essere un maledetto. Restammo affascinanti dalle relazioni pericolose di Peyrefitte, dalla violenza concentrata di Pasolin…
Caro Francesco, la tragedia dei tre ragazzi morti nell’incidente a Senago mi ha riportato al 18/07/1980 mio fratello Bruno e i suoi amici Dante e Fernando (tutti e tre nati nel 1960) sono morti in un incidente in un paesino della Brianza a circa 5 km da dove abitavano chi guidava la macchina e il ragazzo dietro di lui si sono salvati allora non si parlava di stragi del sabato sera alcool test e quant’altro la macchina è finita dritta contro un muro. Le chiedo scusa per lo sfogo ma quest’anno ho voluto ricordarli così.
Daniela Brambilla
E così, anche noi ricordiamo Bruno, Dante e Fernando, morti nel 1980 a vent’anni, senza punteggiatura, tutto d’un fiato.
Caro Merlo, come lei anch’io non sapevo niente di Michele Mari. Le confesso che ho comprato due libri…
Laura Traverso, Genova
Una volta era la trasgressione a far vendere libri. Lo scrittore per incuriosire doveva essere un maledetto. Restammo affascinanti dalle relazioni pericolose di Peyrefitte, dalla violenza concentrata di Pasolini, dalle sofferenze ineguagliabili di Jean Genet, ma andava bene anche una malattia contratta nell’esercizio della propria diversità, o uno spasmo di decadenza alla Barney. Adesso per entrare nella letteratura come in un campo di saraceni basta un mezzo insulto con una finta smentita. È nulla rispetto al fumo e allo zolfo del Grande Fratello, ma abbastanza per diventare, come diceva di sé Busi al tempo dei suoi libri-scandalo, «il più grande scrittore vivente».
Caro Merlo, rimane vero che Starmer, che non aveva perso ma stravinto le ultime elezioni, è stato maltrattato e rimosso con un blitz di palazzo. Le pare giusto?
Egle Sottile, Vicenza
Starmer, che aveva stravinto le ultime elezioni, avrebbe perso le prossime. E il futuro si può cambiare. L’Inghilterra è minacciata dal populismo filorusso di Farage e il problema della leadership, come insegna il caso Trump-Biden, deve essere posto per tempo.
Caro Merlo, coincidenza. Da una parte Starmer («lascio il lavoro più grande e bello del mondo e me ne torno alla mia famiglia») dall’altra Mastella, che non ha lasciato mai quel «lavoro» e anzi l’ha insegnato e allargato a tutta la sua famiglia. Che bellezza.
Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)
La famiglia è un valore, ed è un istinto naturale, ben illustrato dai tre cadaveri solidificati a Pompei con il padre che, disperato, vorrebbe proteggere la moglie, la quale a sua volta abbraccia il figlio. Il familismo invece è un disvalore soprattutto italiano che in Mastella è tipizzato — mammeta, papete, fratete e sorete — con un compiacimento per l’esagerazione meridionale vagamente razzista.
Caro Merlo, i gelati aumentano di prezzo e diminuiscono di grammatura. Una volta ti chiedevano: quante palle? Tre. Oggi se va bene due. Domani solo il cono. Piccolo però.
Piero Orrú
Sembra di tornare al 1973, quando Cochi e Renato cantavano «sì vabbè, ci si diverte/ tutto costa da impazzire /pensa ieri, tre gelati / cadauno mille lire».